mercoledì 29 maggio 2013

La famiglia Karnowki


La famiglia Karnowski e' soprattutto una storia di padri e di figli: delle ambizioni che si proiettano sui nuovi nati, dei reciproci fraintendimenti, degli influssi esterni che condizionano le giovani generazioni, del tentativo di venirsi incontro fino all’ultimo istante. David, il capostipite che occupa la prima parte della narrazione, e' un ebreo polacco coltissimo e abile nel commercio di legname. La sua citta' d’origine, Melnitz, gli sta stretta, e non esita a trasferirsi con la moglie Lea a Berlino. Qui nasce Georg, il vero protagonista del racconto. Da bambino, viziatissimo dalla madre, e' capriccioso, ribelle, fa sempre di testa sua e sceglie gli amici più sordidi; da adolescente fa disperare il padre, saltando la scuola, ubriacandosi e frequentando locali malfamati. Sordo agli appelli dei genitori affinché cambi vita, Georg resta fulminato dall’incontro con il dottor Landau, così generoso da curare gratis tutti i poveri del suo quartiere. Georg abbandona gli studi di filosofia, si dedica alla medicina, s’innamora perdutamente della figlia di Landau, l’affascinante Elsa, ma si scontra contro il desiderio di lei di dedicarsi alla politica e di mantenere la sua indipendenza. Tornato dal fronte (la prima guerra mondiale), Georg, divenuto un ginecologo famoso, sposa Teresa, la timida infermiera che e' pazza di lui. Il padre, furioso perché la sposa non e' ebrea, rompe i rapporti con lui. Tanto Georg e' un uomo bello, risoluto, di successo, tanto suo figlio Jegor e' un bambino fragile, ombroso, problematico. Nel frattempo Berlino e' cambiata: da citta' accogliente nei confronti degli ebrei, che dirigono giornali, banche, empori, che hanno combattuto nell’esercito germanico sentendosi tedeschi a tutti gli effetti, diventa luogo di terrori e sopraffazioni. Jegor sperimenta sulla propria pelle cosa voglia dire essere di sangue misto, avere i capelli neri e l’ascendenza ebraica del padre ed e' su quest’ultimo che riversa la sua sofferenza, il suo odio. Ha uno zio scemo, Hugo, un nullafacente che vive sulle spalle del cognato e che ha conosciuto un solo momento felice in battaglia: Jegor lo idealizza, ne fa il suo modello di vita. L'umiliazione subita da Jegor a scuola, quando il preside lo denuda di fronte all’intera scolaresca per mostrare l’inferiorita' fisica degli ebrei, e' spaventosa, ma anche questa non fa che rinsaldare il sogno impossibile del ragazzo di essere ariano. La famiglia Karnovski si sottrae all’inferno berlinese partendo per gli Stati Uniti e Jegor si sente strappato a cio' che ha di più caro. Da tempo non mi immergevo così in un un libro, assaporandone ogni capitolo, ogni personaggio, ogni storia. Conoscevo e amavo l’Isaac Bashevic Singer della Famiglia Moskat, del Mago di Dublino, dei racconti. Grazie ad Adelphi e alla traduttrice Anna Linda Callow ho scoperto suo fratello Israel Joshua e la sua chiarissima prosa, capace di rendere con pochi tratti un’epoca, un luogo, un’atmosfera, un carattere, mi ha conquistato.
 

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