venerdì 3 maggio 2013

in cucina

il figlio deve andare dal dottore: e' pieno di bolle. Chiede alla sorella un passaggio in macchinetta; lei dice si', ma in cambio mi prepari il pranzo (lui alle due e' a casa, lei non torna da scuola prima delle tre). Il figlio cuoce i tortellini, li condisce, mette una fettina di carne in padella. Quando mi raccontano come si sono organizzati mi torna in mente il colloquio tra mio padre e suo nipote rimasto orfano all'eta' di cinquant'anni. Mio cugino, che pur non ha entrate, aveva pensato di risolvere il problema del mangiare andando ogni giorno al ristorante a pranzo (a cena posso saltare, se mi riempio bene mezzogiorno, aveva aggiunto). Papa', pur negato in cucina, si era sforzato di suggerirgli qualche piatto semplice da preparare; l'idea di uomini incapaci di farsi il cibo da se' mi sembra così triste, così anacronistica. A quindici anni, il figlio e' perfettamente autonomo in casa: non so se sia un mio merito o un effetto collaterale del mio lavoro a tempo pieno.

1 commento:

Anonimo ha detto...

ovvio che è merito tuo, sarà un maschio migliore di quelli con cui sei cresciuta