mercoledì 3 aprile 2013

giornatina

rigirandomi tra le lenzuola alle quattro di mattina mi chiedevo, ce la faro' domani a mandare il ponte a milano, a intervistare la signora del sabato sera, a montare il pezzo sulla fiction e ad andare con la figlia dalla psicologa? Il problema vero era il montaggio: invece delle otto ore a disposizione, per una serie di incastri, ne avevo solo due e mezza. E se il pezzo non fosse piaciuto? Se me ne avessero dato da fare un altro? Finalmente sono arrivate le sette e ho potuto alzarmi e affrontare la giornata (naturalmente a partire dalla palestra: muovermi potenzia la mia scarsa lucidità mattutina). Le cinque sono arrivate in un baleno: tutto e' filato liscio. Avevo appuntamento con la figlia alla fermata della metropolitana. Ho fatto passare i primi cinque minuti senza telefonarle per non darle l'assillo. Poi non ce l'ho fatta e l'ho chiamata. Si era appisolata e non aveva sentito la sveglia. Ha detto, arrivo. Dieci minuti dopo era li', tranquilla, mentre io fumavo dalla rabbia e dalla stanchezza. Il primo quarto d'ora della seduta l'abbiamo passato a scannarci verbalmente. Poi e' andata meglio. Stasera sono da buttar via.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Lei non è mai da buttar via