venerdì 4 gennaio 2013

Ora o mai più

dopo aver raccontato per anni l'apartheid in Sudafrica, i suoi risvolti nella vita quotidiana dei bianchi impegnati a sconfiggerlo, Nadine Gordimer mette al centro del suo nuovo romanzo, Ora o mai più, i problemi del post apartheid, della Johannesburg di oggi dove si aggirano come nuovi paria i profughi dello Zimbabwe; in cui i benestanti, indipendentemente dal colore della loro pelle, si sentono sotto attacco da parte della criminalità; e i cui nuovi governanti, ex eroi della Lotta, si dimostrano corruttibili e amanti del lusso. Una coppia mista, lui bianco, lei nera, conosciutisi ai tempi della clandestinità, sposatisi in segreto, ora ben inseriti nella vita sociale e professionale, matura il progetto di abbandonare il Sudafrica per l'Australia: Steve e Jabu non ci stanno a vedere infrangersi il sogno a lungo coltivato di un paese civile e ad esporre i loro due figli al pericolo di violenze. Per affrontare questa materia, Gordimer costruisce lunghe conversazioni tra i protagonisti e i loro amici appassionati di politica e l'interesse del lettore un po' cala. Altra tecnica che non ricordavo come propria di questa scrittrice, che in passato ho amato molto, è quella della ripetizione: quasi ogni volta che parla di Jabu e del suo rapporto con il padre, Gordimer ricorda come un canto rituale, che lui l'aveva fatta studiare e emigrare. La Gordimer a me familiare l'ho ritrovata nella finezza con cui illustra le dinamiche familiari. Notevole la parentesi londinese di Steve: va a un convegno a Londra, nel week end cede alla corte che gli fa l'organizzatrice; al ritorno è tentato di confessare tutto alla moglie, perde l'occasione e tace per sempre. Traduzione di Grazia Gatti, Feltrinelli editore, novembre 2012.

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