mercoledì 5 dicembre 2012

pausa forzata

confusa da un sogno spiazzante, mi sono svegliata incapace di mettere a fuoco il mio inizio giornata. Andare in palestra e uscirne di corsa per essere al montaggio alle nove? Prendermela comoda? Alla fine ha prevalso l'istinto materno: il figlio voleva essere accompagnato a scuola, parlava di uno zaino particolarmente pesante. L'ho portato e ora sono di fronte a un palazzo di Prati dove sembra esserci solo il portiere. Pensavo di farmi due passi ma l'aria è gelata. Resto in macchina, raccolgo le idee. Oltre a Beha, devo riassumere la storia siamo noi sulla Siria, che non ho ancora visto. Ce la farò nello spazio di un turno? E il marito perché non telefona? Il primo giorno da Praga mi ha riempito di chiamate, poi si è scordato di noi? Di fronte a me, una figlia abbraccia e bacia una mamma più bassa di lei. Sta solo andando a scuola, cos'è tutto 'st'affetto? Manca poco alle nove, forse qualcuno è arrivato, lascio il mio bozzolo con un po' di rimpianto, non si stava male seduta in macchina a pensare.

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