giovedì 28 febbraio 2013

la paura, un anno dopo

a movimentare il mio sonnacchioso pomeriggio in Dear ci pensa la figlia. Mi chiama alle tre con voce rotta dal pianto. Ho fatto un incidente, non e’ colpa mia, non so com’e’ successo. Mi accerto subito che non si sia fatta niente. Dice di aver tamponato sul Lungotevere, ma senza aver provocato danni, se non alla sua macchinetta. Sollevata, le dico di parcheggiare e andare a casa. Non posso, non credo di poterla riaccendere e sono in doppia fila, il telefono e’ scarico, tra poco si spegne. Mi lascia piena d’inquietudine; provo a immergermi di nuovo nelle mie letture. Richiama dal telefono del meccanico che e’ riuscita a raggiungere. Devo portare la macchinetta da un carrozziere, c’e’ un pezzo che si e’ incastrato, vieni, cosi’ mi riporti a casa. Mollo tutto e la raggiungo. Il carrozziere da’ un colpo al cofano e lo rimette a posto, non c’e’ bisogno di altro; certo l’aspetto della vettura non e’ dei migliori, ma con una guidatrice cosi’ e’ inutile riparare ogni danno. Sono immensamente contenta che tutto si sia risolto. Esattamente un anno fa stava per spiaccicarsi sulla circonvallazione. Facciamo progressi.

mercoledì 27 febbraio 2013

la scrittrice e la sua mamma

l'unico vantaggio delle interviste via skype e' che si entra nelle case degli scrittori, si colgono barlumi della loro intimità. La scrittrice di oggi era trafelata: era appena tornata dalla montagna, aveva il bambino malato. C'era sua madre ad aiutarla e non so perche' la scrittrice le aveva affidato lo strano e imbarazzante compito di reggere il computer durante l'intervista. Mentre la scrittrice parlava, il video si spostava, non molto, ma abbastanza da far pensare a una persona in bilico. In più l'argomento dell'intervista era la maternità e una domanda in particolare verteva sul personaggio negativo della madre della protagonista. Nello scambio di mail che ha seguito la realizzazione del video, la scrittrice ha convenuto con me che sua madre e' un angelo. Ha aggiunto: mi chiede sempre perche’ nei miei libri le madri sono tutte stronze; sapessi com’e’ tremenda quella del libro che sto partorendo. Dura la vita delle mamme delle scrittrici.

vini

Il piccolo campo

uscito nel 1933, Il piccolo campo di Erskin Caldwell mette in scena un’America spaventosamente derelitta che per uscire dalla miseria si aggrappa al sogno dell’oro e non riesce ad arginare i propri istinti primordiali. E' strano come un libro che racconta di agricoltori che devastano i campi alla ricerca di pepite e filoni, di albini catturati per i loro supposti poteri divinatori, di donne che si buttano tra le braccia di campioni di virilità, di rancori saldati a colpi di pistola conservi una tale forza espressiva, faccia ancora rabbrividire il lettore. Come nell’Iliade, la bellezza femminile scatena la guerra: chi guarda Griselda non può che bramarla  e il capostipite Ty Ty assiste impotente alla fine della sua famiglia a causa della nuora da lui stesso idolatrata. Sullo sfondo la Georgia dei campi aridi, e le fabbriche in sciopero della Carolina del Sud. Un ritratto apocalittico e potente di un passato che potrebbe tornare perché l’uomo è sempre quello, più incivile che civile, e nel bisogno fa presto a scordarsi di essere civilizzato. Traduzione di Luca Briasco, Fazi editore.

il gemello matto di Bersani

è arrivato il momento per Bersani di trasformarsi nel suo gemello matto, prendendo ispirazione dal film di Roberto Andò. Basta tatticismi, basta prudenza, basta apparati. Deve superare Grillo a sinistra, spiazzarlo passando finalmente all'attacco con la forza di chi non ha più nulla da perdere. Parlamentari dimezzati, finanziamento ai partiti abolito, taglio delle province, rinuncia alle spese militari, servizio civile obbligatorio per i ragazzi con salario minimo, lavoro ai carcerati, abolizione delle finte partite iva, basta tav, basta costruzioni, recupero del territorio, tutela dei musei. Deve essere un vulcano di idee, si deve muovere subito. Se no, ci becchiamo un bel governo Amato e al prossimo giro torniamo nelle grinfie di Berlusconi.

martedì 26 febbraio 2013

tre considerazioni positive

stamattina esitavo a telefonare a mio padre. Mi crogiolavo nel mio dolore per la situazione politica del paese e non volevo consolazioni di sorta. Sapevo che da lui ne avrei ricevute; mentre ieri pomeriggio come tutti era abbattuto, oggi sicuramente il suo ottimismo avrebbe prevalso. E in effetti già alle dieci di mattina era lì che si rallegrava per il premio di maggioranza alla sinistra alla Camera e per l’esclusione di dipietristi e finiani dal parlamento. Ora mi è arrivato un messaggio (che avrà mandato ad amici e parenti) intitolato “tre considerazioni positive” in cui considera un passo avanti l’inesperienza dei parlamentari grillini rispetto alla cattiva fede di quelli del pdl. Stasera dirà che abbiamo vinto. Il campionato mondiale dei bicchieri mezzi pieni ha un titolare: mio padre.

arti

lunedì 25 febbraio 2013

Anna Karenina


in un teatro fantastico che ospita un treno ghiacciato, una sala da ballo, e poi soffocanti salotti, stanze da letto, campi e prati fioriti si svolgono in parallelo due storie: quella dell’infausta passione tra Anna e Vronskji, la giovane sposa fedifraga e il bell’ufficiale, e quella dell’amore felice di Levin e di Kitty, il possidente agricolo e la fanciulla che accetta con lui una vita lontano da tutto. Al ritmo di una danza vorticosa Anna si perde tra le braccia di Vronskji. Nel film di Joe Wright l’eroe e' Karenin, il marito tradito (non a caso interpretato da Jude Law, fascinoso anche barbuto e pelato), che continua ad amare la sua donna e vuole solo riaverla. Anna invece vuole il suo amante e lo vuole alla luce del sole. Si sa come va a finire. Le curatissime scenografie, i continui cambi di scena, i costumi abbaglianti, gli astanti che si tramutano in statue non tolgono drammaticità al turbinoso percorso di Anna, che arriva ad odiarsi. Non si piange come leggendo il romanzo, ma attraverso immagini dialoghi e musica in parte rivive la suggestione del testo.

sotto un treno

non ci posso credere. C'e' ancora un trenta per cento di questo paese che vota l'imprenditore menzognero, che gli affiderebbe il governo. E c'e' un sacco di gente che il governo lo affiderebbe a una pattuglia di sconosciuti capitanati da un comico imprevedibile dominato dal gusto dello sberleffo. Non mi aspettavo un risultato così. Stasera per non guardare la tv vado al cinema con Giulia e Lidia. Il film che abbiamo scelto e' perfettamente in tema con il mio umore in questo momento: e' Anna Karenina.

domenica 24 febbraio 2013

Noi siamo infinito


dover affrontare il primo giorno di liceo, paralizzato dalla timidezza e pienamente consapevole che il tuo amore per i libri e’ la strada maestra per l’impopolarità: questo il punto di partenza di Io sono infinito che racconta un anno speciale nella vita di Charlie, la sua scoperta dell’amicizia e dell’amore, il suo superamento dei terribili traumi che hanno segnato la sua giovane vita. L’incontro con Patrick (ma quanto e’ bravo e quanto e’ bello Ezra Miller), un geniale ragazzo gay all’ultimo anno e con la sua sorellasta Sam (Emma Watson, molto cresciuta rispetto al ruolo della saputella Ermione di Harry Potter) proietta il ragazzo in un universo fatto di musica e sentimenti, di legami profondi. Innamorato perso di Sam, che s’imbarca sempre in relazioni sbagliate, Charlie prova ad accontentarsi dell’amica di lei, ma la verita' viene subito a galla. Si va al cinema anche per questo: per ricordarsi che cosa voleva dire avere sedici anni, che cosa si e’ vissuto e che cosa si sarebbe voluto vivere allora. Stephen Chbosky ha diretto il fim tratto dal suo libro The Perks of Being a Wallflower. Voglio questo libro.

sabato 23 febbraio 2013

Viva la liberta'


e’ un film che fa venire voglia di ballare un tango, di andare al mare in inverno, di baciare qualcuno, di farsi una risata, di saltare un impegno. Eppure e' un film impegnato, impegnatissimo, che non poteva uscire in un momento migliore, nel pieno della campagna elettorale più brutta che si sia vista da molti anni a questa parte, a corto di idee, ma ricca di trovate, tutta sbilanciata sul terreno delle piccole promesse e senza un minimo di visione del futuro. Viva la libertà  e’ soprattutto una gran prova d’attore e Toni Servillo deve essersi divertito molto a essere insieme rigido e incontenibile, a fare il gemello scettico e quello sognatore. La parte italiana (il leader del centrosinista che abbandona tutto all’improvviso alla vigilia delle elezioni, il  fratello gemello pazzo che ne prende il posto e finalmente trascina il partito alla vittoria) e’ un po’ più scontata e meno lieve della parte francese (trovato rifugio presso un’ex fidanzata il politico fa amicizia con la bambina di questa e scopre il piacere di fare l’attrezzista sul set). Bravi tutti, il regista e scrittore Roberto Ando’, Valerio Mastandrea che e’ il misuratissimo assistente, Michela Cescon che e’ la moglie negletta e Valeria Bruni Tedeschi, molto fascinosa (a parte la voce).

venerdì 22 febbraio 2013

Per sempre carnivori


si sbulina molto in Per sempre carnivori, il nuovo romanzo di Cosimo Argentina, anzi si puo’ dire che oltre al sesso (e alle bevute) ci sia ben poco nella vita del protagonista, che i motivi della sua ossessione li elenca cosi: “desiderio di restare giovani, paura della morte, nevrosi da capobranco, satiriasi estemporanea, bamboleggiamento, orrore, senso del ridicolo, piacere lubrico…”. Leone era praticante da un avvocato, e’ passato a insegnare in un istituto parificato: guadagna sempre pochissimo, continua a non credere in quello che fa, ma e’ in uno stato di eccitazione perenne causato dalla vicinanza della carne soda delle giovani allieve e da quella piu’ matura delle insegnanti coetanee. Quando non e’ con una donna, passa il tempo con due colleghi altrettanto sfasati. All’inizio del romanzo uno dei tre amici si ritrova con la testa mozzata: per sapere perche’ bisogna arrivare fino in fondo nella lettura, sprofondare nell’abisso che lo scrittore spalanca pian piano di fronte ai suoi personaggi. Siamo in una provincia pugliese rassegnata al degrado che si crogiola in un residuo di goliardia maschilista: un microcosmo che assomiglia al Paese? Per sempre carnivori e’ di una cupezza angosciante e scritto benissimo.

giovedì 21 febbraio 2013

una volta al mese

noi donne sappiamo fare finta di niente, alzarci la mattina dopo aver perso di notte qualche litro di sangue, andare a lavorare, concentrarci persino in cio' che facciamo e intanto continuare a perdere sangue. Andare alla riunione scolastica, al supermercato a fare la spesa, a prendere il figlio dal barbiere, tornare a casa, preparare la cena e intanto continuare a dissanguarci senza farci troppo caso. Se ora svengo e' più che normale.

mercoledì 20 febbraio 2013

il ritorno del buon umore

fino a qualche giorno fa sembrava di avere in casa una bestia feroce. La figlia se ne stava in camera sua e, appena ti avvicinavi, era pronta a sbranarti. Ora ha ripreso a ridere e sorridere, a mangiare di gusto qualsiasi cosa io cucini, a partecipare alla conversazione a tavola; si ferma persino con curiosità davanti ai programmi televisivi a cui io sono incatenata per i miei montaggi. E' talmente bello vederla di buon umore, spero solo che duri.

martedì 19 febbraio 2013

scordarsi le cose

domenica mattina sono uscita per andare in palestra. Ho preso il sacchetto della spazzatura e ho lasciato a casa la borsa con le scarpe e la tuta. Me ne sono accorta solo dopo aver parcheggiato, quando mancavano due minuti all'inizio della lezione. Sono tornata a casa, mi sono fatta mettere la borsa nell'ascensore, sono tornata trafelata in palestra. Stamattina di nuovo mi sono dimenticata un pezzo: non la borsa grande, ma quella piccola con dentro il fard e il mascara. Dopo la ginnastica dovevo andare alla casa del cinema a fare le interviste sulla prossima fiction. Mi sono trovata di fronte a tre alternative: chiedere i trucchi in prestito nello spogliatoio (scartata subito, odio chiedere e poi sono oggetti troppo personali per passarli di mano in mano); presentarmi davanti a Elena Sofia Ricci bianca come uno zombie e con gli occhi indistinguibili dal resto della faccia (lei non ci avrebbe fatto caso, mentre io sarei stata a disagio); fare di corsa una tappa a casa (ed e' questo che ho fatto). Oltre ad attori e regista alla casa del cinema, oggi ho intervistato via skype dalla dear una scrittrice e una blogger. Alle cinque di pomeriggio non mi ricordavo più la matricola rai per accedere al mio computer. O mi sto sovraccaricando di impegni, o sono vittima di un'Alzheimer precoce.

lunedì 18 febbraio 2013

ha un costo

il manifesto elettorale di Fini recita così: "Amare l'Italia ha un costo, ma ne vale la pena." Il punto non l'ho aggiunto io, e' proprio sul manifesto. E' una frase talmente goffa che non può non attirare l'attenzione. Un costo e' una robetta banale, tutto costa, anche un panino, anche un giornale. Se proprio Fini voleva fare la vittima e dire che ha pagato cara la scelta di anteporre gli interessi dell'Italia a quelli del suo partito, doveva accentuare il suo disagio, non minimizzarlo, ridurlo a un generico costo. E vogliamo parlare di quel "ne vale la pena"? Anche qui vola basso Fini. Vale la pena di fare due passi a piedi quando c'e' il sole, vale la pena di assaggiare un buon vino; l'amor patrio per un ex fascista dovrebbe essere qualcosa di innato, di sacro, non una cosa un po' meglio di altre. Non ci sono più i fascisti di una volta.

domenica 17 febbraio 2013

Promised Land


una piccola comunità rurale che vive di sussidi governativi e l’agente di una compagnia di gas naturale appena promosso che vuole convincere gli agricoltori a far trivellare i loro terreni. L’incubo e’ che arrivino gli ambientalisti a raccontare alla gente i rischi che corre, e infatti puntuale si presenta un giovane armato di cartelli con su mucche morte. Matt Damon e’ Steve, l'agente che agisce in base alla convizione che sia meglio ottenere dei soldi dalla propria terra che insistere a coltivarla. Sta dalla parte dei cattivi, ma ha un cuore d’oro e basteranno il sorriso dell’insegnante locale e la rivelazione che i suoi giocano sporco per fargli cambiare schieramento. Il tutto non riserva grandi sorprese; per fortuna c’e’ Frances McDormand nel ruolo dell’agente che lavora in coppia con Steve. Lei si' che non e’ un’eroina: e’ una donna normale che fa il suo lavoro pensando al figlio in balia dell’ex marito; le piace il tizio del supermercato, ma ha altro per la testa e non puo' concedersi nulla. La regia di Gus Van Sant assicura una bella fotografia e un buon ritmo a un film dignitoso e non memorabile.