domenica 21 luglio 2013

lo spillo di Dublino

intorno alle quattro di pomeriggio dovevamo riunirci con il nipote svizzero che domani parte con il figlio per il corso di vela vicino Cork. Lui veniva in aereo da Copenhagen, dove aveva fatto una settimana di calcio; l'appuntamento era al nostro albergo, ma stando in giro gli avevo mandato un messaggio. Mi ha chiamato, ha detto sono in centro, sotto lo spillo, ci vediamo qui. Ho messo giù pensando che mi avesse dato un riferimento noto. Marito e figlio mi hanno insultato, che spillo e spillo, può essere ovunque, sotto qualsiasi monumento. Abbiamo provato a richiamarlo, ma scattava la segreteria telefonica, aveva il telefono scarico. Per un'ora ci siamo aggirati per il centro di Dublino. La musica, la folla  erano diventati di colpo ostili e intralcianti. Io ero dispiaciuta di aver gestito così male la telefonata, ma in fondo tranquilla: Tommaso è uno che se la cava sempre. Finalmente ci ha chiamati da un telefono pubblico e ha spiegato al marito dov'era (sotto uno slanciato obelisco d'acciaio in una delle vie principali, aveva ragione, ci eravamo passati davanti senza vederlo più volte). Ora siamo in stanza, i due chiacchierano fitto fitto, il nipote non si è ancora fatto la doccia che diceva di desiderare moltissimo. In Grecia la figlia si è felicemente insediata nell'appartamento di Mykonos con le sue due amiche. Non saranno troppi tutti questi arrivi e partenze?

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