sabato 13 luglio 2013

I ragazzi Burgess

che I ragazzi Burgess sia un bel libro, uno di quelli che una volta finito continua ad affacciarsi tra i pensieri del lettore, lo capisci verso la fine, quando i tre Burges ti sono diventati familiari. All'inizio si è spiazzati dal fatto che non è facile identificarsi in nessuno dei tre protagonisti: Jim, il maggiore, è arrogante; Bob e Susan, i due gemelli cinquantenni, sono entrambi apatici, e la seconda è pure aggressiva. A innescare la trama è il gesto sconsiderato di Zach, il figlio diciottenne di Susan, che getta una testa di maiale dentro una moschea. I due zii, avvocati, dovranno darsi da fare per toglierlo dai guai. Siamo a Shirley Falls, una cittadina del Maine invasa da profughi somali. Elizabeth Strout racconta tre fratelli legati indissolubilmente dall'incidente in cui il padre ha perso la vita quando erano piccoli; racconta la difficoltà degli americani a rapportarsi con popoli diversi da loro; racconta l'America di New York e quella della provincia, e gli abissi che le separano; racconta il matrimonio, l'educazione dei figli, gli esiti incerti di entrambi. È il quarto libro che leggo di Strout ed è l'ennesima conferma del grande talento di questa scrittrice. Traduzione di Silvia Castoldi, Fazi editore.

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