venerdì 31 maggio 2013

Agostino ad alta voce

uno dei vantaggi di ascoltare un romanzo letto alla radio e' che l'ascolto discontinuo (un giorno sali in macchina alle cinque del pomeriggio e senti tutto il brano, il giorno dopo cogli solo i dieci minuti finali) lascia ampio margine alla fantasia. In questi giorni a radiotre Alba Rohrwacher leggeva Agostino di Moravia. Lo leggeva molto bene, senza enfasi, rendendo tutta la trepidazione del giovane Agostino di fronte alla scoperta della relazione della madre con un giovane conosciuto in spiaggia. Il libro l'avevo letto tanto tempo fa e non mi ricordavo come andava a finire. Ieri c'era la scena della madre che suonava il pianoforte di fronte al suo amante e poi si faceva baciare, oggi Agostino e' andato con un ragazzo più grande di lui in un bordello, portandosi dietro tutti i suoi risparmi, ma non l'hanno fatto entrare. Sono scesa dalla macchina a comprare latte e pane e quando sono risalita, Agostino era tornato a casa e steso a letto chiedeva alla madre di tornare in citta'. Mi e' rimasto oscuro il suo rapporto con il tipo del bordello. Potrei riprendere in mano Agostino, potrei andare sul sito di radiotre e riascoltare la puntata di oggi e qualcuna di quelle passate che ho perso, forse mi accontenterò di immaginarmi dove l'abbia conosciuto e perché.

giovedì 30 maggio 2013

Sangue negli occhi

sei a una festa, hai bevuto, c’è confusione. A un tratto ti si riempiono gli occhi di sangue, non ci vedi più. Comincia così Sangue negli occhi, il romanzo breve della scrittrice cilena Lina Meruane, pubblicato in italiano da La Nuova Frontiera nella traduzione di Luca Mariotti. La protagonista si chiama come l’autrice e si sente che le sensazioni raccontate non sono frutto di immaginazione. Eppure il libro non è un diario, non si limita ad allineare fatti, circostanze, reazioni individuali; il libro è un viaggio dentro il tunnel della cecità fatto con un misto di angoscia, rabbia, cinismo, spavalderia. Per Lina-Lucina diventa subito fondamentale il suo compagno Ignacio, che la scorta, la sorregge, la aiuta. Lei sa che gli amici di lui lo mettono in guardia dal diventare il suo cane: annota anche questo, mette in conto la sua sparizione. Altro personaggio fondamentale è l’oculista il dottor Lekz, che cura solo i casi disperati e confonde i nomi, ma non gli occhi dei suoi pazienti. Prima dell’operazione bisogna che l’emorragia cessi e il medico esorta Lina a compiere il viaggio di ritorno in Cile già organizzato. All’aeroporto di New York, in sedia a rotelle, Lina si concede il suo primo pianto. A casa l’aspettano madre e padre, entrambi dottori. Vorrebbero farla operare lì, vorrebbero starle vicino. A lei sua madre appare come una medusa, ne respinge il contatto. Ignacio la raggiunge, vanno insieme al mare: i luoghi conosciuti assumono un’altra dimensione, sono suoni, sapori, odori. Poi c’è il ritorno negli Stati Uniti, l’operazione, la lunga attesa di madre e fidanzato, il finale affidato a una frase. Un libro inconsueto che ti si appiccica addosso, ti cala in un vortice, ti destabilizza e non si preoccupa di restituirti un po’ d’equilibrio. Proprio come una malattia grave e improvvisa.  

consigli non richiesti

papà, come chiunque abbia problemi di salute, è soggetto a consigli medici non richiesti. Una sua amica in particolare fa fuoco e fiamme perché veda un altro dermatologo, un oncologo, magari anche un guaritore. Io non capisco come la sopporti, dove trovi la pazienza di discutere con lei sul suo dottore, sui suoi metodi, sulle sue cure. Lui dice che gli costa molta fatica tollerare gli attacchi verbali della sua amica, ma sa che lei lo fa in buona fede, che è un modo per esprimergli vicinanza e partecipazione. Avessi un briciolo dalla sua tolleranza.

mercoledì 29 maggio 2013

La famiglia Karnowki


La famiglia Karnowski e' soprattutto una storia di padri e di figli: delle ambizioni che si proiettano sui nuovi nati, dei reciproci fraintendimenti, degli influssi esterni che condizionano le giovani generazioni, del tentativo di venirsi incontro fino all’ultimo istante. David, il capostipite che occupa la prima parte della narrazione, e' un ebreo polacco coltissimo e abile nel commercio di legname. La sua citta' d’origine, Melnitz, gli sta stretta, e non esita a trasferirsi con la moglie Lea a Berlino. Qui nasce Georg, il vero protagonista del racconto. Da bambino, viziatissimo dalla madre, e' capriccioso, ribelle, fa sempre di testa sua e sceglie gli amici più sordidi; da adolescente fa disperare il padre, saltando la scuola, ubriacandosi e frequentando locali malfamati. Sordo agli appelli dei genitori affinché cambi vita, Georg resta fulminato dall’incontro con il dottor Landau, così generoso da curare gratis tutti i poveri del suo quartiere. Georg abbandona gli studi di filosofia, si dedica alla medicina, s’innamora perdutamente della figlia di Landau, l’affascinante Elsa, ma si scontra contro il desiderio di lei di dedicarsi alla politica e di mantenere la sua indipendenza. Tornato dal fronte (la prima guerra mondiale), Georg, divenuto un ginecologo famoso, sposa Teresa, la timida infermiera che e' pazza di lui. Il padre, furioso perché la sposa non e' ebrea, rompe i rapporti con lui. Tanto Georg e' un uomo bello, risoluto, di successo, tanto suo figlio Jegor e' un bambino fragile, ombroso, problematico. Nel frattempo Berlino e' cambiata: da citta' accogliente nei confronti degli ebrei, che dirigono giornali, banche, empori, che hanno combattuto nell’esercito germanico sentendosi tedeschi a tutti gli effetti, diventa luogo di terrori e sopraffazioni. Jegor sperimenta sulla propria pelle cosa voglia dire essere di sangue misto, avere i capelli neri e l’ascendenza ebraica del padre ed e' su quest’ultimo che riversa la sua sofferenza, il suo odio. Ha uno zio scemo, Hugo, un nullafacente che vive sulle spalle del cognato e che ha conosciuto un solo momento felice in battaglia: Jegor lo idealizza, ne fa il suo modello di vita. L'umiliazione subita da Jegor a scuola, quando il preside lo denuda di fronte all’intera scolaresca per mostrare l’inferiorita' fisica degli ebrei, e' spaventosa, ma anche questa non fa che rinsaldare il sogno impossibile del ragazzo di essere ariano. La famiglia Karnovski si sottrae all’inferno berlinese partendo per gli Stati Uniti e Jegor si sente strappato a cio' che ha di più caro. Da tempo non mi immergevo così in un un libro, assaporandone ogni capitolo, ogni personaggio, ogni storia. Conoscevo e amavo l’Isaac Bashevic Singer della Famiglia Moskat, del Mago di Dublino, dei racconti. Grazie ad Adelphi e alla traduttrice Anna Linda Callow ho scoperto suo fratello Israel Joshua e la sua chiarissima prosa, capace di rendere con pochi tratti un’epoca, un luogo, un’atmosfera, un carattere, mi ha conquistato.
 

martedì 28 maggio 2013

tre in due anni

non me l'aspettavo proprio questa diagnosi di mio padre e non se l'aspettava neppure lui: il terzo melanoma in tre anni, stavolta preso in tempo, senza la necessita' di ulteriori asportazioni di ghiandole. Come al solito ha reagito benissimo, senza un lamento e guardando agli aspetti positivi della vicenda. Dove lo prende tutto questo coraggio.

un atto d'insperata cortesia

cerco qualcuno da intervistare sul bellissimo romanzo che sto leggendo. L'autore e' morto nel 1944, l'esperta che chiamo sempre quando si tratta di letteratura ebraica declina l'invito perché ha molto da fare. Faccio una ricerca su internet e trovo l'indirizzo mail del responsabile di un grande settimanale che secondo me dovrebbe essere competente in materia. Non lo conosco se non di nome. Prima sorpresa: mi risponde subito. Seconda sorpresa: mi dice che gli dispiace ma non ha letto il libro. Dovrei lasciar perdere, eppure la spontaneita' della sua risposta mi spinge a continuare la corrispondenza. Di getto, gli scrivo, peccato, e' un bellissimo libro. Terza sorpresa: allora lo leggo. La faremo questa intervista? Intanto la cortesia di questo signore mi ha rallegrato la giornata.

la mia irascibile malatina

da sabato alla figlia è scoppiato un mega raffreddore con tosse e mal di gola. Quando non sta bene, il suo umore peggiora notevolmente: la debolezza fisica in lei, invece di tradursi in remissività, accentua la sua vena polemica e aggressiva. Ieri mattina non voleva andare a scuola, o almeno voleva entrare alla seconda ora e io non gliel’ho consentito. Alle sei di pomeriggio dormiva. L’ho lasciata stare fino alle sette e mezza, poi le ho detto che era ora di cena. Si è alzata stortissima e, di fronte alla pasta al forno e al roastbeef avanzati dal pranzo del giorno prima a casa della nonna, ha dato in escandescenze. Io sto male e tu mi fai mangiare resti a pranzo e a cena. E’ tornata a chiudersi in camera sua. Alle nove è uscita di lì, spinta dai morsi della fame e si è bevuta un bicchiere di latte con il ciambellone (sempre della nonna). Questa storiella si presta a due interpretazione: o io sono una mamma sciatta e senza cuore che, tornata dal lavoro, pur di leggersi un libro (il meraviglioso La famiglia Karnowski di Singer) trascura l’alimentazione dei suoi pargoli (persino di quella inferma), o lei è una bambina viziata a cui deve entrare in testa che mangiare due volte al giorno (ma anche due giorni di seguito) una buona pasta al forno e un buon roastbeef (c’era anche il puré, sempre della nonna) non è la cosa peggiore che possa accadere nella vita. Scegliete voi l’interpretazione preferita.

lunedì 27 maggio 2013

Come un bambino. Saggio sulla vita piccola

nel suo Saggio sulla vita piccola, edito dalla Morcelliana, Gabriella Caramore guarda all’infanzia attraverso il doppio filtro dei Vangeli e della grande  letteratura tra Ottocento e Novecento. Il ritratto del bambino che ne emerge e' quello di una creatura aliena, portatrice di novità, dalla fervida immaginazione e dotata di una prossimità al vero che gli adulti hanno spesso perso per strada. Non si tratta di idealizzare i primi anni di vita, questo Gabriella Caramore lo ribadisce più di una volta, ma di riconoscerne le enormi potenzialità attaverso le parole di poeti, scrittori, filosofi che hanno tradotto in narrazioni le loro esperienze. Accusiamo i bambini di scarsa concentrazione, mentre giocando riescono a creare mondi da cui emergono a fatica; li riempiamo di impegni quando loro hanno una gran capacita’ di tenersi occupati; cerchiamo di farli diventare precocemente adulti e responsabili e non ci fermiamo ad apprezzarne la forza eversiva. In copertina del libro una foto scattata dall’autrice a Maria, una ragazzina che le e' molto cara: ad alimentare queste pagine non e' solo l’acuta riflessione sui testi, ma anche una partecipe e affettuosa osservazione dei bambini intorno a se'.

fiore

domenica 26 maggio 2013

se non vota Rosa

Rosa fa la ginecologa, ha passato la cinquantina, e' una single disincantata, ha sempre votato a sinistra. Oggi non va a votare per il sindaco della sua citta'. Le e' passata la voglia. Stese su un fianco in palestra,  occupate a slanciare in alto prima una gamba e poi l'altra, siamo passate dal dibattito politico al film di Sorrentino. Anche lei l'aveva visto ieri e le era piaciuto molto. Con il fiatone per l'esercizio, mi ha detto, Roma e' irredimibile, Sorrentino ce l'ha mostrato bene, dovessi vedere come erano indignate intorno a me le donne botulinizzate che riempivano il cinema Odeon. Marino lo conosco e non mi piace, del Pd penso tutto il male possibile. Le dico, ma non possiamo tenerci Alemanno. Non dopo quello che ha combinato. Rosa scuote la testa, basta, il mio voto non lo do' più. Domani saprai quante Rose ti sei perso per strada Pd.

sabato 25 maggio 2013

La grande bellezza


la Roma notturna, drogata, sbronza, corrotta, putrescente che Sorrentino allestisce intorno a Jep, il suo protagonista sessantacinquenne e' solo più elegantemente filmata e descritta della Roma che Roberto D’Agostino racconta giorno dopo giorno sul suo blog Dagospia e nei suoi Cafonal. Il cardinale che ammannisce ricette di cucina invece che consigli spirituali; la ricca che riempie facebook di sue foto nuda; la direttrice di giornale nana; la bambina costretta a spacciarsi per artista; l’attrice che corre contro un muro e non sa spiegare le ragioni delle sue performance; l’ex compagna che sta sempre in televisione e si vanta di essere una madre modello; il burino che sogna di entrare nel mondo del teatro e di farsi un’attrice; la spogliarellista triste che non invecchiera'; l’angosciata madre del giovane fuori di testa; il vedovo che si consola con la polacca; la santa incartapecorita esibita in giro; le tante suore che si aggirano tra i monumenti, non sono che una serie di figurine sbiadite e il Jep di Beppe Servillo non e' da meno: di lui sappiamo che ha avuto un solo amore (per la fidanzata dei diciotto anni), che ha scritto un solo libro e che la Roma che disprezza dal profondo lo aiuta ad anestetizzare il senso di se'. Di fronte a questo film si prova un gran senso di vacuita' che la bellezza delle immagini non riesce a colmare.

The Parade


Belgrado: Limun, il tatuato e muscoloso proprietario di una palestra di judo esce dalla doccia di casa cantando inni marziali e si accorge che hanno sparato al suo cane. Ancora in accappatoio, corre con il cane sotto braccio dal veterinario e, sotto la minaccia di una pistola, costringe Radmilo, il dottore, a operare subito l’animale. Radmilo, un pacioccone terrorizzato, salva il cane e poi scoppia in un pianto liberatorio. E’ questo l’inizio di un film pieno di divertimento e intelligenza,  di sorprese e riflessioni. Si chiama The Parade, La sfilata, non e' stato doppiato, e a Roma si puo' vedere solo al cinema Politecnico. Radmilo e' il compagno di Mirko, un regista teatrale ostracizzato per la sua omosessualità, che per mantenersi organizza matrimoni da favola. E' a lui che si rivolge Biserka, la promessa sposa di Limun, che sogna una cerimonia spettacolare. Mirko accetta di occuparsi delle nozze, ma a una condizione: Limun dovra' organizzare un servizio d’ordine per il gay pride che lui sogna da anni di tenere nella omofobica Belgrado, dove persino la polizia e' connivente con i picchiatori. Nei centoquindici minuti del film seguiamo l’evoluzione del personaggio di Limun, da rozzo militarista, preoccupato di affermare sempre e comunque la sua virilità, a uomo capace di capire e difendere i diritti dei diversi da se'. Il tutto con un’ironia travolgente che abbatte in un colpo non solo i pregiudizi contro gli omosessuali, ma anche quelli che i serbi nutrono, ricambiati, contro kossovari, croati, albanesi e chiunque altro li circondi. Abbondonato dai suoi sgherri omofobi, Limun partirà con il veterinario Radmilo alla ricerca di suoi ex avversari di guerra e metterà su una sgangherata banda che si battera' con coraggio e convinzione per i suoi nuovi protetti. Scritto e diretto da Srđjan Dragojević. Non ve lo perdete.