mercoledì 6 febbraio 2013

L'ombelico di Giovanna

Mama Tandoori, il romanzo di Ernest Van Der Kwast, mi aveva conquistato per il suo caustico ritratto di una mamma impossibile. In L’ombelico di Giovanna lo scrittore olandese-indiano cambia registro e tematica: dall’ironia del ritratto familiare al lirismo di una storia d’amore dilazionata nel tempo. Come nell’Amore ai tempi del colera di Marquez, Van Der Kwast mette in scena un uomo capace di aspettare tutta la vita la donna di cui si è innamorato. L’adolescente Giovanna per Ezio è l’immagine suprema di bellezza e sensualità: vederla in un improvvisato bikini e restare abbagliato dal suo ombelico è tutt’uno. Ma mentre il giovane Ezio fa sul serio e vorrebbe sposarla, lei è uno spirito libero e nell’Italia del dopoguerra passa da una storia all’altra senza accettare legami. Lui scappa dalla Puglia a Bolzano a raccogliere mele. Prenderà il treno per tornare indietro, non appena lei gli avrà scritto che lo ama. Peccato che siano ormai entrambi ottantenni. La cosa migliore è lo stile: chiaro, vivido, senza svolazzi. Troppo romantico per i miei gusti. E lo stereotipo dell’Italia vista dall’estero come terra dell’amore è duro a morire (vedi Woody Allen e Susan Bier tra i tanti).

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Un altro libro senza editore?

volevoesserejomarch ha detto...

Isbn, traduzione di Alessandra Liberati: soddisfatto mio pignolo lettore?

Anonimo ha detto...

Grazie