mercoledì 24 aprile 2013

quattro etti d'amore, grazie


ci sono libri belli, libri brutti, libri così così, poi ci sono i libri irritanti, quelli che  cominci a leggere e ti innervosisci e più leggi e più stai scomoda anche se fatichi a capire perché. Quattro etti d’amore, grazie di Chiara Gamberale ha già un titolo fastidioso, ammicca al lettore, sembra voler dire, certo che lo so che l’amore non va a peso, ma io ne avrei tanto bisogno e tu? L’autrice mette in scena Erica e Tea, due giovani donne e immagina che, senza conoscersi, passino il tempo a idealizzare una la vita dell’altra. Le loro fantasticherie reciproche nascono dal confronto dei reciproci carrelli della spesa. L’idea e’ carina: e’ vero che ogni donna pensa che le altre siano più realizzate o più circondate di affetto di lei ed e’ anche vero che al supermercato mentre aspettiamo il nostro turno sbirciamo i prodotti di chi ci precede per farci un’idea di lui o di lei. Pero' Erica che lavora in banca, ha due bambini, un marito con cui ogni anno festeggia l’anniversario di matrimonio con torta e candelina, e’ il prototipo della mogliettina ignorante e per non farsi mancare niente ha anche un ex compagno di scuola che le fa corte su facebook, mentre Tea, l’attrice famosa, e’ nevrotica, antipatica, autolesionista, lamentosa… Sullo sfondo di questa narrazione furba e approssimativa si stagliano due modelli, la serie televisiva Happy Days (per Tea Erica e’ la signora Cunningham, prototipo di madre comprensiva e sorridente) e il Peter Pan di Barrie (l’arido marito cinquantenne di Tea la chiama Wendy e a se’ riserva il ruolo di eterno Peter Pan). Raccontare l’insoddisfazione dei nostri tempi e' un bel proposito, banalizzarla e' un peccato.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Anche tu fai la spesa? Al super? Pensavo che tu comprassi solo in piccole botteghe bio

volevoesserejomarch ha detto...

Strana idea che do' di me... Credo di non essere mai entrata in una piccola bottega bio, in compenso conosco ogni scaffale del supermercato vicino alla mia vecchia casa

Anonimo ha detto...

Sai ti penso un po' luddista, fuori dal nostro tempo: come una di quelle donne di Bloomsbury che avrei tanto voluto essere

Daniela ha detto...

Purtroppo io ho avuto la stessa reazione di delusione con tutti i libri della Gamberale... sarò io... Quindi questo ho scelto di saltarlo proprio! :)