sabato 9 marzo 2013

Ti prego lasciati odiare


non ho niente contro il genere rosa, ne' contro la chicklit (ricordo di aver letto il primo romanzo di Sophie Kinsella tutto d’un fiato, divertendomi molto). Anna Premoli nel suo fortunatissimo libro d’esordio (il marito glielo pubblica sul web, ha tanti di quei download che la Newton Compton lo stampa in volume ed entra nella classifica dei best seller) mette insieme con un certo garbo tutti gli stereotipi dell’amore che scocca tra due persone diverse tra loro che inizialmente si detestano. Tutto bene, dunque? Un problema c’e’, almeno per me, e sta nella lingua. Le situazioni possono essere prevedibili, la lingua no. Quando leggo espressioni come “il mio fratellone”,  “sono tra le braccia di Morfeo” “cara la mia so tutto” “il nostro momento verità” “ un uomo nato con la camicia” “ in dolce compagnia” “sfoderare l’artiglieria pesante”, il piacere di seguire l’evoluzione di Jenny da nemica storica di Jan a sua promessa sposa evapora in un momento.  Che lettrice difficile sono.

Nessun commento: