giovedì 27 dicembre 2012

una giornata a Cape Town

per tenere tranquilli i ragazzi dobbiamo inventarci ogni giorno qualcosa, stroncarli con continui cambi di scenario. Oggi volevamo prendercela comoda visitando Cape Town e abbiamo dovuto fronteggiare i malumori dei due a corrente alternata. All'inizio erano storti entrambi: avevano deciso che del Castello potevano fare a meno e si sono trascinati nel cortile erboso, per poi stendersi al sole. Il giro delle stanze arredate con vecchi mobili di legno, vasellame cinese, quadri di navi in tempesta ce lo siamo fatti da soli. Una fitta coltre di nubi circondava le Table Mountains, il costone di roccia che domina la città e quindi non siamo potuti salire fino in cima con la funivia. A bordo di uno di quegli autobus rossi a due piani che spopolano in ogni luogo del mondo, abbiamo percorso la baia di Cape Town. La voce nelle cuffie illustrava la bellezza dei paesaggi e l'alto valore delle case a picco sull'oceano e il figlio, accanto a me, criticava quelle che riteneva inutili ciance. La figlia doveva a tutti i costi comprarsi qualcosa da mettersi addosso. A pranzo, all'aperto, in un bar ventoso sull'acqua, siamo riusciti a ridere sopra i nervosismi e nel mercato coperto abbiamo bevuto frullati di frutta e chiacchierato con il ciarliero ragazzo addetto alle crêpes, ex ingegnere aeronautico olandese, folgorato dal Sudafrica multietnico. Ora che siamo in ozio, aspettando la cena, potrei lavorare con la figlia al suo "position paper": entro il 2 gennaio deve mandare una relazione di 4 pagine sul Gabon e le mine per il viaggio all'Onu che farà con la scuola all'inizio di marzo. Io sono in ansia per questa scadenza, lei no. Se però si aspetta che io studi i documenti che ha scaricato e le detti il testo, si sbaglia di grosso. Faremo tutto all'ultimo momento tra strilli e disperazione. Per ora mi godo il mio libro, che sul finale mi ha completamente stregato.

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