venerdì 8 marzo 2013

da Placido a Djian

presentazione di Trilussa, Una storia di amore e di poesia a viale Mazzini. Sono due puntate e andranno in onda lunedi' e martedi'. La storia si concentra sul 1937, in modo da mettere in scena anche i rapporti burrascosi del poeta con il fascismo, e descrive l'uomo alle prese con una ragazza che vuole diventare attrice e si lascia guidare da lui. Nei panni di Trilussa, Michele Placido gigioneggia parecchio: si vede che il personaggio dello sciupafemmine, dissoluto, ironico, irriverente lo sente molto vicino a se' e che recitare versi a ogni pie' sospinto soddisfa il suo desiderio di esibirsi. L'intervista che gli ho fatto e' dovuta durare tre minuti secchi, il suo agente Lucherini batteva le mani allo scoccare del tempo prefissato, ma Placido e' un gran chiacchierone e di cose ne ha dette. Finita la conferenza stampa sono volata a casa, ho mangiato un boccone con il figlio malaticcio (ma sempre di venerdi' gli capita di ammalarsi?) e sono corsa con Carlo a Palazzo Farnese. Non c'ero mai entrata e sono rimasta a bocca aperta per la bellezza delle sale, l'altezza dei soffitti, i quadri, la terrazza panoramica piena di limoni. Philippe Djian era già li' ad aspettarci, mi e' venuto incontro caloroso, mi ha dato due baci. Non appena gli ho detto in inglese, con aria contrita, che non sapevo il francese, ha fatto una smorfia dolorosa e ha smesso di interessarsi a me. Carlo ha predisposto la telecamera sul cavalletto, scelto l'inquadratura, io mi sono messa davanti a lui, con accanto una gentile interprete. Con le mie domande un po' ho recuperato terreno, si vedeva che gli interessava parlare del suo metodo di scrittura che procede di getto da una frase iniziale, delle sue "favole crudeli", di suspence e ironia come modo di guardare il mondo prima ancora che come ingredienti dei libri che scrive. Facevo un po' fatica a seguirlo (ma perché da ragazza non mi sono impegnata a studiare il francese, invece di impelagarmi in tre anni di inutilissimo tedesco, perché a quarant'anni, in pausa forzata dalla rai, non mi ci sono buttata a pesce?). Due chiacchiere con Carlo, giusto il tempo per ripeterci quanto ci piace fare questo lavoro e come a nessuno importi la qualità di quello che facciamo e sono tornata a casa a piedi, attraversando il centro. Che bella Roma e che bello che sia venerdi'.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma lei ha fatto oh?

azzurropillin ha detto...

inutilissimo tedesco