mercoledì 27 febbraio 2013

Il piccolo campo

uscito nel 1933, Il piccolo campo di Erskin Caldwell mette in scena un’America spaventosamente derelitta che per uscire dalla miseria si aggrappa al sogno dell’oro e non riesce ad arginare i propri istinti primordiali. E' strano come un libro che racconta di agricoltori che devastano i campi alla ricerca di pepite e filoni, di albini catturati per i loro supposti poteri divinatori, di donne che si buttano tra le braccia di campioni di virilità, di rancori saldati a colpi di pistola conservi una tale forza espressiva, faccia ancora rabbrividire il lettore. Come nell’Iliade, la bellezza femminile scatena la guerra: chi guarda Griselda non può che bramarla  e il capostipite Ty Ty assiste impotente alla fine della sua famiglia a causa della nuora da lui stesso idolatrata. Sullo sfondo la Georgia dei campi aridi, e le fabbriche in sciopero della Carolina del Sud. Un ritratto apocalittico e potente di un passato che potrebbe tornare perché l’uomo è sempre quello, più incivile che civile, e nel bisogno fa presto a scordarsi di essere civilizzato. Traduzione di Luca Briasco, Fazi editore.

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