sabato 15 giugno 2013

I fratelli Ashkenazi


nelle 759 pagine dei Fratelli Ashkenazi (Bollati Boringhieri, traduzione di Bruno Fonzi) ho trovato alcuni dei temi della Famiglia Karnovski, il romanzo che Israel Singer scrisse nel 1942 (questo e’ del 1937). C’e’ la storia familiare: due gemelli nati a Lodz in Polonia, uno intelligentissimo, avido, spietato, macilento in competizione perenne con l’altro, bello, generoso, fortunato. C’e’ il racconto di un’epoca: la rivoluzione industriale in Polonia, il contributo dato dagli ebrei allo sviluppo del settore tessile, le prime rivolte operaie, i pogrom contro il popolo ebraico che si scatenano in ogni momento di crisi. Mentre nella Famiglia Karnowski domina il ritratto, qui prevale l’affresco. Simcha e Jakob, a cui un rabbino predice un futuro di ricchezza, scatenando la preoccupazione paterna, sono solo due pedine della Storia, i loro successi, le loro cadute, persino i loro stessi desideri sono frutto di circostanze piu’ generali, di un movimento che tutto travolge. Quello che piu’ amo in Singer e’ la capacita’ di dar vita sulla carta a tutte le sfumature dell’animo umano: ci sono nel suo libro rivoluzionari puri e arrampicatori sociali, donne innamorate e mangiauomini, soldati spietati e militari idealisti e i vari personaggi conoscono continue evoluzioni al loro interno, proprio come nella vita reale. Ha ragione Goldkorn, in Singer c’e’ del Tolstoj e del Balzac.

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