sabato 8 dicembre 2012

ventotto anni dopo

era il capodanno del 1984: avevo ventun anni, un piumino rosso e un ragazzo che mi piaceva. Abbiamo preso il treno da Roma e siamo arrivati a Praga il 31. L'albergo era una stamberga costosa e la camera non aveva neppure il bagno: per lavarci dovevamo chiedere la chiave alla padrona e al posto della doccia c'era una vasca la cui pulizia m'impensieriva parecchio. La città, ancora sotto il comunismo, era gelida, austera. Dominavano i neri, i grigi, risaltava la mancanza di cartelloni pubblicitari, nei negozi c'era pochissimo e i con i soldi che ci avevano dato in cambio di pochi dollari non sapevamo cosa comprare. C'era un'atmosfera raccolta, il tempo sembrava sospeso e respiravi da una parte il barocco, dall'altra l'ebraismo spazzato via dai nazisti. La Praga che ci ha accolto oggi, con un bellissimo sole ed un freddo polare, è una città a colori che si appresta a festeggiare il natale con alberi decorati, bancarelle e souvenir. Sembra di stare a Venezia, a Firenze, si vende in serie di tutto, si beve, si mangia, si assiste a spettacoli in strada. Dovunque senti parlare italiano. Vista dall'alto però Praga è sempre magica. Abbiamo camminato in lungo e in largo fino a congelarci i piedi e il naso. Sono con lo stesso ragazzo di allora, che ha un po' meno capelli, e con i nostri due figli allegri e viziati che quella Praga di un tempo non riescono neppure a immaginarsela.

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