domenica 28 aprile 2013

Nella casa


mancava l’ultima scena del film e la pellicola si e’ interrotta. I due protagonisti si stavano interrogando sul finale della storia e il pubblico del cinema Fiamma di Roma e’ rimasto impietrito al suo posto, non potendo accettare di alzarsi senza sapere come Ozon avesse chiuso la paradossale vicenda narrata. Nella casa si apre con un professore di liceo alle prese con i temi dei suoi alunni. Ha chiesto loro di raccontare il week end appena trascorso e il tema standard e’: sabato ho mangiato la pizza e domenica non ho fatto niente. Un componimento spicca tra gli altri: racconta con dovizia di particolari l’ingresso dello scrivente in casa di un suo compagno di classe con la scusa di aiutarlo in matematica. E’ la cronaca inquietante della violazione di uno spazio familiare. Non si capisce cosa spinga il giovane Claude a spiare l’amico e i suoi genitori, due tranquilli borghesi che sembrano ispirargli un leggero disprezzo, e il tema si conclude con un enigmatico “continua”. Il prof lo legge alla moglie e ben presto questa di leggere insieme la storia dei rapporti tra Claude e la famiglia di cui si e’ conquistato la fiducia, diventa per la coppia una consuetudine morbosa. I film dell’orrore abbondano di ragazzi dall’aria angelica che entrati in punta di piedi in un contesto familiare lo devastano, facendone scoppiare le contraddizioni latenti; qui pero’ la storia non e’ solo seguita nei suoi sviluppi dal professore-scrittore frustrato, che si appassiona oltre misura al work in progress del suo alunno, ma anche in parte pilotata da lui, che dai consigli sullo stile passa a quelli sulla trama. Una bellissima, ironica, angosciosa riflessione sul potere intossicante della letteratura (non a caso il liceo in cui insegna il professore interpretato da Fabrice Luchini e’ intitolato a Flaubert). L’espressione disperata e ambigua di Ernst Umhauer, il Claude della storia, resta a lungo impressa nello spettatore. (Alla fine la pellicola e’ stata riparata e quegli ultimi fotogrammi valevano davvero la pena di essere visti.)

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