domenica 3 marzo 2013

Educazione siberiana


se c’e’ una cosa che Gabriele Salvatores sa ben raccontare questa e’ l’amicizia maschile: la condivisione, la spavalderia, la rivalità che si crea tra ragazzi cresciuti insieme. Il nucleo della versione cinematografica di Educazione siberiana, ricavata dallo stesso Salvatores insieme a Rulli e Petraglia dal romanzo di Nicolai Lilin, e’ lo stretto rapporto tra Kolima e Gargarin, che da bambini assorbono insieme la dura legge della comunità in cui vivono. Ma mentre Kolima rispetta alla lettera gli insegnamenti del nonno (un tatuatissimo ed efficace John Malcovich) che distingue tra il male necessario e quello che va evitato, Gargarin e’ un cane sciolto, ama la violenza e, dopo un periodo passato in prigione, decide di non porre limiti ai suoi desideri. Quello che mi ha incantato del film e’ stato il modo fluido in cui passa dal presente di Kolima soldato che insegue Gargarin alle vicende di loro ragazzi: ci sono i loro due compagni d’infanzia, l’occhialuto e il ciccione; c’e’ la folle e fragilissima Xenja, la ragazza di cui s’innamorano entrambi; c’e’ un coprirsi reciprocamente le spalle e poi c’e’ la rottura definitiva, l’attesa del confronto finale. Intenso, pieno di ritmo e poesia, Educazione siberiana mi ha emozionato e coinvolto. 

1 commento:

Chiara ha detto...

Ieri ero in cerca di emozioni (dopo il gelo inutile di Anna Karenina) e le steppe questa volta mi hanno premiata. Inoltre sono tornata a casa meditando sulle declinazioni possibili del concetto di integrità.
Corro a procurarmi il romanzo.