martedì 30 luglio 2013

impanicata

mancano ancora tre giorni, che in teoria sono pochi, ma se uno li passa a pensare al suo bambino che soffre in balia dei flutti irlandesi diventano moltissimi. Dal momento che non posso più parlare con il figlio che ha il telefono scarico (l’orrido istruttore francese non consente una sosta a terra per caricare i cellulari, non sia mai) la mia immaginazione malata prefigura gli scenari peggiori: lo immagino sulla barca isolato dalla congrega dei velisti assatanati; preso in giro perché vorrebbe farsi una doccia; affamato, gelato, bagnato, arrabbiato, disperato…E se provassi a mettermi in contatto con lui? Potrei chiamare la scuola, farmi dare il numero dell’orrido istruttore francese. Ma a quel punto non farei che accrescere la sua reputazione di italiano viziato, si chiama a bordo per un’emergenza, non per chiedere al proprio figlio, come ti va. Non c’è una soluzione, devo solo aspettare che arrivi venerdì e tentare di distrarmi dai miei truci pensieri. C’è sicuramente di peggio, ma c’erano molte vacanze più divertenti per lui e più rilassanti per me che si potevano organizzare.  

1 commento:

azzurropillin ha detto...

no news good news e keep calm and read a book :)