giovedì 3 gennaio 2013

attenta ai laghi

una panchina all'ombra di un frondoso ciliegio, tra prati verdi e laghetti, tutta sola in un paesaggio idilliaco a fronteggiare un'improvvisa devastante ondata di infelicità. Non è solo il mamma di cacca, che certo nessuno vorrebbe sentirsi dire, o l'analogo, sei una madre inutile, detti con occhi iniettati di odio dalla figlia alle prese con la chiusura della relazione su mine e Gabon; non è solo questo ad agitarmi. C'è papà che non risponde al telefono e forse in questo momento si sta operando al gemelli ma pensa sia meglio che io lo sappia solo al ritorno, come se nel frattempo potessi stare tranquilla. C'è la sensazione che avendo lasciato i figli essere quello che volevano, io li abbia viziati, rammolliti, che non siano cattivi, ma un po' abulici sì, che portarli a conoscere il mondo non serva poi molto, se rimpiangono le loro comodità, le loro abitudini, se rivendicano, anche scherzando, un'odioso primato italiano di fronte a un paese così diverso così interessante. Quest'anno non ero certa di voler preparare loro la calza della befana: ho deciso ora che non la farò, come segno tangibile di come sia stata da loro delusa. Il figlio avrà le clark che desidera, la figlia la borsa; se le compreranno. Ora mi tocca tornare indietro, dobbiamo andare a prendere l'aereo a Johannesburg, speriamo che la passeggiata di ritorno plachi i miei umori funesti.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Oh my God...