lunedì 25 marzo 2013

Stoner

nella prima metà del Novecento, William Stoner, figlio di poveri agricoltori del Missouri,  si iscrive ad agraria e la mattina prima di andare in facoltà munge le mucche del cugino del padre che lo ospita. Frequentando un corso di letteratura, scopre che cosa lo interessa veramente e finisce per diventare docente. Una sera a una cena di facoltà vede Edith, una ragazza che lo colpisce per bellezza e distinzione. Dopo un breve corteggiamento la sposa e già in luna di miele capisce di aver fatto un errore clamoroso. Edith è per certi versi gelida, per altri lunatica, mai felice, mai soddisfatta. Quando ha una figlia, se ne occupa poco e male ed è gelosissima del rapporto tra la bambina e suo padre. Gli altri due eventi della vita di Stoner sono l’appassionata relazione clandestina con una studentessa e lo scontro che ingaggia con un professore dispotico. Il libro di John Williams, uscito nel 1965, si apre con la morte del protagonista e ne ripercorre tutta la storia. L’ho letto con furia, senza poterlo posare e alla fine piangevo come una fontana. Stoner è un “everyman” che entra poco a poco nel cuore del lettore per non uscirne più. A proposito di questo romanzo ha scritto Peter Cameron: “la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria.” E’ proprio così. Bella la traduzione di Stefano Tummolini, bravi quelli di Fazi ad aver ripescato il libro. Non vedo l’ora di leggere Butcher’s Crossing dello stesso autore.  

1 commento:

Anonimo ha detto...

grazie, l'ho appena preso su amazon