lunedì 24 dicembre 2012

La bicicletta verde

Wadjda ha dieci anni, e’ alta, magrolina, con un naso pronunciato, occhi grandi e un sorriso travolgente. Ha sempre indosso i jeans e le scarpe da ginnastica, ma quando esce di casa sopra deve coprirsi con un velo nero; abita a Riyadh in Arabia Saudita e li' alle donne e’ proibito tutto: guidare, far vedere la faccia, parlare ad alta voce. Andando a scuola, Wadjda si rincorre con un coetaneo; lui le sfugge in bicicletta e lei comincia a sognare di avere lo stesso mezzo. Alle bambine non e’ concesso pedalare; lei non si arrende e impara a memoria il Corano per partecipare alla gara scolastica e vincere il premio in denaro che le consentira’ l’acquisto dell’oggetto agognato. La regista Haifaa Al-Mansour ci conduce in un luogo in cui non siamo mai stati: la periferia polverosa di Ryadh. Sceglie di illustrarci la routine casa scuola di una bambina sveglia e di sua madre e ci comunica tutta la loro rabbia e il loro sconcerto non solo per la vita dimezzata che viene loro imposta, ma anche per l’ipocrisia che le circonda (la perfidia della direttrice di scuola che perseguita le ragazze per un po’ di smalto e sotto il velo porta i tacchi a spillo non e’ dettata a sua volta dalla frustrazione?). Non so che effetto faccia questo film agli uomini, le donne ne escono molto turbate.

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