sabato 2 marzo 2013

Mancarsi


allora: dell’avvocato Malinconico mi ero stufata irrimediabilmente al suo secondo apparire (sto parlando del libro Mia suocera beve e del suo protagonista, che in Non avevo capito niente mi aveva divertito) e avevo sperato che Diego De Silva, che sa scrivere, scrivesse d’altro. Ora l’ha fatto, senza sforzarsi troppo. Mancarsi e' uno di quei romanzi brevissimi o racconti lunghi che si concedono gli scrittori di moda, basando sulla certezza che l’apparire del loro nome in copertina spingerà il lettore a  spendere a cuor leggero dieci euro senza valutare che l’intrattenimento scaturito dal libro non potrà durare più di mezz’ora (come pagare il biglietto di un cinema tra i più  cari per vedere un lungo trailer). Parla di una giovane donna, Irene, che lascia il suo compagno perché si accorge di non essere più innamorata di lui, e di un giovane uomo, Nicola, che perde sua moglie in un incidente dopo che ha capito di non amarla. Irene e Nicola non si conoscono ma frequentano lo stesso bistrot e sono oggetto delle amorevoli cure dello stesso cameriere che sogna di vederli insieme. Poco più che un esercizio di stile: elegante (De Silva, lo ribadisco, sa scrivere) e ruffiano (tutte quelle notazioni sull’indipendenza delle donne e sul loro desiderio di avere accanto un vero uomo cosa sono se non un: lettrici femminili, eccomi qui, sono il vostro fichissimo scrittore, che sa farsi interprete dei moti del vostro animo). Di Mancarsi avevo letto gran belle recensioni.

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