mercoledì 31 luglio 2013

a chi interessa la sentenza

da ieri a piazza cavour sono schierati da una parte polizia e carabinieri e dall'altra giornalisti. Ieri c'erano più poliziotti (due camionette più quella dei carabinieri), oggi più giornalisti (tornando a casa ho visto quello del tg2 che parlava su un catafalco che lo faceva sembrare dentro il Palazzaccio). L'evento che si attende e' la sentenza della corte di cassazione su uno dei tanti processi di Berlusconi. A mancare in piazza e' la gente: non c'e' chi spera che Berlusconi venga condannato in via definitiva, non c'e' chi ritiene questa eventualità una catastrofe. Sul caimano il paese resta diviso a meta', ma non ce ne libereremo mai: lo chiamano il leader dell'opposizione, ma e' al governo, cade e risorge, spende e spande e qualcuno che lo tira fuori dai guai c'e' sempre. Sono vent'anni che non parliamo d'altro e intanto viviamo in un paese ogni giorno peggiore.

martedì 30 luglio 2013

impanicata

mancano ancora tre giorni, che in teoria sono pochi, ma se uno li passa a pensare al suo bambino che soffre in balia dei flutti irlandesi diventano moltissimi. Dal momento che non posso più parlare con il figlio che ha il telefono scarico (l’orrido istruttore francese non consente una sosta a terra per caricare i cellulari, non sia mai) la mia immaginazione malata prefigura gli scenari peggiori: lo immagino sulla barca isolato dalla congrega dei velisti assatanati; preso in giro perché vorrebbe farsi una doccia; affamato, gelato, bagnato, arrabbiato, disperato…E se provassi a mettermi in contatto con lui? Potrei chiamare la scuola, farmi dare il numero dell’orrido istruttore francese. Ma a quel punto non farei che accrescere la sua reputazione di italiano viziato, si chiama a bordo per un’emergenza, non per chiedere al proprio figlio, come ti va. Non c’è una soluzione, devo solo aspettare che arrivi venerdì e tentare di distrarmi dai miei truci pensieri. C’è sicuramente di peggio, ma c’erano molte vacanze più divertenti per lui e più rilassanti per me che si potevano organizzare.  

Nostalgia

Noa e Amir hanno ventisei anni. Si amano e decidono di andare a vivere insieme. Stanno finendo l’università (lei studia fotografia, lui psicologia) e scelgono di stabilirsi in un piccolo villaggio a metà tra Gerusalemme e Tel Aviv, dove sono le rispettive facoltà. La casa che affittano è separata da una parete sottile da quella di Moshe e Sima, un autista di autobus e una casalinga quasi coetanei che hanno due figli. Poi c’è Yotam, un bambino che vive poco lontano: ha appena perso suo fratello nella guerra del Libano e i genitori sono così presi dal loro dolore da dimenticarsi di lui. Infine c’è Saddiq: è arabo, fa il muratore e riconosce in quella di Moshe l’abitazione che ha dovuto abbandonare con la famiglia quando era piccolo. Le voci di questi personaggi s’intrecciano raccontando ognuna un pezzo di storia. I due giovani passano dall’euforia della convivenza a incomprensioni e mutismi, la casalinga si sente battere il cuore per lo psicologo, il marito di lei se ne accorge ma fa finta di niente, il bambino si affeziona agli studenti e stando con loro ritrova coraggio, il muratore entra nella sua vecchia casa e viene portato via dalla polizia…Sullo sfondo l’assassinio di Rabin nel 1995, gli attentati seguenti, il clima di paura e destabilizzazione perenne. Della nuova generazione di scrittori israeliani (è nato nel 1971) Eshkol Nevo mi sembra il migliore: i suoi personaggi diventano subito familiari al lettore, che sente su di sé le loro fatiche a capirsi e il desiderio che hanno di una vita migliore. Traduzione di Elena Loewenthal, Mondadori 2007.      

lunedì 29 luglio 2013

dopo Mykonos

aveva fame (al ristorante ha spazzolato in un attimo un piatto di carbonara e una tagliata di manzo, cibi non proprio adatti al calore di queste serate romane) e sonno (era andata a dormire alle sei di mattina e stava per perdere il volo delle undici, poi in corsa con le amiche era riuscita ad arrivare in tempo all'aeroporto), ma per il resto la figlia di ritorno da Mykonos emanava energia e allegria. Non è un'isola per famiglie ci ha detto, c'era musica in spiaggia a tutte le ore, e alle sette di sera si cominciava a ballare. Ci ha concesso una serata. Oggi è andata da Livia al mare vicino Roma, mercoledì raggiunge il nonno per il suo compleanno. Mi piacerebbe avere un briciolo della sua energia (all'allegria, quella che ti fa ballare in una spiaggia affollata, rinuncio, sarà per un'altra vita).

domenica 28 luglio 2013

incubi in barca

gli slanci lirici per il mare di Ponza si sono interrotti bruscamente alle dieci e mezza di sera quando il figlio mi ha chiamato dalla barca irlandese. Mi viene da vomitare, fa freddo, ci sono le onde e tutti parlano solo francese, sto male!!!! Invece che ancorata di fronte all'arco naturale sotto le stelle e senza un filo di vento, stanotte mi sentivo in mezzo a una tempesta, volevo fare pipì e non potevo, bere e non c'era acqua. Nei momenti di lucidità immaginavo di prendere un volo per Dublino, poi mi dicevo, sei pazza. Facevo il conto dei giorni che gli restavano da stare lì e mi spaventavo. La mattina le paure si affrontano meglio. L'arco, che mi pregustavo tutto per me nel primo bagno mattutino, è stato invaso da giovani romani vocianti.Il bagno l'ho fatto lo stesso ma, quando alle nove hanno attaccato anche la musica a tutto volume, ci siamo mossi verso un'altra caletta. Stasera cena a Roma con la figlia tornata sana e vispa dalla Grecia. Un pezzo di famiglia ritorna al suo posto.

sabato 27 luglio 2013

il momento più bello

cala il sole, e le barche, una a una, prendono la via del porto. I pochi che dormono in rada si dispongono distanti dagli altri. Il caldo è finito, i rumori pure. C'è chi fa un ultimo bagno, chi prepara la cena. Dondoliamo appesi alla nostra ancora, la sera è lunga e pigra e ci si stende davanti.

notizie dall'Irlanda

dopo la dura settimana preparatoria, il figlio si è imbarcato con il cugino e altri cinque su una minuscola barca a vela che per una settima sfiderà i venti e la pioggia irlandesi. Stamattina il suo elenco di lamentazioni era molto ampio: si andava dalla mancanza di spazio a bordo, alla scarsa qualità del cibo, dall'aspetto inquietante dell'istruttore al freddo. Ma quello che più lo agitava era l'obbligo di fare i propri bisogni fuori dalla barca, direttamente in mare. Vatti a fidare dell'organizzazione della zia svizzera.

venerdì 26 luglio 2013

in treno con Simenon

potevo anche non prenderlo il treno, al mare potevo andare in macchina con il marito, raggiungendolo in ufficio, o facendomi venire a prendere. Invece ho scelto così e ho scelto bene. All'inizio sul treno regionale non c'era posto a sedere e il romanzo di Simenon, Faubourg (traduzione di Massimo Romano, Adelphi) che mi ero scaricata ieri sul kindle, ho cominciato a leggerlo in piedi. Alla seconda fermata mi sono seduta e, un'ora dopo, prima di scendere a Fondi, avevo finito di leggerlo. Un uomo e una donna arrivano di notte (in treno) in una piccola città francese. Sono furtivi, si separano, si danno appuntamento al giorno seguente. Scopriremo che l'uomo in quel posto ci è nato ed è andato via a diciott'anni. Ne sono trascorsi una ventina, ha girato il mondo senza combinare niente di buono e senza dare notizie di sé. La donna è una prostituta che lui ha portato via da un bordello; lei è perplessa, non pensa che tornare al paese in cui tutti lo conoscevano sia una buona idea. Non lo è. La forza di questo romanzo sta nello sguardo che l'uomo rivolge ai suoi luoghi d'infanzia: uno sguardo rabbioso e nostalgico insieme. Simenon è un maestro nel raccontare la bassezza dell'animo umano, rendendola tangibile, familiare, e nel costruire paesaggi urbani intonati al carattere dei suoi personaggi. Arrivata a casa mi sono messa il costume, sono andata in spiaggia e ho nuotato fino alla boa nel mare rosso scuro di fine tramonto. Dovevo togliermi di dosso la fatica del viaggio e la cappa di tristezza in cui mi aveva immerso questo bel libro.

giovedì 25 luglio 2013

i consigli di simonetta

navigando tra vari siti letterari sono approdata a Lettore ambulante di Simonetta Bitasi e l'ho intervistata per rai letteratura. Simonetta vive a Mantova e fa un mestiere bellissimo: va in giro a parlare di libri, a confrontarsi con i lettori sui romanzi che le sono piaciuti, a suscitare interesse per la letteratura. Nell'intervista ha commentato una citazione della sua amata Zadie Smith. Smith sostiene che oltre al talento dello scrittore c'è quello del lettore: c'è chi nasce con il dono di amare le storie e di saper riconoscere quelle belle da quelle meno belle. (Ecco un talento che mi piacerebbe avere.) Poi ha citato Alan Bennett che dice che la lettura è un muscolo. Sono d'accordo: la velocità nel leggere, la capacità di calarsi in quello che si legge aumentano man mano che si passa da un libro all'altro. Da non perdere la sezione Appena letti del suo sito: mi basterà l'estate per seguire i suoi consigli?

mercoledì 24 luglio 2013

se c'è pure Bob Sinclar

mentre il bollettino del figlio in Irlanda è sempre tempestoso e non solo in senso atmosferico (si lavano interminabili piatti, si mangia male e si va troppo a vela con veri pazzi), quello della figlia dalla Grecia volge al bello, almeno dal suo punto di vista. Continua la sua vita da discotecara con le amiche (alle sei di stamattina ha finalmente raggiunto il letto), si gode la spiaggia nel tardo pomeriggio, fotografa tramonti e lettini (lettini? chi di noi ha mai preso un lettino sulle isole greche?) e stasera, pare, a ballare ci sarà pure Bob Sinclar. Che vuoi di più dalla vita? 

Tutti pazzi per Rose

i 111 minuti di Tutti pazzi per Rose me li sono goduti tutti. Seduta sola soletta nella sala più piccola del cinema vicino casa, mi sono appassionata alla storia d’amore tra l’ingenua ma determinata Rose e il suo affascinante datore di lavoro e allenatore, Louis (Romain Duris: non ti stanchi mai di guardarlo, con la sua espressione tra il malinconico e il divertito). La Francia di fine anni cinquanta viene raccontata dal regista Régis Roinsard con colori pastello, umorismo e un pizzico di nostalgia: il desiderio di emancipazione della donna, gli strascichi psicologici della guerra, la fiducia nell’industrializzazione e il progresso. Bella l’idea di far battere a macchina a Rose i classici della letteratura francese e di farle imparare a suonare il pianoforte per rinforzare le dita: oltre al titolo di campionessa mondiale di battitura e all’amore, la ragazza si ritrova con bel bagaglio culturale. Com’è meravigliosamente francese tutto ciò.   

martedì 23 luglio 2013

zio e nipote

papa' odia star solo. Da lunedì a fargli compagnia al mare e' arrivato Paolo, il mio cugino cinquantenne. Non esistono due uomini più diversi di mio padre e suo nipote: il primo ha sempre lavorato e ha sempre tenuto alla carriera sopra ogni cosa; il secondo ha fatto per pochi anni l'usciere, poi si e' licenziato e da allora vive senza far nulla. Papa' corteggia tutte le donne, di Paolo non si conoscono fidanzate; papa' e' curioso di tutti, Paolo solo delle cose pratiche. E' la prima volta che Paolo viene al mare da noi e, abituato alla spiaggia di Vetri, tutta sassi, non gli sembra vero posare i piedi su una sabbia sottile. I due hanno in comune l'amore per il cibo, e non e' poco: immagino lunghe conversazioni sui pasto che li attendono. Hanno in comune anche l'amore per Esa, la sorella di papa' morta da poco. Papa' e' ateo, ma e' convinto che lei sia contenta di vederli insieme al mare così.

N-W

romanzo sulle ambizioni realizzate e sull’insoddisfazione mai spenta, sul peso delle proprie origini e sulla necessità di non salvarsi da soli, N-W, il nuovo libro di Zadie Smith un po’ avvince e un po’ respinge il lettore, alternando pagine di grande bellezza e forza narrativa a brani meno riusciti. Due amiche d’infanzia Leah e Keisha: la prima bianca, figlia di un’infermiera, laureata in filosofia, lavora in un’associazione no profit e ha sposato un bellissimo e affettuosissimo parrucchiere nero; la seconda, nera, ha studiato legge, è un avvocato affermato, ha un ricco marito mezzo italiano e due bei bambini. Leah combatte contro il desiderio del marito di avere figli; Keisha che si fa chiamare Natalie, contro la sensazione di essere arrivata. In mezzo a queste due storie, quasi da spartiacque tra loro, c’è la cosa più bella del libro, la passeggiata di un certo Felix attraverso il Nord Ovest della città di Londra. L’eco dell’Ulisse joyciano è molto presente negli incontri di Felix. Prima visita il padre, appena lasciato solo dalla sua ultima compagna in una casa piena di spazzatura, poi parla con un vicino rievocando il passato, poi compra una macchina d’epoca e infine va a trovare la sua ex fidanzata che prende il sole mezza nuda sulla terrazza e lo prende in giro amaramente per la sua visione della vita come un videogioco in cui bisogna salire di livello. Un critico inglese ha scritto che con gli spunti che offre questo libro di Zadie Smith si potevano costruire tre o quattro romanzi, ed è vero. L'ha tradotto (bene, e non era per niente facile) Silvia Pareschi per Mondadori.

C'ero una volta

una nuova collana di Fazi, Le meraviglie, una scrittrice che usa lo pseudonimo di Lulù Librandi, un romanzo a metà tra Sophie Kinsella e Helen Fielding ambientato nel giro degli studi legali e della vita notturna di Roma: questo è C’ero una volta, tentativo parzialmente riuscito di trovare una via italiana alla chick lit. Ci sono nel libro i must del genere: la protagonista intelligente e originale ma imbranata, la metamorfosi seguente al cambio di look, il tipo detestato che si rivela il vero principe azzurro, una vita sessuale ricca di disavventure, e c’è (vero punto debole della narrazione) la cornice che ci presenta Lulù affetta da un’amnesia in rapida regressione. Apprezzabili invece sono la rappresentazione delle fatiche di una provinciale (calabrese) alle prese con la metropoli e con il malcontento dei suoi per una carriera che non capiscono e il ritratto dell’ambiente competitivo degli avvocati internazionali, intrappolati dal loro stesso gergo mezzo inglese e dall’ansia da prestazione. L’autrice, avvocato, ha seguito un corso di scrittura alla scuola Omero: lo stile c’è, la verve pure, il colore locale non manca. Un po’ di sostanza ai personaggi e ci siamo.

lunedì 22 luglio 2013

tra i francesi

quando ci siamo salutati alla stazione di Dublino, il figlio era rilassato e sorridente. Lui e il cugino dovevano prendere il treno per Cork e poi l'autobus per l'aeroporto. Li' avevano appuntamento con un maestro della scuola di vela. Stasera al telefono il tono era molto più mogio. Sono tutti francesi, mi ha detto, e più grandi di noi. Tommaso si e' affrettato a prendere il mano il telefono, i nostri compagni di barca non li abbiamo ancora visti, ha affermato in tono speranzoso. Il figlio con la lingua francese ha combattuto tre anni alle medie e non sa dire neppure buon giorno. Perché e' voluto andare a fare vela in Irlanda con i famosi Glenans? Come gli passano ora queste due settimane?

domenica 21 luglio 2013

lo spillo di Dublino

intorno alle quattro di pomeriggio dovevamo riunirci con il nipote svizzero che domani parte con il figlio per il corso di vela vicino Cork. Lui veniva in aereo da Copenhagen, dove aveva fatto una settimana di calcio; l'appuntamento era al nostro albergo, ma stando in giro gli avevo mandato un messaggio. Mi ha chiamato, ha detto sono in centro, sotto lo spillo, ci vediamo qui. Ho messo giù pensando che mi avesse dato un riferimento noto. Marito e figlio mi hanno insultato, che spillo e spillo, può essere ovunque, sotto qualsiasi monumento. Abbiamo provato a richiamarlo, ma scattava la segreteria telefonica, aveva il telefono scarico. Per un'ora ci siamo aggirati per il centro di Dublino. La musica, la folla  erano diventati di colpo ostili e intralcianti. Io ero dispiaciuta di aver gestito così male la telefonata, ma in fondo tranquilla: Tommaso è uno che se la cava sempre. Finalmente ci ha chiamati da un telefono pubblico e ha spiegato al marito dov'era (sotto uno slanciato obelisco d'acciaio in una delle vie principali, aveva ragione, ci eravamo passati davanti senza vederlo più volte). Ora siamo in stanza, i due chiacchierano fitto fitto, il nipote non si è ancora fatto la doccia che diceva di desiderare moltissimo. In Grecia la figlia si è felicemente insediata nell'appartamento di Mykonos con le sue due amiche. Non saranno troppi tutti questi arrivi e partenze?

La veglia

ad Anne Enright sono arrivata facendo una ricerca sugli autori irlandesi. Alcuni di loro li conoscevo bene; volevo però che ad avvicinarmi a Dublino fosse qualcuno che non avevo mai incontrato prima. La veglia, tradotto in italiano da Sergio Claudio Perroni nel 2008 per Bompiani, è un romanzo molto irlandese per l'atmosfera che evoca e i temi che tratta. L'io narrante, Veronica, proviene da una famiglia dublinese molto numerosa. Il suicidio del fratello Liam, quello a lei più vicino, non la sorprende, ma la turba profondamente. Nel corso del libro seguiamo la protagonista mentre, incapace di sostenere la solita routine, sprofonda nella riflessione sul suo passato. La figura dominante dell'infanzia di Veronica e Liam, non è la madre (da sempre svampita e poco attenta ai suoi figli), ma la nonna Ada, a cui spesso loro sono affidati. La figura dell'eterno corteggiatore di Ada, il signor Nugent, nei ricordi di Veronica passa da un alone romantico a contorni inquietanti. La veglia si legge come un giallo, i colpevoli però sono molti; nel rendere la complessità delle umane motivazioni Enright è bravissima.

sabato 20 luglio 2013

primo giorno a Dublino

gli abitanti di Dublino hanno la pelle più chiara che io abbia mai visto. E sono spiritosi e fantasiosi: alla madre che lo esortava a tacere una volta entrato nella biblioteca del Trinity College, il bambino in fila dietro di me ha risposto, perché i libri dormono e non li dobbiamo svegliare? Tanti passeggini ovunque e uno sconto speciale ai musei per genitori con quattro figli. La lingua che parlano è terribilmente sbiascicata, facciamo finta di capire, e andiamo a senso. Sul pullman scoperto abbiamo attraversato tutta la città in una giornata di sole che ne esaltava i colori: fiori a cascata sui pub, prati verdissimi e porte rosse, blu e gialle a vivacizzare le case di pietra. Per le strade del centro un fiume di persone, musica, cibo e birra in quantità. Il figlio è riuscito a ottenere da noi i guanti da vela e le scarpe, più il kit di pronto soccorso; se porta tutta la dotazione, al corso finiranno per prenderlo in giro. Ora siamo crollati in albergo, usciamo solo per cena. La figlia è a Roma e domani mattina prende il volo per Mykonos: fa tutto da sola, valigia, trasferimento all'aeroporto. La trattiamo da grande, speriamo lo sia davvero.

venerdì 19 luglio 2013

come cambiano i problemi

stamattina la mia preoccupazione prevalente era il cattivo umore del figlio. Ieri, tornato dal mare, dove diceva di divertirsi e di stare in compagnia, era cupo e silenzioso. Mentre lavoravo mi chiedevo: e se a Dublino, prima di partire con il cugino, passa due giorni senza rivolgerci la parola? Poi tra una lettura e l'altra ho pensato: avra' messo in valigia tutto l'occorrente per due settimane di vela in Irlanda? Per capire che tipo di abbigliamento doveva portarsi, sono andata a pescare una vecchia mail della scuola e aprendo gli allegati sono rimasta agghiacciata. Tra i documenti obbligatori c'erano il certificato del medico e quello di un maestro di nuoto. Tra le cose da portare c'erano guanti da vela, scarpe impermeabili, coltello a serramanico, sacco a pelo, kit di pronto soccorso... Il pranzo in Dear mi e' andato storto e alle due sono volata fuori per trovare una soluzione a tutti questi problemi. Avevo lasciato il finestrino della macchina aperto; il temporale aveva trasformato il mio sedile in una piscina. Inzuppata dal collo ai piedi sono corsa a prendere il figlio. Alle tre ci siamo fatti firmare il foglio dal nostro dottore (chi mi vedeva davanti non sapeva che dietro ero tutta bagnata), alle tre e dieci eravamo al centro sportivo, dove hanno certificato le capacita' natatorie del figlio. A quel punto, tirando un sospiro di sollievo, siamo passati anche in farmacia. E il figlio, che nelle emergenze da' il meglio di se', e' tornato a sorridere e a parlare. Ora si parte.

Luce d'estate

“i sogni che non si avverano” sono la materia prima del romanzo di Jón Kalman Stefánsson Luce d’estate ed è subito notte, pubblicato da Iperborea nella traduzione di Silvia Cosimini. Islanda: un  villaggio tra il mare e la campagna, quattrocento persone che si conoscono tutte. A narrare le storie del direttore del maglificio convertitosi in astronomo, della postina curiosa e pettegola, del poliziotto suicida per troppo amore, dell’agricoltore che tradisce l’amata moglie con la vicina che corre è una prima persona plurale, una voce collettiva che sa tutto di tutti e mescola presente e passato. Di Stefánsson colpiscono l’ironia e la sensualità, doti che non si è soliti attribuire agli autori del Nord: dei vari personaggi si sottolinea l’imprevedibilità, e il desiderio sessuale è il motore di quasi tutti gli accadimenti. Al centro, su tutto, domina il piacere del racconto: “le storie non finiscono mai perché proseguono ben dopo che noi ci abbiamo messo un punto, e oltretutto è impossibile circoscrivere una storia intera, ne sfioriamo solo frammenti”. Una vera rivelazione questo scrittore nato a Reykjavík nel 1963 e anche la sua traduttrice deve essere un bel tipo: sul suo sito accanto alle copertine dei libri su cui ha lavorato ci sono dei commenti che vale la pena di leggere: http://www.silviacosimini.com/traduzioni.htm

giovedì 18 luglio 2013

prima dell'esame

prima degli esami io ero uno zombie. Smettevo di studiare e mi aggiravo per casa, andavo a letto presto e mi giravo e mi voltavo, svegliandomi presto. La figlia invece e' carica e concentrata. Stasera e' venuta a cena al cinese con me a salutare Antonella e Eula che partono per le vacanze. Ora la casa risuona della sua voce, sta ripetendo a suo padre le nozioni su cui e' incerta. Sa che l'esame di ammissione alla Luiss e' difficile, ha capito le regole, ci tiene molto a passare. Comunque vada, e' bella la grinta che mostra.

mercoledì 17 luglio 2013

leggerò il Mulino del Po?

uscire dalla Dear alle due di pomeriggio oggi aveva dell'eroico. Si moriva di caldo. Ho parcheggiato la macchina sotto casa e ho raggiunto a passo svelto la libreria Fandango di via dei Prefetti dove avevo dato appuntamento a Richard Ambrosini, professore universitario e traduttore per Adelphi del Caso di Conrad. Carlo, che doveva riprendere il nostro incontro, era in ritardo. Noi due puntualissimi davanti a un caffè freddo ci siamo messi a parlare fitto fitto di Conrad, della potenza di questo romanzo, suggerendoci a vicenda i punti più emozionanti. Mi ha fatto riflettere sulla contrapposizione tra l'uomo di mare puro e idealista (il capitano Anthony) e l'uomo di terra (il meschino de Barral, finanziere fallito e padre padrone). Da Conrad siamo passati al tema della lettura in generale. Mi ha raccontato un festival di Mantova a cui aveva partecipato una Muriel Spark molto vecchia e malandata. L'aveva vista scendere da una macchina appoggiandosi alle stampelle ed era rimasto colpito dall'ovazione, Muriel, Muriel che l'aveva accolta. Non e' vero che in Italia non si legge, abbiamo concordato, i pochi che leggono, leggono molto e perlopiù libri belli. Mi ha detto, e Bacchelli? L'ha letto? Il Mulino del Po e' un libro imperdibile. Poi e' arrivato Carlo e siamo partiti con l'intervista. Mentre seguivo il filo del suo discorso su Il caso, pensavo, devo chiedergli cosa pensa di Ippolito Nievo, scrittore che io amo molto. Ho scoperto che piace anche a lui. Ambrosini l'ho visto oggi per la prima volta, ma parlandoci mi pareva di conoscerlo da tempo e credo proprio che mi deciderò a comprare Il Mulino del Po.

il contenitore di cibo

la giornata è cominciata all’insegna di una puzza nauseabonda. Sul lavandino della cucina stamattina è comparso un contenitore di cibo di plastica con il coperchio verde. Un oggetto all’apparenza vuoto e innocuo che, una volta aperto da me, ha diffuso per tutta la casa un odore micidiale. Per quanto detersivo ci buttassi sopra la puzza non se ne andava. Quando si è svegliata la figlia (in ritardo e di pessimo umore) le abbiamo chiesto se ne sapesse qualcosa. Era nella mia macchinetta da mesi, se l’era scordato una mia amica che ci aveva messo dentro il suo pranzo, ha risposto. In confronto alla sua macchinetta un mattatoio è una profumeria.

martedì 16 luglio 2013

Quando lei era buona

spesso i libri di Philip Roth, oltre a essere belli, sorprendenti, crudeli e tante altre cose, sono anche divertenti. Quando lei era buona, terzo romanzo dello scrittore americano, uscito nel 1967 e ora riproposto da Einaudi nella nuova traduzione di Norman Gobetti è tutto fuor che divertente (come promette la quarta di copertina). Parla di Lucy, una ragazza che ha molto sofferto per via del padre ubriacone. Lucy è decisa a fare una vita diversa da quella della sua debole madre, sempre disposta al perdono. Studia molto, a scuola evita di prestare ascolto a chi la prende in giro per i suoi familiari, lavora in un bar per pagarsi il college. Il destino però mette sulla sua strada Roy, un giovane di bell’aspetto che è stato in guerra (la storia è ambientata negli anni quaranta nel Midwest)  e coltiva vaghe ambizioni artistiche. Roy comincia a fotografare Lucy, poi seguendo la tattica che gli ha insegnato un commilitone le dice ti amo, ti amo e la convince piano piano a cedergli, a scivolare con lui nei sedili posteriori della macchina. La cosa più triste del libro è che Lucy neppure per un istante ama Roy e non fa che pianificare il momento migliore per lasciarlo. Va a finire che dopo qualche mese nell’agognato college, la ragazza scopre di essere incinta. Le pagine che riportano il colloquio con il dottore del campus, sordo alla disperata richiesta di abortire della studentessa, sono strazianti, ma quando suo padre si offre di pagare per sbarazzarla della gravidanza Lucy, per dispetto, decide di sposare Roy e neppure la nascita di un bambino dolce e tranquillo riuscirà a placarne la furia. Romanzo sull’insoddisfazione, sull’estremismo emotivo Quando lei era buona mette a dura prova il lettore: come si fa a seguire per pagine e pagine una protagonista che si detesta?

quasi quasi faccio filosofia

ieri sera abbiamo aspettato la figlia fino a mezzanotte. Eravamo troppo curiosi di sapere com’era andato il suo primo giorno di lezioni di economia alla Luiss. E’ tornata entusiasta. Il piede le si era gonfiato sotto la fasciatura e sembrava una salsiccia, ma non ci aveva badato più di tanto. Era contenta di aver fatto amicizia con un gruppo di napoletani, di aver trovato una compagna di scuola, della ricca mensa dell’università, della gita alla sede alla Stazione Termini con giochi e simulazioni. Ma soprattutto le era piaciuta la prof dell’orientamento che aveva insistito sul fatto che bisogna seguire le proprie passioni e non i consigli dei genitori. Ci ha detto, io non ho mai fatto bene filosofia, la nostra insegnante non ci capisce niente. Però è una bella materia, quasi quasi faccio filosofia.

lunedì 15 luglio 2013

tornare al lavoro

oggi eravamo in tre a essere tornati da una breve vacanza. Enrico rimpiangeva la Puglia, Giulia l'Umbria. Io mi vergognavo a confessare il piacere di tornare alla mia scrivania dopo una settimana di mare. Il fatto e' che mi sto occupando solo di letteratura e questo fatico a considerarlo un lavoro. Peccato non duri.

domenica 14 luglio 2013

la scuola estiva

il corso di una settimana alla luiss con esame finale lo chiamano Summer School. Oggi alla presentazione c'erano i duecento ragazzi iscritti più i loro genitori: venivano distribuiti braccialetti di plastica con pennetta incorporata e schemi sulle lezioni, si prenotavano le cene a Termini e a Trastevere. La sede, imponente, e' immersa nel verde dei Parioli. La figlia zoppicante (alla fine dal pronto soccorso di Fondi ce ne siamo andati senza radiografia, non potevamo aspettare ancora) si guardava intorno spaesata. Il marito ci teneva a lasciarla alla cena facoltativa con caccia al tesoro; a me faceva pena, così dolorante. E' venuta via con noi. Domani entra alle 8,30 e esce alle 11 di sera. Ce la fara'?

al pronto soccorso di Fondi

ieri sera andando in discoteca con gli amici, la figlia è inciampata. Ha ballato tutta la sera sulla caviglia gonfia, ed è andata a dormire alle tre. All'una dovevamo partire per Roma: entro le sette di sera deve essere alla Luiss per l'iscrizione alla settimana di orientamento con esame finale e domenica mattina ha il biglietto per Mykonos. Si è alzata dal letto zoppicando. Siamo da un'ora nella sala d'aspetto del pronto soccorso di Fondi. Dieci minuti fa si è affacciato un medico. Ci ha detto che è solo qui con due infermieri, e che il tecnico di radiologia deve venire da Terracina. Se ce l'avessero detto subito...  Mentre noi siamo qui che aspettiamo, il traffico verso la città cresce. Riusciremo a fare la radiografia, a passare da casa e a portarla alla Luiss? In questa saletta tra le montagne in compagnia di due extracomunitari che sembrano far parte dell'arredamento e tre rumorose macchine per le bibite il tempo scorre pianissimo

ritorno!

alla fine abbiamo anticipato la partenza. Dopo due bei bagni a Palmarola, ci siamo spostati a Ponza, dove pensavamo di passare la notte. Si era alzata un po' di onda, avremmo dovuto girare l'isola in cerca di una baia riparata dal vento, erano già le cinque...abbiamo puntato verso la costa. La cena fuori programma con i figli in giardino è stata molto allegra, molto diversa da quella del giorno prima. Ogni tanto fa bene una fuga.

sabato 13 luglio 2013

I ragazzi Burgess

che I ragazzi Burgess sia un bel libro, uno di quelli che una volta finito continua ad affacciarsi tra i pensieri del lettore, lo capisci verso la fine, quando i tre Burges ti sono diventati familiari. All'inizio si è spiazzati dal fatto che non è facile identificarsi in nessuno dei tre protagonisti: Jim, il maggiore, è arrogante; Bob e Susan, i due gemelli cinquantenni, sono entrambi apatici, e la seconda è pure aggressiva. A innescare la trama è il gesto sconsiderato di Zach, il figlio diciottenne di Susan, che getta una testa di maiale dentro una moschea. I due zii, avvocati, dovranno darsi da fare per toglierlo dai guai. Siamo a Shirley Falls, una cittadina del Maine invasa da profughi somali. Elizabeth Strout racconta tre fratelli legati indissolubilmente dall'incidente in cui il padre ha perso la vita quando erano piccoli; racconta la difficoltà degli americani a rapportarsi con popoli diversi da loro; racconta l'America di New York e quella della provincia, e gli abissi che le separano; racconta il matrimonio, l'educazione dei figli, gli esiti incerti di entrambi. È il quarto libro che leggo di Strout ed è l'ennesima conferma del grande talento di questa scrittrice. Traduzione di Silvia Castoldi, Fazi editore.

una barca per due

iera sera il marito è arrivato stremato. Il traffico alla fine di una settimana di lavoro gli aveva dato il colpo di grazia. A cena ha parlato della gita a Palmarola con pernottamento e l'ironia dei ragazzi al riguardo non gli è andata giù. Offeso all'idea che loro non fossero attirati dalla prospettiva di un week di sole, mare piatto, isolamento si è andato a buttare sul letto subito dopo cena e alle nove ronfava. Stamattina aveva ancora l'aria del bambino imbronciato. Gli ho detto, andiamo noi due, loro se la cavano benissimo da soli, tra passare una serata con amici e in barca con i genitori cosa avresti scelto a quindici anni (se ti avessero fatto scegliere)? L'alternativa che avevamo era aspettare che si svegliassero, caricare la barca di ragazzi, fare un bagno al largo e tornare. A me sarebbe piaciuta, lui la considerava uno spreco vista la bella giornata. Abbiamo fatto la spesa, riempito il frigo di cibo. Sono entrata nelle loro stanze, ho sussurrato istruzioni a facce piene di sonno che fingevano di capire. Siamo a bordo, si va.

venerdì 12 luglio 2013

l'ombrellone vuoto

dopo i primi giorni passati al mio fianco,  il figlio ha finalmente ritrovato l'amico dell'anno scorso e si è volatilizzato di giorno e di sera. La figlia, ogni tanto passa di qua, circondata da uno stuolo di amiche. Non c'è più Isabella che si riempie di crema e che riempie di crema Margherita, non c'è papà che attacca discorso con tutti, non c'è Virginia, sempre pronta per una passeggiata. Sotto l'ombrellone ci sono solo io e il mio libro. 

fermezza o crudeltà?

squilla il telefono della figlia: lei vede che si tratta del suo ex fidanza e non risponde. Oggi sarebbe stato il nostro quarto anniversario (il quarto mese), dice. Lui agli anniversari ci credeva: la rosa rossa e un regalo non mancavano mai. Le dico, rispondi! È meglio così, dice lei, non  abbiamo niente da dirci. Non so se invidiarla o temerla per la sicurezza con cui si gestisce.

giovedì 11 luglio 2013

Limonov

scrivere di vite reali che non sono la sua è la specialità dello scrittore francese Emmanuel Carrère, che però non rinuncia mai a confrontare la sua esperienza con quella dei soggetti della sua narrazione. Con Eduard Savenko, rinominatosi Limonov, l'alto borghese Carrère non sembra avere molto in comune. Eppure Carrère, e il suo lettore con lui, insieme alla repulsione per gli eccessi di questo moderno avventuriero, prova attrazione per la folle coerenza del personaggio, sempre schierato dalla parte dei perdenti, deciso a sperimentare sulla propria pelle il disagio del mondo. Limonov non è solo il formidabile ritratto di un uomo ora settantenne che ne ha passate di tutti i colori, spostandosi da Mosca a New York, da Parigi a Belgrado, mischiandosi con capi di stato, intellettuali e diseredati di ogni paese; è anche il ritratto di un'epoca piena di risvolti oscuri. Come hanno vissuto i russi la scoperta delle nefandezze dello stalinismo? Che cosa ha fatto davvero e cosa aveva intenzione di fare Gorbaciov? Come si spiega il potere di Eltsin? Da dove salta fuori l'orrido Putin? Un saggio su questi temi non l'avrei affrontato sulla spiaggia per puro diletto. Limonov me lo sono scolato tutto d'un fiato, colmando molte mie lacune, aprendomi a nuove curiosità. Grazie Carrère. (E' un libro Adelphi, tradotto da Francesco Bergamasco.)

mercoledì 10 luglio 2013

la pace con il robot

l'avevo tanto criticato quando me lo sono trovato tra i piedi, non immaginavo che saremmo diventati così amici. Il robot tondo e piatto a forma di ufo si aggira per le stanze togliendo la sabbia. Ha solo la pretesa di non incontrare ostacoli davanti a sé: per il resto non parla, non spettegola, non critica, non recrimina. La sua efficienza è pari al suo mutismo. Dovrei solo imparare come si svuota, se no tra un po' scoppia. Gli voglio bene ma non fino al punto di leggere il libretto delle istruzioni; anche l'affetto ha i suoi limiti.

nuotare

mi è sempre piaciuto nuotare e l'ho fatto in tanti mari diversi. Nel mare di Sperlonga però mi sento più tranquilla che altrove: conosco la baia, il fondale, non temo meduse, strani pesci, scogli, mareggiate. In questi giorni l'acqua è più pulita di sempre, saranno le piogge frequenti, la scarsità dei bagnanti. È fredda, e il freddo m'incoraggia a nuotare. Al ritorno dalle nuotate sotto l'ombrellone mi aspetta l'inquietante Limonov: che gran libro, che grande scrittore è Carrere.

martedì 9 luglio 2013

i tre Firenze

i tre Firenze, mia sorella, mio cognato, la figlia undicenne sembrano tre, ma in realtà sono uno. Vivendo lontano dal loro paese, dalle loro famiglie, parlando un lingua che hanno dovuto imparare, sono diventati un blocco compatto: ognuno di loro sa quello che fa l'altro e gli dà il suo appoggio incondizionato, si completano i discorsi a vicenda. Sono come tre soldatini di un minuscolo esercito schierato per affrontare il mondo. Non che vivano male, in allerta perenne; sanno anche godersi le cose, ma dagli altri si aspettano poco, li vedono come comparse di uno spettacolo i cui veri protagonisti sono solo loro. Ognuno si è scelto un ruolo e lo interpreta con convinzione: Isa fa l'eterna ragazza, Giusi il marito geloso, Margherita la piccola saggia. Non ci sono gerarchie tra di loro, non si capisce se sono tre adulti con qualche tratto infantile o tre bambini cresciuti. Mi stanno facendo molta compagnia.

lunedì 8 luglio 2013

Il caso

un Conrad doppiamente anomalo quello riproposto da Adelphi e tradotto da Richard Ambrosini con il titolo Il caso: parla soprattutto di donne e finisce bene. La prima parte è un po' farraginosa: per oltre duecento pagine giriamo intorno alla triste storia di Flora, che a sedici anni si ritrova sola e senza un soldo, dopo che il padre, uno speculatore finanziario, è stato arrestato, e la perfida istitutrice l'ha abbandonata, riempiendola di insulti. Ma la seconda parte del libro si legge con il fiato sospeso: siamo in alto mare, sulla barca del capitano Anthony, che ha sposato Flora folgorato dall'amore e dalla compassione per lei. Flora si è imbarcata con il padre, appena uscito di prigione e l'uomo, invece di essere grato al genero, che lo porta con sé sotto mentite spoglie, evitandogli il disonore, lo odia e cerca di mettergli contro la figlia. I marinai, che adorano il loro capitano, non si capacitano del suo improvviso matrimonio con la strana giovane accompagnata dal padre e del dolore che sembra consumarlo; solo un ufficiale, che è al suo primo ingaggio, socializza con i due passeggeri. Idealismo, senso dell'onore, romanticismo estremo contrapposti alla meschinità dilagante: nel finale questo romanzo arriva ad eguagliare gli altri capolavori conradiani per la fortissima tensione che lo anima. Benvenuta la pioggia che mi ha consentito di non staccarmi dal Caso.

una parola malevola

"Viviamo in balia di una parola malevola. Un suono, un semplice perturbamento dell'aria, affonda a volte fin dentro la nostra anima" da Joseph Conrad, Il caso, Adelphi, p.243

domenica 7 luglio 2013

Liguria


la pioggia estiva

piove fitto fitto. Non sembra la stessa giornata assolata in cui abbiamo fatto il bagno alla spiaggia dei trecento gradini, buttandoci dalla barca e nuotando fino alla riva. Il marito è ripartito per Roma, portando con sé gli amici della figlia e lo stesso hanno fatto Stefano, Cinzia e Valerio. Sono con i figli sulla veranda di casa a guardare l'acqua che inzuppa il giardino. A piccole dosi la pioggia estiva è gradevole, a grandi dosi non tanto. Potremmo unire i nostri destini bagnati a quelli di mia sorella, mio padre e Virginia che cenano su in paese, ma ce ne stiamo tra noi. Andiamo al ristorante dell'angolo, se solo finisce il diluvio.

l'America che racconta mia sorella

una industria farmaceutica multinazionale, con una sede italiana in crisi: chi può si fa trasferire nella sede centrale americana. Certo Indianapolis non è New York, ma si guadagna bene ed è sempre America. Una folta comunità di italiani che s'invitano a cena, che confrontano i progressi dei figli, le rispettive carriere, la forma fisica dei mariti e delle mogli. Invidie, contrasti, piccoli e grandi sgarbi, rotture clamorose. I racconti di mia sorella sulla sua vita in Indiana evocano un'atmosfera torbida alla Desperate Housewives. Il mistero più grosso è perché a mia sorella piaccia tanto Indianapolis.

sabato 6 luglio 2013

senza valigia

nella fretta di partire ieri sera non ci siamo ricordati della valigia che la figlia aveva lasciato in camera sua perché gliela portassimo al mare (è partita tre giorni fa con il treno e c'aveva messo roba per un mese anche se sta qui, come me, solo una settimana). Stamattina mi aspettavo mi aggredisse, in altri tempi mi avrebbe dato della madre scellerata. Si è fatta una risata e ha subito accettato la mia soluzione che a portarle i vestiti sia la sua amica che la raggiunge martedì. Ora è con Arianna e Matteo, due tipi carini e tranquilli, felici che siamo arrivati noi ad accudirli e a preparare da mangiare. Nessuna smania di indipendenza, nessun desiderio di stare per conto loro. Stasera cena per quindici in giardino: speriamo solo che i ragazzi non si calino troppo nel ruolo degli ospiti.

venerdì 5 luglio 2013

Il weekend

Lyle porta con sé Robert a casa di Marian e John che sono i suoi migliori amici, anche se lo conosce da poco. Non è un weekend qualsiasi, è l’anniversario della morte di Tony che era il compagno di Lyle e il fratellastro di John. L’ombra di Tony alleggia sulla villa in campagna: i due la frequentavano spesso ed erano molto legati alla coppia che ci vive stabilmente. Robert è giovane, vorrebbe fare il pittore, è innamorato di Lyle, che è più grande di lui e fa il critico d’arte; lo segue in campagna anche se non è convinto che sia una buona idea. E il weekend, cominciato con un certo imbarazzo, si rivela un disastro: tutti scontentano tutti. Ogni personaggio, e perfino il lettore, esce con le ossa rotte e una gran sensazione di solitudine addosso dalla giornata trascorsa a passeggiare, nuotare, mangiare, chiacchierare. E’ che le parole feriscono e che fino a un certo punto si crede di poter sopportare, far finta di niente, poi la situazione deflagra e una cena preparata con cura diventa un’occasione di irreparabile scontro. Si prende in mano il romanzo di Peter Cameron Il weekend e non si riesce più a posarlo. Ci si rispecchia nella debolezza di Marian, che critica Robert per partito preso; nel desiderio di Robert di essere accettato per com’è; nella difficoltà di Lyle di amare ancora;  nell’apatia di John che sta bene da solo. E poi c’è il personaggio di Laura, la vicina italiana, che partecipa alla cena con il suo carico di angoscia per la figlia con cui non riesce a capirsi e che per reagire all’angoscia parla, parla, parla. Amo tutta la narrativa di Cameron, ma questo mi pare il suo libro più bello. E’ del 1994 ed è uscito da Adelphi quest’anno nella traduzione di Giuseppina Oneto.           

l'esame per il patentino

alla fine, dei suoi risicati risultati scolastici il figlio si è un po' pentito: sa che poteva fare molto di più. Per riscattarsi si è impegnato tantissimo nello studio dei segnali stradali e oggi affronta l'esame per il patentino. Il fatto è che l'esame o lo passa o non lo passa: nessun punteggio o lode lo può gratificare. L'importante è che non ci resti troppo male se l'emozione o domande formulate in modo ambiguo lo fanno bocciare.  

giovedì 4 luglio 2013

dallo strega a baffetto

lunedi' mi era stato assegnato il compito di andare al premio Strega. Avrei dovuto fare delle riprese e intervistare il premiato. Una serata mondana: per me un incubo. Ieri si e' deciso che bastava la diretta di raiuno e che la mia presenza non era indispensabile: mi sono sfilata dalla piccola delegazione di rai educational che si recava al ninfeo. Stasera ero sola con il figlio. Ci siamo diretti verso Baffetto; e' iniziato a piovere. Prima che si scatenasse il diluvio ci hanno fatto entrare. Le pizze sono arrivate subito e nel frattempo la pioggia e' finita. Alle nove eravamo a casa. Alle dieci con il libro in mano. Meglio di così.

le prove


propositi per la settimana che viene

cosa mi aspetto da questa seconda settimana di luglio che mi prendo di ferie? Per prima cosa mi aspetto di leggere non solo per interviste (ho una pila di libri che mi aspetta e mi rimprovera perché la trascuro a favore di altro). Poi mi aspetto di sgombrarmi la testa, di stare un po' con i figli, di nuotare molto, di cucinare il giusto. E mi piacerebbe riannodare i fili che mi legano a mia sorella, per qualche giorno in vacanza in Italia. La nostra comunicazione passa attualmente attraverso papà. Magari parlandoci ci capiamo meglio.

mercoledì 3 luglio 2013

Stoker


se non fosse stato per Antonella che e’ una sanguinaria e più i film sono stilizzati e violenti più li apprezza, non avrei mai visto Stoker. Avrei perso molto? Non so bene. Non mi sono annoiata di fronte alla storia di India, una ragazza perennemente imbronciata, che nel giorno del suo diciottesimo compleanno perde il padre in un incidente d’auto e acquista Charlie, un giovane e aitante zio di cui ignorava l’esistenza. India vive con la madre (una Nicole Kidman dalla faccia plastificata per i troppi lifting) in una villa isolata. Le due si detestano: la madre era gelosa del rapporto che legava il padre e la figlia, sempre a caccia insieme (scopriremo poi che c’era un motivo per cui alla ragazza era stato insegnato a sparare). Charlie gioca su questa rivalita', corteggiando l’una e l’altra e strozzando chiunque si accosti troppo alle due. Non ci mette molto India a capire che lo zio e’ un pericoloso maniaco, ma la sua reazione a questa scoperta e’ piuttosto stravagante. Curando fotogramma per fotogramma come una successione di quadri, il sudcoerano Park Chan- Wook mette in scena una sua interpretazione dell’estremismo adolescenziale. Sangue a spruzzo, ma l’orrore e’ congelato come la povera tata che appare all’inizio.

gli entusiasmi del collega

Francesco è un appassionato di letteratura. Lui lavora al portale di arte, ma  cerca continuamente libri e scrittori da consigliarmi. Il che potrebbe essere un bene. Poi però si lascia travolgere dall'entusiasmo. Se lo scrittore, o la scrittrice che intervisto è uno dei "suoi", uno che lui conosce o ha conosciuto in passato, compare accanto a me quando mi presento via skype e mi raccomanda a modo suo. E' bravissima, dice, qualificatissima, sei in buone mani. Io mi imbarazzo mortalmente e credo si imbarazzi anche lo scrittore. Sembriamo una redazione di pazzi. Gli voglio bene, ma un giorno o l'altro sarò costretta a strozzarlo. 

la maglietta di Giulia, la telefonata di Alessandra

in una giornata faticosa, con in mezzo un pranzo condito di veleno (eravamo nella trattoria carina vicina alla dear, si parlava della prossima edizione del programma e non c'erano buone notizie, almeno per me), ho avuto due belle sorprese. Mi ha chiamato Alessandra, ospite di Fahrenheit a Roma per Wonder. Per una volta non mi chiedeva di leggere libri, ma voleva consigli sulle ultime uscite. E' stata molto affettuosa. Seconda sorpresa: vado da Giulia dopo il lavoro. A un certo punto tira fuori la maglietta rossa che avevamo comprato insieme tempo fa. Sono diventata tettona, non mi sta più bene, la vuoi tu? Sono uscita da casa sua con la maglietta rossa, di cui sono fierissima. Per fortuna ci sono le amiche, vicine e lontane.

martedì 2 luglio 2013

Tata Mary

al teatro Olimpico stasera andava in scena Tata Mary, uno spettacolo presentato dall'associazione Arte nel cuore. Una coloratissima e gioiosa Mary Poppins recitata da attori disabili e non di ogni eta'. C'era un'incredibile energia su quel palco: che cantassero, ballassero o pronunciassero le loro battute, gli attori si calavano nei loro ruoli con un entusiasmo e una convinzione fuori dal comune. Tutti bravissimi. Belle le coreografie, allegri i costumi: che gran lavoro deve esserci stato dietro questo allestimento. Si parla spesso della magia del teatro: li' la magia era evidente. Peccato per gli interminabili ringraziamenti iniziali a sponsor e sostenitori: non si potevano fare dopo?

lunedì 1 luglio 2013

il gelataio

l'oroscopo di internazionale non lo leggi per sapere cosa ti accadrà, ma per regalarti un'evasione. Quella che mi propone questa settimana è particolarmente attraente. Dice Rob Brezsny che passerà un carretto con i gelati suonando una campanella e a quel suono mollerò tutto per andare a chiedere a mia madre i soldi per un cono. Io sono pronta. Quanto ci mette a passare il gelataio?

parete fiorita

letture insoddisfacenti

in previsione della settimana di vacanza che mi aspetta ho intensificato il mio ritmo di lettura e di interviste: devo fare magazzino. Mi sono imbattuta in una serie di testi italiani recenti così così, due gialli al femminile e un saggio romanzato. Sono libri abbastanza brevi che però ho letto a fatica perché non m’importava abbastanza di sapere come andavano a finire. Si sente la buona volontà di chi scrive, ma non si va al di là di qualche trovata: nel caso dei romanzi i personaggi sanno di già visto, di già sentito; un’autobiografismo appena velato domina in tutti e tre i casi. Se volete raccontarvi, perché non scrivete un blog invece di intasare le librerie?