giovedì 11 luglio 2013

Limonov

scrivere di vite reali che non sono la sua è la specialità dello scrittore francese Emmanuel Carrère, che però non rinuncia mai a confrontare la sua esperienza con quella dei soggetti della sua narrazione. Con Eduard Savenko, rinominatosi Limonov, l'alto borghese Carrère non sembra avere molto in comune. Eppure Carrère, e il suo lettore con lui, insieme alla repulsione per gli eccessi di questo moderno avventuriero, prova attrazione per la folle coerenza del personaggio, sempre schierato dalla parte dei perdenti, deciso a sperimentare sulla propria pelle il disagio del mondo. Limonov non è solo il formidabile ritratto di un uomo ora settantenne che ne ha passate di tutti i colori, spostandosi da Mosca a New York, da Parigi a Belgrado, mischiandosi con capi di stato, intellettuali e diseredati di ogni paese; è anche il ritratto di un'epoca piena di risvolti oscuri. Come hanno vissuto i russi la scoperta delle nefandezze dello stalinismo? Che cosa ha fatto davvero e cosa aveva intenzione di fare Gorbaciov? Come si spiega il potere di Eltsin? Da dove salta fuori l'orrido Putin? Un saggio su questi temi non l'avrei affrontato sulla spiaggia per puro diletto. Limonov me lo sono scolato tutto d'un fiato, colmando molte mie lacune, aprendomi a nuove curiosità. Grazie Carrère. (E' un libro Adelphi, tradotto da Francesco Bergamasco.)

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