sabato 4 maggio 2013

Pronti a tutte le partenze


di libri su lavoratori precari, e soprattutto su professori precari, di questi tempi se ne leggono parecchi. Il meccanismo e' chiaro: ti tolgono le classi, stai a casa a non far niente, scrivere sai scrivere, perché non tentare di sublimare rabbia e frustrazione in un romanzo? Pronti a tutte le partenze di Marco Balzano, classe 1978, si distingue dalla produzione media sul precariato per il suo tono lieve, autoironico. Giuseppe, il protagonista, viene da un paese vicino Salerno, ha trentadue anni e a fine estate scopre di non avere più una cattedra, grazie ai tagli fatti dalla Gelmini, e di non avere più una casa, perche' la sua fidanzata Irene si e' trovata un altro. Il padre nel suo autolavaggio non lo vuole e lo spinge ad accettare una supplenza a Milano. Qui Giuseppe passera' dalla tetra casa della zia alla condivisione di un appartamento con un ingegnere cinese, un cameriere marocchino e un collega aquilano. L’amicizia tra maschi, la tendenza a incappare nelle donne sbagliate (Irene tornera' alla carica per poi tradirlo di nuovo; Carmen non gli dira' di avere un fidanzato poliziotto), l’amore per Dante che riempie i giorni bui e vuoti, una significativa esperienza d’insegnamento in carcere, il ritorno a casa, il dottorato a Lisbona alle prese con un noioso glossario di Pessoa, una giovane libraia portoghese che finalmente e' quella giusta: queste le tappe fondamentali del viaggio di Giuseppe alla conquista di se'. Su tutto incombe “la sensazione fastidiosa di essere in ritardo con la vita”. Balzano racconta una storia di oggi, fatta di fatica e di indignazione, di vergogna di rassegnazione e di velata speranza. Bello e molto appropriato il titolo, da un verso di Giuseppe Ungaretti.

Nessun commento: