venerdì 5 luglio 2013

Il weekend

Lyle porta con sé Robert a casa di Marian e John che sono i suoi migliori amici, anche se lo conosce da poco. Non è un weekend qualsiasi, è l’anniversario della morte di Tony che era il compagno di Lyle e il fratellastro di John. L’ombra di Tony alleggia sulla villa in campagna: i due la frequentavano spesso ed erano molto legati alla coppia che ci vive stabilmente. Robert è giovane, vorrebbe fare il pittore, è innamorato di Lyle, che è più grande di lui e fa il critico d’arte; lo segue in campagna anche se non è convinto che sia una buona idea. E il weekend, cominciato con un certo imbarazzo, si rivela un disastro: tutti scontentano tutti. Ogni personaggio, e perfino il lettore, esce con le ossa rotte e una gran sensazione di solitudine addosso dalla giornata trascorsa a passeggiare, nuotare, mangiare, chiacchierare. E’ che le parole feriscono e che fino a un certo punto si crede di poter sopportare, far finta di niente, poi la situazione deflagra e una cena preparata con cura diventa un’occasione di irreparabile scontro. Si prende in mano il romanzo di Peter Cameron Il weekend e non si riesce più a posarlo. Ci si rispecchia nella debolezza di Marian, che critica Robert per partito preso; nel desiderio di Robert di essere accettato per com’è; nella difficoltà di Lyle di amare ancora;  nell’apatia di John che sta bene da solo. E poi c’è il personaggio di Laura, la vicina italiana, che partecipa alla cena con il suo carico di angoscia per la figlia con cui non riesce a capirsi e che per reagire all’angoscia parla, parla, parla. Amo tutta la narrativa di Cameron, ma questo mi pare il suo libro più bello. E’ del 1994 ed è uscito da Adelphi quest’anno nella traduzione di Giuseppina Oneto.           

4 commenti:

Mia Euridice ha detto...

Detesto tutto Cameron. Lo trovo di una banalità sconcertante!

volevoesserejomarch ha detto...

Banale è un aggettivo che a uno scrittore così delicato così intriso di letteratura inglese così sottile non riesco proprio ad accostare

Mia Euridice ha detto...

Un errore che fanno in molti, purtroppo. Adelphi inclusa.

Anonimo ha detto...

Invidio (e temo) chi ha tali solide certezze, ma preferisco stare con i miei dubbi (e il mio adorato cameron)