martedì 30 luglio 2013

Nostalgia

Noa e Amir hanno ventisei anni. Si amano e decidono di andare a vivere insieme. Stanno finendo l’università (lei studia fotografia, lui psicologia) e scelgono di stabilirsi in un piccolo villaggio a metà tra Gerusalemme e Tel Aviv, dove sono le rispettive facoltà. La casa che affittano è separata da una parete sottile da quella di Moshe e Sima, un autista di autobus e una casalinga quasi coetanei che hanno due figli. Poi c’è Yotam, un bambino che vive poco lontano: ha appena perso suo fratello nella guerra del Libano e i genitori sono così presi dal loro dolore da dimenticarsi di lui. Infine c’è Saddiq: è arabo, fa il muratore e riconosce in quella di Moshe l’abitazione che ha dovuto abbandonare con la famiglia quando era piccolo. Le voci di questi personaggi s’intrecciano raccontando ognuna un pezzo di storia. I due giovani passano dall’euforia della convivenza a incomprensioni e mutismi, la casalinga si sente battere il cuore per lo psicologo, il marito di lei se ne accorge ma fa finta di niente, il bambino si affeziona agli studenti e stando con loro ritrova coraggio, il muratore entra nella sua vecchia casa e viene portato via dalla polizia…Sullo sfondo l’assassinio di Rabin nel 1995, gli attentati seguenti, il clima di paura e destabilizzazione perenne. Della nuova generazione di scrittori israeliani (è nato nel 1971) Eshkol Nevo mi sembra il migliore: i suoi personaggi diventano subito familiari al lettore, che sente su di sé le loro fatiche a capirsi e il desiderio che hanno di una vita migliore. Traduzione di Elena Loewenthal, Mondadori 2007.      

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