venerdì 1 febbraio 2013

Quartet

Dustin Hoffman veste i panni di regista e di questo suo esordio tardivo si poteva fare a meno. Non è un film brutto Quartet, ma è inutile e a tratti un po’ offensivo: tutti dobbiamo diventare vecchi e la vecchiaia non è roba per femminucce, come ripete spesso la sceneggiatura, ma tutti speriamo di farlo in modo meno querulo e bamboleggiante dei personaggi qui messi in scena. Nella casa di riposo per ex cantanti lirici c’è il vecchietto che fa il cascamorto con la dottoressa e le infermiere, c’è la svampita che dimentica la borsa e ogni tanto chi è e dove sta, c’è quella che continua a darsi le arie, c’è chi non ha mai smesso di amare la moglie che l’aveva tradito: viene presentata insomma una vasta gamma di luoghi comuni sulla terza età, mentre mancano le sorprese, i turbamenti, i momenti di autenticità. Guardate la grande Maggie Smith: in Downton Abbey è imprevedibile, caustica, spiazzante (ed è televisione, non cinema), qui è irrigidita in un ruolo di finta snob che non fa onore al suo talento.   

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