domenica 30 dicembre 2012

Io e Mittee

nel risvolto di copertina Daphne Rooke viene definita la miglior autrice sudafricana secondo la stampa del suo paese; è più o meno coetanea di Nadine Gordimer e di Doris Lessing, ma scrive molto peggio di loro. Se non avessi scelto Io e Mittee come una delle letture da fare qui, se non me lo fossi portato in valigia da uno spostamento all'altro, avrei mollato il libro dopo i primi capitoli. Rooke ambienta la trama alla fine dell'Ottocento e sceglie come io narrante la mulatta Selina, cresciuta accanto alla sua padrona Mittee, di cui invidia la pelle bianca, la ricchezza e il promesso sposo, Paul. Selina cede a Paul più di una volta, senza dirlo all'amica; resta incinta, abortisce dopo aver subito violenza da parte del mulatto che la voleva sposare. Per eliminare i testimoni del suo rapporto con la ragazza, Paul commette dei delitti efferati; corona poi il sogno di prendere in moglie Mittee, ma lei non prova nulla per lui, preferendogli un biondo missionario inglese. Una materia così poteva anche risultare avvincente, ma lo stile di Daphne Rooke è totalmente piatto: allinea i fatti senza mai attribuire ai suoi personaggi qualcosa di più che capricci, azioni istintive e non ponderate. Verso la fine, la guerra tra olandesi e inglesi distoglie l'autrice dal minuetto amoroso dei suoi rozzi personaggi e l'interesse del romanzo cresce leggermente. Pubblicato la prima volta nel 1951; in italiano nella versione di Silvia Castoldi da Elliot nel 2007.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Grazie