giovedì 27 giugno 2013

perche' essere felice quando puoi essere normale?

"Mia madre era una depressa istrionica, una donna che teneva una pistola nel cassetto degli stracci e le pallottole in un barattolo di cera per mobili. Una donna che stava alzata tutta la notte a fare torte per non dormire nel letto di mio padre". L'eccentrica, crudele (soprattutto verso se stessa) Mrs Winterson non e' la vera madre di Jeanette, e' la sua madre adottiva, un concentrato di quello che una madre adottiva non dovrebbe essere: anaffettiva, repressa, piena di fobie, ostile all'umanità. L'inizio del libro, in cui giganteggia questo personaggio, e' molto bello: c'e' una bambina che combatte per affermare se stessa, che subisce castighi, intimidazioni, che impara a dormire davanti alla porta di casa chiusa, nel ripostiglio del carbone, che scopre di amare le altre ragazze e non si lascia deviare, che a sedici anni esce di casa e non ci torna più. A sostenere questa ragazza c'e' una passione dominante: quella per la letteratura. Secondo la folle visione materna anche la lettura e' un peccato; Jeanette legge di nascosto in biblioteca tutti gli autori inglesi dalla A alla Z e appena ha dei soldi compra libri che nasconde sotto il materasso (quando la madre li trova, non esita a bruciarli). Jeanette poi viene ammessa a Oxford, scrive, ha tempestose storie d'amore, arriva a un passo dal suicidio, si mette sulle tracce della madre naturale: in questa seconda parte del libro la narrazione resta avvincente, ma senza raggiungere l'intensità dell'inizio, la sua potenza. Perché essere felice quando puoi essere normale? e' uscito nel 2012 da Mondadori nella traduzione di Chiara Spallino Rocca.

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