mercoledì 6 febbraio 2013

durante l'ecografia

distesa sul lettino del ginecologo con un cursore che ti preme sul seno alla ricerca delle tue tante cisti ti sorprendi a trattenere il fiato e i pensieri. Scruti intensamente lo schermo in bianco e nero e quando il dottore ferma l'immagine per scattare la fotografia della macchia pensi, ci siamo, e' cresciuta. Lo spettro dell'ago aspirato ti si palesa davanti: un ago gigante infilato nella carne e l'attesa del tremendo verdetto, il successivo calvario. Il ginecologo solitamente ciarliero tace e tu interpreti il suo silenzio come un brutto presagio, non osi intavolare una conversazione perché sei troppo tesa. Passano i minuti e cominciano a formicolarti le braccia che tieni sopra la testa. Ti distrai, pensi a quello che farai per cena, al negozio di sotto con la scritta saldi e dentro maglioni dai prezzi forse non piu' proibitivi, al figlio che ti aspetta a casa per cercare insieme i pantaloni da sci. Il dottore prende i risultati dell'ecografia di luglio, confronta le foto, bofonchia un "non e' cambiato niente" che ti solleva di colpo il morale. Vuoi conferma, non e' cambiato, vuol dire tutto a posto? E' la migliore notizia che potesse darmi? Lui fa di si' con la testa e continua a cercare, misurare, fotografare. Ora conti soltanto i minuti che finisca. Hai deciso, un salto nel negozio lo farai, poi cercherai la roba da sci e a cena improvviserai pescando nel frigo. Fino a settembre sei salva.

1 commento:

azzurropillin ha detto...

a me non è andata altrettanto bene quindici giorni fa.