sabato 16 marzo 2013

Il figlio dell'altra

non e' un filmone Il figlio dell'altra, ma mi ha molto commosso il modo in cui racconta l'essere genitori, così come mi ha turbato la realistica rappresentazione della vita dei palestinesi in Cisgiordania. Al centro del film di Lorraine Lévy c'e' il classico scambio di bambini in culla, aggravato dal fatto che le due famiglie coinvolte sono divise da un muro, essendo una israeliana e una palestinese. Joseph ha quasi diciotto anni, sta per partire militare; le analisi del sangue rivelano che il suo gruppo sanguigno non e' compatibile con quello dei suoi genitori. Un dottore scopre che Joseph e' stato partorito ad Haifa sotto il bombardamenti e nella fretta dell'evacuazione e' stato scambiato con Yacine. I due ragazzi sono fin troppo belli e bravi; una volta superato lo choc della notizia, solidarizzano tra loro. E questa e' la parte meno riuscita del film. Ci sono pero' scene intense e significative: Yacine, che, sconvolto, apprende dal rabbino che non puo' più considerarsi ebreo, nonostante sia sempre stato osservante; Joseph che, una volta ammesso a Tel Aviv, scopre che vendendo gelati sulla spiaggia guadagna abbastanza da mantenere l'intera famiglia in Cisgiordania. E soprattutto sono intensi i momenti madre-figlio: il dolore dei padri e' soprattutto rabbioso, quello delle madri straziante e insieme teso alla conciliazione.

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