domenica 17 marzo 2013

Richard Ford a Libri Come

prima di Richard Ford a Libri Come, c'e' Richard Ford all'Hotel Locarno. All'Hotel Locarno sono affezionata: li' feci con grande trepidazione la mia prima intervista per Fahrenheit (alla scrittrice americana Cathleen Schine) e li' intervistai il canadese Mordecai Richler che mi intimoriva molto. Anche oggi l'emozione non mi mancava: Richard Ford per me e' un amore di lunga data e credo di aver letto tutti i suoi libri. Gli operatori sono stati puntualissimi, lui no: lo abbiamo aspettato un'ora. Quando e' comparso con i calzini rosa, il maglione viola, gli occhi azzurrissimi e il suo bel sorriso, mi ha subito conquistata. Abbiamo parlato di romanzi di formazione, di adolescenza in letteratura, di scelte e di responsabilita', dei suoi personaggi e della loro origine. Mi ha detto che ama molto incontrare i suoi lettori e firmando la mia copia del libro si e' augurato di incontrarmi ancora. Non paga di averlo ascoltato a tu per tu, sono corsa all'Auditorium. Qui per un'ora Richard Ford doveva dialogare con Sandro Veronesi. Doveva; in realtà a parlare e' stato soprattutto lo scrittore italiano. Ogni domanda di Veronesi non solo durava il doppio della risposta di Ford, ma era uno sfoggio di erudizione per lo più fine a se stesso. Con il suo meraviglioso understatement Ford ha smontato le elucubrazioni veronesiane sul suo presunto stoicismo (allo stoicismo preferisco i baccanali), sul suo uso di simboli (un cattivo metodo scolastico insegna a cercare simboli in letteratura anche dove non ci sono) e ha parlato della pazienza dello scrittore: la pazienza di lasciar crescere il libro dentro di se' e la pazienza di lavorare sul linguaggio fino a trovare l'espressione giusta. Mi e' sembrato un po' di rivedere il copione dell'anno scorso, quando Franzen si era dovuto difendere dalla verbosita' di Piperno. E' così inconcepibile l'idea di organizzare un incontro tra uno scrittore e i suoi (comuni) lettori?

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