giovedì 31 gennaio 2013

BitterSweet Girl

"il blog sta in rete, virtualmente lo puo' leggere tutto il mondo, e su sei miliardi di possibili lettori tre commenti sono veramente una tristezza". In Esche vive, libro di cui ho parlato nel post precedente, Genovesi fa scrivere alla sua protagonista Tiziana un blog intitolato BitterSweet Girl. Lo leggono e  lo commentano tre persone: la sua coinquilina, sua cugina e un ragazzo paralitico che ha conosciuto a una festa di volontariato. Inutile dire che bittersweet girl sono io.

mercoledì 30 gennaio 2013

Esche vive


tre personaggi più uno, il paesaggio: di questo si compone Esche vive, il secondo romanzo del toscano Fabio Genovesi, ora uscito negli Oscar Mondadori. In attesa di intervistare l’autore via skype, qualche riflessione a caldo sul libro. Dicevo il paesaggio: Muglione, immaginario paese in provincia di Pisa, il suo odore di fosso marcio, i suoi campi piatti, i capannoni dismessi, i vecchietti al bar; tutto descritto così da vicino che ti sembra di esserci stata e di voler già andare via. I protagonisti: Fiorenzo diciottenne che ha perso una mano sparando un fuoco d’artificio e poi ha perso la madre che e’ svenuta in fila e non si e’ più rialzata; Tiziana che ha trent’anni, dovrebbe essere all’estero, ma e’ tornata con il sogno di essere utile li' dov’e’ nata; Mirko, bambino molisano che e’ un asso del ciclismo e soffre di solitudine. Tra Fiorenzo e Tiziana, separati da piu' di dieci anni e da ambizioni diverse, nasce un rapporto traballante e sincero; Mirko passa dal ruolo di usurpatore dell’affetto paterno (e’ il padre di Fiorenzo che l’ha scoperto in Molise e se l’e’ portato a casa per allenarlo) a quello di quasi fratello. Genovesi racconta le fatiche di ragazzi di oggi e in particolare le fatiche della provincia; costruisce un romanzo di formazione originale che diverte appassiona e convince.

prima di Porta a Porta

vado a intervistare Bruno Vespa. Mi ritrovo nello studio di Porta a Porta. La trasmissione sta per cominciare, il pubblico e' già seduto. Lui arriva, la telecamera lo inquadra, io sparo le mie domandine fuori campo, sentendo addosso il peso di troppi sguardi. Per brevità e pensando di non montare la mia voce non mi faccio microfonare. Lui risponde in modo telegrafico. Domani al montaggio non mi restano che due opzioni: o uso la grafica o registro le domande e le appiccico al resto. Com'e' complicato non comparire.

Tutta la musica del cuore

Laura Ippoliti, la sceneggiatrice di questa serie in sei puntate che andrà in onda a partire da domenica, in un conservatorio a Foggia ci ha insegnato sul serio. E' l'idea di raccontare la vita di giovani aspiranti musicisti e i loro scontri con un sistema corrotto e' bella, ma come al solito la fiction, destinata a Rai Uno, subisce l'effetto don matteo: tutto si stempera in una girandola di sorrisi, i buoni trionfano sui cattivi e ogni cosa e' spiegata allo spettatore come se fosse mezzo deficiente. Resta la bellezza di Monopoli, la cittadina in cui si svolge l'azione e restano i momenti musicali, migliori degli enfatici dialoghi.
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Il mio primo intervistato e' Johannes Brandrup, un attore tedesco che lavora spesso in Italia. Mentre ce l'ho davanti e siamo impegnati in una conversazione in inglese, d'improvviso capisco chi mi ricorda: e' il fidanzato storico di mia sorella maggiore, Stefano Cacciapaglia (o almeno e' molto simile a com'era lui da ragazzo, non credo che conservi ancora la chioma scomposta che e' uno dei motivi di fascino di quest'attore). Di Stefano Cacciapaglia, o di quello che mi ricordo di lui, Brandrup ha anche la sottile ironia: alla mia domanda sulla differenza tra le serie tedesche e quelle italiane, risponde che in Italia e' una pacchia, si lavora solo sette ore, mentre in Germania prima di dodici ore non si puo' lasciare un set.
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Al mio microfono Luca Barbareschi si lamenta che la Rai lo sta abbandonando, che dopo il film su Olivetti sara' costretto a chiudere bottega. In conferenza stampa e' più diplomatico, accenna a progetti ancora da definire e si profonde in lodi della nuova direttrice di Rai fiction seduta al suo fianco. Una sparata delle sue pero' la deve fare e sceglie come obiettivo polemico gli spazzini di Roma, che invece di pulire le strade parlano tra loro o al telefono. Racconta di essere andato a chiedergli perché non pulivano e di aver ricevuto la risposta, e' un lavoro di merda. Tutto cio' per dire che in Italia manca il senso civico, mentre a Londra non solo i musicisti fanno bene i musicisti, ma anche gli spazzini fanno bene gli spazzini. L'operatore mi sussurra all'orecchio: e i deputati? Nessuno chiede a Barbareschi dov'e' il suo senso civico quando si fa eleggere e in parlamento non mette piede?

martedì 29 gennaio 2013

scoramento

la televisione e' un circo, perche' mi stupisco degli incredibili personaggi che a vario titolo vi si aggirano dentro? ma la televisione e' molto peggiore del circo, almeno li' ognuno sa fare qualcosa, qui chi meno sa più sale. Io dove la prendo la forza di andare tutti i giorni sotto il tendone?

lunedì 28 gennaio 2013

tradizione


il mio disorientamento raccontato da un maestro

"In pochi minuti ti perdi senza scampo: e anche al chiuso, ogni volta che ti trovi all'interno di un edificio che non ti e' familiare ti incamminerai nel corridoio sbagliato o prenderai l'ascensore sbagliato... La maggioranza delle altre persone... sembrano in grado di ritrovarsi senza difficoltà. Sanno dove sono, dove sono stati e dove andranno, ma tu non sai niente, sei perso per sempre nel momento, nel vuoto di ciascun successivo momento che ti avvolge, del tutto ignaro di dove sia il nord perché per te i quattro punti cardinali non esistono, non sono mai esistiti." Paul Auster, Diario d'inverno, Einaudi 2012

domenica 27 gennaio 2013

A Royal Week End


in A Royal Week End (ma per restare sull’inglese perché cambiare il titolo originale Hyde Park on Hudson?)  si intrecciano in modo armonioso tre temi forti: le relazioni di reciproca curiosita e velato disprezzo tra Stati Uniti e Inghilterra nella prima meta' del Novecento; l’istintiva simpatia tra due capi di stato segnati da handicap (il mancato uso delle gambe per Roosevelt, la balbuzie per Giorgio VI); la difficoltà per una donna innamorata di accettare di essere parte di un piccolo harem. Laura Linney e’ la timida cugina di quinto grado del presidente americano: convocata da lui, cede al suo fascino e alla sua imprevedibilità (chi non cederebbe a Bill Murray?), salvo poi scoprire che lui ha un solido rapporto con la moglie e che altre donne ne allietano il tempo libero. Se ne fara' una ragione, così come la regina d’Inghilterra si fara' una ragione degli hot dog serviti a pranzo a suo marito. Non mi aspettavo molto da questo film; l’ho trovato molto gradevole e intelligente.

stoccafisso


Mi raccomando tutti vestiti bene


David fa la quinta elementare. Con le sorelle festeggia la caduta della neve che li libera dalla scuola. Al quinto giorno di vacanza la madre non ne puo’ piu’ di avere i figli in casa, ha un piccolo crollo nervoso e li sbatte fuori dalla porta. I ragazzi escono a giocare, ma quando tornano trovano la porta chiusa a chiave. Non chiamano il padre perche’ non hanno il numero e perche’ pensano che non li aiuterebbe comunque. Decidono che uno di loro (la piu’ piccola, la piu’ inconsapevole) dovra’ farsi investire da una macchina e la fanno sdraiare in un tratto in discesa tra due colline: i genitori allora saranno costretti a intervenire. “Scenda la neve” e’ uno dei racconti di cui si compone Mi raccomando: tutti vestiti bene dell’americano di origine greca David Sedaris, libro che descrive con perfido umorismo momenti vari di vita familiare, dall’infanzia del protagonista alla maturita’. C’e’ di tutto: la zia ricca da corteggiare nella speranza dell’eredita’, La Figlia Potenzialmente Piu’ Destinata al Successo che diventa un’insicura cronica, il fratello che ossessiona gli altri con le foto della figlia. E’ a se stesso che l’autore riserva il trattamento piu’ spietato, ritraendosi come un uomo pieno di fobie, tra cui quella di pulire compulsivamente le case in cui entra. Molto divertente e molto vero.

venerdì 25 gennaio 2013

spiragli di luce

stamattina vedevo tutto nero: il solito battibecco con la figlia prima di uscire di casa, papa' che con voce sofferente al telefono mi annunciava la sua febbre a trentotto. Sembrava una giornata mal cominciata e destinata a finire anche peggio. Invece il tempo e' volato, ho pianificato interviste a scrittori, studiato la prossima fiction e apprezzato la registrazione della puntata (un tv talk con Daria Bignardi e due straordinarie signore deportate ad Auschwitz da bambine non capita tutti i sabati). Sono andata a prendere il figlio, ho cercato con lui delle scarpe, fatto la spesa, preparato una torta. La figlia stasera e' tranquilla, mi ha detto che avra' otto in inglese in pagella, ha mangiato senza lamentarsi ne' innescare polemiche. E a papa' e' passata la febbre.

giovedì 24 gennaio 2013

ancora il sindacalista

in fila a mensa mi sono ritrovata davanti il sindacalista dell'altro giorno, con lo stesso maglione arancione e lo stesso sorrisone ironico. Mi ha riconosciuta e stava per dirmi qualcosa. Io mi sono voltata, fingendo di non averlo notato. E' assurdo che me la prenda con lui, colpevole solo di aver siglato l'accordo che io ho accettato in piena libertà. Pero' non e' un caso che in piu' di vent'anni di lavoro io abbia visto accanto a me la figura di un sindacalista solo le due volte in cui la Rai mi ha fatto rinunciare a miei diritti (la prima volta in cambio di un pidocchioso contratto di sei mesi, stavolta in cambio di un inquadramento migliore). Avere il sindacalista con il maglione arancione al tavolo accanto mi ha mandato storto il pranzo.

mercoledì 23 gennaio 2013

onesta' intellettuale

sto guardando Mara Carfagna ospite di Lilli Gruber. Ad ogni intervento che fa, l'ex ministra delle pari opportunità infila l'espressione "onesta' intellettuale". Quanto le piace la qualità che le manca.

mercoledi' pomeriggio

abbiamo preso la metropolitana per dieci fermate. La figlia era furiosa, tutta la voglia di andare dalla psicologa le era passata. Siamo emerse in una parte di Roma che non avevamo mai visto. Arrivate con grande anticipo, siamo rimaste ad aspettare senza dirci una parola. La dottoressa ha lasciato che parlassimo di noi e della nostra famiglia. Alla fine la figlia le ha detto che aveva voglia di prendersi l'impegno di andare ai prossimi incontri con lei; io mi sentivo tutta rimescolata dai ricordi a cui avevo dato espressione. Delle due quella che avrebbe bisogno di una bella psicoterapia individuale sono io che scrivo, scrivo, alla ricerca di me.

martedì 22 gennaio 2013

bella stabilizzazione

un tassista ladrone mi ha portato all'Unione Industriale Italiani che sta sotto un albergo dall'altra parte di Roma. Io e il mio avvocato abbiamo firmato nove copie dell'accordo che sancisce la fine del mio contenzioso con l'azienda e ce ne siamo andate. Il commento del sindacalista presente e' stato: bella stabilizzazione. Non gli abbiamo chiesto se il suo commento fosse ironico o meno, di certo era fuori luogo perché lui in questa stabilizzazione non c'entrava niente e della sua presenza di poteva fare tranquillamente a meno. Tornando a casa mi sono fermata a salutare le amiche di Chi l'ha visto. La curatrice del programma mi ha interrogato su quanto avevo concordato. In tono aggressivo ha poi sostenuto che per guadagnare i soldi a cui ho rinunciato oggi dovro' lavorare fino a novantacinque anni. Altro commento non richiesto.

inseguendo Stefano Accorsi

quest'intervista con Stefano Accorsi me la pregustavo da qualche settimana: tornata dalle vacanze avevo trovato l'invito di Mediaset alla presentazione del Clan dei camorristi e non avevo fatto in tempo a rallegrarmi che avevano rimandato la messa in onda della fiction e di conseguenza la mia occasione di incontro con l'attore. Oggi era li' con il suo bel sorriso franco, la sua voce seducente, disponibilissimo con i giornalisti. Al suo agente pero' non devo essere piaciuta, prima di me ha fatto passare chiunque, dall'ultima radio privata al sito internet più sconosciuto; aveva deciso che la mia intervista era fissata dopo la conferenza e non voleva a nessun costo negoziare con me. Io fremevo per l'appuntamento inderogabile con l'avvocato, ma l'agente più mi vedeva tesa più si mostrava implacabile. Alla fine ce l'ho fatta, ho avuto i miei tre quattro minuti a tu per tu con Stefano Accorsi che, per nulla seccato di dover ripetere per l'ennesima volta gli stessi concetti, ha detto di aver scelto questa serie perché ben prodotta, ben scritta, ben girata. E io sono d'accordo con lui, vale la pena di accendere la tv venerdi' sera alle nove su canale cinque per vedere la prima puntata del Clan dei camorristi con Stefano Accorsi che fa il giudice Esposito (una rivisitazione del giudice Raffaele Cantone) e Giuseppe Zeno che fa o'Malese (nella realtà il camorrista Sandokan).

lunedì 21 gennaio 2013

fine del precariato?

sono nella sala d'aspetto del mio avvocato in attesa di sapere quanto dovrò sborsare per i suoi servigi (tanto: un ricorso vinto in cassazione non può essere economico). Domani andremo insieme in un posto sperduto sul raccordo anulare, dove, alla presenza di un inutilissimo sindacalista, firmerò una transazione grazie alla quale chiuderò la mia lunga vertenza con la Rai. Da domani basta con la sensazione di avere un piede dentro e uno fuori dall'azienda per cui lavoro a intermittenza dal lontano 1987: diventerò un'"interna" a tutti gli effetti. Felice che tutto ciò avvenga prima del compimento dei fatidici cinquant'anni, amareggiata dal fatto la mia prima e ultima promozione la otterrò rinunciando a dei soldi che mi sarebbero dovuti, ma soprattutto agitata da tanta stabilità dopo tanto precariato. Precaria io lo sono nell'animo.

domenica 20 gennaio 2013

Django Unchained


Quentin Tarantino continua la sua riscrittura della Storia dalla parte delle vittime: se in Bastardi senza gloria a far fuori un bel po’ di nazisti erano ebrei coraggiosi e intelligenti, in Django Unchained un nero dalla mira stratosferica, accompagnato da un tedesco che detesta lo schiavismo, riesce a sterminare un impressionante numero di crudeli razzisti nell’America pre guerra civile. Il film dura due ore e quaranta, ma lo spettatore quasi non se ne accorge, tutto preso dai dialoghi scoppiettanti, dalla bella fotografia, dall’azzeccatissima musica e dagli ammazzamenti spettacolari. Bud Spencer e Terence Hill, tra i modelli di questo western sui generis, combattevano a suon di pugni; gli eroi di Tarantino spaccano cuori, gambe e testicoli con le pistole, ottenendo un analogo effetto liberatorio. Tra le tante scene divertenti, la polemica dei membri del Ku Kux Klan sui cappucci bianchi mal fatti: piu’ che con le armi il nemico si distrugge coprendolo di ridicolo. In lingua originale si apprezza l’inglese forbito del dottor Schultz, un meraviglioso Christoph Waltz.

sabato 19 gennaio 2013

l'esempio

torno dalla palestra e trovo la cucina piena di schizzi di uovo: il figlio si e' fatto i pancakes. Gli dico, fai quello che vuoi, ma dopo pulisci. Lui risponde, papa' quando fa la pizza mica pulisce. Mi sa che e' ora di prendermi una lunga vacanza da questa famiglia.

venerdì 18 gennaio 2013

senza neve

ieri il figlio era convinto che oggi sarebbe nevicato e non sarebbe andato a scuola. Mi sventolava davanti agli occhi i vari siti meteo che davano questa possibilità per la citta' di Roma. Stamattina alle sette, nonostante il buio, si capiva che il cielo era terso. Di solito il figlio si alza da solo con la sua sveglia, ma siccome non compariva a colazione, sono andata nella sua stanza a vedere cos'era successo. Con la testa seppellita sotto al cuscino ha mugugnato, sto male. Gli ho messo una mano sulla fronte e l'ho trovato appena sudaticcio. Ho tirato su le tapparelle, gli ho detto, non hai niente, alzati. Dopo mezz'ora era ancora nella stessa posizione e ho rinunciato a farlo uscire. Ora e' chiaro che oggi a scuola non ci voleva proprio andare. Ma perché? Non mi sembra abbia problemi particolari con insegnanti o compagni, prende voti decenti, e' mediamente contento. Mi sa che mi sta venendo il complesso della mamma che non capisce i suoi figli. Bel pasticcio.

giovedì 17 gennaio 2013

mercoledì 16 gennaio 2013

Nord e Sud


l’eroina del romanzo di Elizabeth Gaskell, Nord e Sud, e’ una giovane donna di nome Margaret. E’ vissuta a Londra dalla zia ricca, e’ legata a sua cugina, ma quando questa si sposa, lei e’ felice di tornare dai suoi nell’amata campagna e rifiuta una buona proposta di matrimonio. A casa l’aspetta una brutta sorpresa: il padre ha deciso di lasciare la chiesa e il suo incarico di parroco. Diventera' istitutore e dovranno trasferirsi nel Nord industriale (siamo nell’Inghilterra di meta' Ottocento). Milton, la cittadina che accoglie Margaret e i suoi genitori, all’inizio appare come un luogo diabolico, abitato da persone fredde e inospitali.  Thornton, il proprietario della fabbrica, che studia i classici con il padre di Margaret per pura passione, e’ molto attratto dalla ragazza e ne viene prontamente respito. In più di cinquecento pagine Gaskell racconta l’evoluzione di Margaret, la sua scoperta della realtà operaia e delle virtù di un uomo che riteneva il suo opposto. Tra i personaggi che fanno grande questo libro spicca la madre di Thornton: la classica vedova innamorata del figlio e ferocemente protesa a proteggerlo dalle altre donne. Tradotto da Laura Pecoraro, pubblicato dalla casa editrice Jo March (!) di Citta' di Castello.