lunedì 10 giugno 2013

Treno di notte per Lisbona


un Jeremy Irons invecchiato e stropicciato gioca a scacchi da solo, poi esce di casa. Sul ponte di Berna vede da lontano una ragazza che sta per lanciarsi nel vuoto. Molla l’ombrello e corre a salvarle la vita. Lei gli chiede di portarla con se', lui acconsente e la fa entrare nella classe di liceo in cui insegna. Distribuisce i compiti tra i ragazzi e non fa in tempo a raggiungerla quando lei scappa dall’aula. Gli rimane l’impermeabile rosso che la donna indossava, il libro in portoghese che trova nella sua tasca e un biglietto di treno per Lisbona che si affretta a utilizzare. Stasera sono andata a vedere Treno di notte per Lisbona nel cinemino ex parrocchiale vicino a casa vecchia. Questo film di Bille August e' stato parecchio tempo in programmazione in centro, ma trovavo sempre una ragione per non andare a vederlo. E facevo bene. Come me, anche Antonella e Olivia l’hanno trovato un pappone indigesto. C’e' una Lisbona da cartolina, c’e' un triangolo amoroso ambientato ai tempi della dittatura, c’e' un libriccino sentenzioso da cui il professore resta fulminato, c’e' un torturatore non immune dalla gratitudine, c’e' una sorella morbosamente attaccata al fratello, e soprattutto c’e' la sciocchissima idea di fondo che era meglio vivere nell’emozionante Portogallo di Salazar dove ti spezzavano le dita se eri all’opposizione che nella civile Svizzera di oggi, dove al massimo ti puo' capitare che tua moglie ti lasci perché sei noioso. Povero Jeremy, che ti tocca dire in questo film.

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