sabato 31 agosto 2013

il Mirco immaginario

quando mi ha telefonato Mirco ieri, stavo chiudendo la porta di casa per andare in stazione. Mi ha detto, sono a Roma (vive a Milano, lavora come me a Tv talk), gli ho chiesto, vuoi venire al mare con me, ce la fai a trovarti al binario per Fondi alle quattro e quaranta? Ha detto di sì, poi ci ha ripensato, devo pulire la casa di chi mi ha ospitato, prendo il prossimo treno. In metropolitana gli ho scritto una mail con le istruzioni precise. Ho chiamato il marito per avvertirlo dell'ospite a sorpresa. Ha detto, Mirco chi? E poi ha acconsentito a fermarsi a comprare la mozzarella per lui, mentre io prendevo le vongole. Alle sette un messaggio di Mirco, sono finito sulla casella Imprevisti. Al telefono mi ha spiegato di essersi sentito male e di aver dovuto fare ritorno a casa. C'era l'idea che potesse arrivare stamattina, ma ancora non si era ripreso. Avrei chiacchierato volentieri con Mirco e condiviso con lui questa bella giornata di mare. Mi sono dovuta accontentare di un mirco immaginario e del Trollope che ho letto dalla prima all'ultima pagina (era un piccolo Trollope, non uno di quelli giganti).

venerdì 30 agosto 2013

Roskilde, Danimarca


Tentativi di botanica degli affetti

già Natalia Ginzburg era stata attratta dalla biografia di Alessandro Manzoni, tanto da dedicargli un libro, La famiglia Manzoni, basato su lettere e documenti storici. Beatrice Masini si accosta all'autore dei Promessi sposi a partire dai suoi luoghi, la villa di Brusuglio, la casa di Milano. In queste due dimore, ma soprattutto nei loro giardini, ambienta una storia che mescola fantasia a personaggi realmente vissuti. Al centro, come nel romanzo della Ginzburg c'è la famiglia: la madre che, dopo aver dominato in società, ora spadroneggia tra le mura domestiche; la moglie fragile e devota; i figli irruenti; le timide figlie, e lui, l'artista, don Titta, gentile e sfuggente, pieno di fascino. Dicevamo i giardini: Bianca, la protagonista, ventenne, orfana, colta e volitiva, viene ingaggiata dal padrone di casa per dipingere i fiori che lui ha fatto piantare e per catalogarli. Bianca fa di più: si sforza di etichettare i tipi umani che incontra, i rapporti che hanno tra loro. Il suo desiderio di verità a ogni costo finirà per portarla fuori strada. Un'eroina moderna nel movimentato contesto del primo Ottocento milanese. Bella scrittura, grande documentazione. Pubblicato da Bompiani, è in corsa per il premio Campiello. Per me lo vince.

le domande di Matteo

Matteo è il figlio maggiore dei nostri amici più cari: l’ho visto crescere e ora è diventato un bel diciottenne gentile e studioso. Ha davanti a sé l’ultimo anno di liceo e poi la scelta della facoltà universitaria. E’ bravo in matematica e non lo spaventa l’impegno scolastico. Ieri sera eravamo a cena fuori e lui ne ha approfittato per fare delle domande su ingegneria a mio marito. Trent’anni fa quando il marito ha scelto questi studi, il problema del lavoro non si poneva, si sapeva che se ce l’avesse fatta ad arrivare fino in fondo sarebbe stato premiato da una buona collocazione. Ora lui stesso fa fatica a dare consigli: ingegneria gestionale? Biomasse? Nanotecnologie? Resta il fatto che i coetanei dei nostri figli e i nostri stessi figli guardano con interesse al remunerativo mestiere di mio marito e il mio malpagato non li attira per niente.

giovedì 29 agosto 2013

la casa nuova

il nostro amico ci ha invitato a vedere la casa in cui si sta trasferendo. E' un attico con terrazza in una via centrale di Roma, bella e silenziosa. Perfetto per una persona sola, nel fine settimana può accogliere anche i suoi tre figli (appena un po' stretti). Il nostro amico ci ha illustrato ogni particolare, dai mobili alla cucina, ci ha parlato con entusiasmo di barbecue, di cene, del suo nuovo inizio. Altre coppie di amici si sono separate, ma è la prima volta che vivo da vicino fase per fase la fine di un amore e la scomposizione di una famiglia. Mi fa molta tristezza.

mercoledì 28 agosto 2013

dopo la Turchia

una settimana di tour archeologico della Turchia, con sveglia alle cinque di mattina e lunghi tratti in pullman non è l'ideale per un ottantenne. Se poi l'ottantenne si mette a fare salti per strada per manifestare la sua gioia, la cosa può farsi pericolosa. Sono nella sala d'attesa del dottore di mio padre. Lui non si regge in piedi: dopo la caduta di venerdì a Pamukkale, dovuta al salto e a un improvviso crampo alla coscia, è stato colto anche da un mal di pancia lancinante. Cosa gli dirà il dottore? Sarà in grado mio padre di placarsi un po' senza abbattersi?

impanata

Pietro, che mi conosce bene, ha capito la sindrome che mi sta prendendo riguardo al mio cinquantesimo compleanno. Dice che mi sto incotolettando: organizzo la festa al mare, immagino che non ci venga nessuno, e in alternativa, o in sovrappiù, che piova e che grandini. Dopo una passata nell'uovo dell'abbandono, un'impanatura di disastri naturali. Finché all'orizzonte non spunterà una preoccupazione meno futile.

martedì 27 agosto 2013

non abbiamo il mocio vileda


il marito ama fare la spesa on line. Lo rilassa cliccare sul sito della coop e scegliere detersivi pasta pelati per la consegna a domicilio. Peccato si fissi con certi generi alimentari, per cui una volta la cucina e' invasa dai pacchi di farina, la volta dopo il freezer e' colonizzato dai calamari surgelati. Oggi la coop l’ha chiamato sul cellulare per avvertirlo che erano finiti il mocio vileda e il tipo di ammorbidente che aveva scelto. Mi sarebbe piaciuto vedere la sua faccia mentre in piena riunione veniva interrotto per colpa del mocio.

lunedì 26 agosto 2013

fuori dalla porta


alle otto e un quarto del mattino trovo una Dear deserta. Arrivo di fronte alla mia stanza e sulla porta non c’e' più il foglio che indica il programma. La mia chiave non apre. Scendo a chiedere un'altra chiave ma, anche armeggiando con la copia, la porta resta serrata. Prima di concludere che sono stata assegnata ad un'altra collocazione o cacciata, chiedo aiuto a due operai che vagano in corridoio. Maltrattando la serratura, uno di loro mi fa entrare. Il resto della giornata non è stato all’altezza del suo inquietante inizio.

domenica 25 agosto 2013

inondati

Peppe e Antonella erano venuti con i figli a passare un tranquillo week end al mare da noi. E venerdì e sabato così e' stato. Stamattina era prevista pioggia. Pioggia, non un'inondazione. Alle nove, chi con la tazza del cappuccino in mano, chi appena sveglio, siamo rimasti a bocca aperta di fronte all'acquazzone che si e' abbattuto su casa nostra. Dalle finestre non si vedeva altro che la furia dell'acqua. Tutti presi dallo spettacolo naturale, ci abbiamo messo un po' a capire che il piano interrato si stava allagando e, quando ce ne siamo accorti, l'acqua aveva già invaso il pavimento. Così abbiamo passato la mattina ad asciugare con ramazze, scope e stracci. Dopo un po' sei tutto un dolore, non puoi più piegarti. I nostri amici sono stati fantastici, senza di loro saremmo ancora giù con gli stracci. Appena e' spiovuto un po' sono scappati. Di schiena ce n'e' una sola.

hanno vinto loro

all'inizio delle mie tre settimane di vacanze mi illudevo di poter imporre in casa un minimo di ordine. Ogni giorno chiedevo al figlio di buttare le scatoline delle sue lenti a contatto invece di lasciarle sul lavandino, di non farmi trovare le sue enormi scarpe da ginnastica all'ingresso di casa, alla figlia di non appallottolare i suoi vestiti, di distinguere quelli sporchi da quelli puliti, a entrambi di presentarsi un quarto d'ora prima della cena per apparecchiare la tavola senza farsi chiamare con urli e strepiti quando il cibo era già in tavola... Alla fine dopo minacce, promesse, editti e chi più ne ha più ne metta, ci ho rinunciato: la casa e' rimasta un caos contro cui combattevo da sola. Domani noi torniamo al lavoro e arriva Julia; al posto di una mamma noiosa avranno una signora romena più accondiscente, meno interessata a riformarli. Che pacchia.

sabato 24 agosto 2013

La casetta ad Allington


due giovani sorelle, Bell e Lilly, vengono corteggiate un’estate dal cugino Bernard e dal suo amico Crosbie. Sposando Bell, Bernard farebbe felice lo zio e riceverebbe una grossa eredita'; Crosbie si accontenterebbe di ricevere qualcosa dal protettore delle due ragazze. Mentre la maggiore rifiuta decisa il cugino, Lily s’innamora Crosbie che l’ha chiesta in moglie. Quando pero’ lui capisce che dovra' mantenerla con il suo lavoro, si sente incastrato e l’abbandona, pentendosene poi amaramente. La casetta ad Allington, tradotto da Rossella Cazzullo e' il quinto dei romanzi del ciclo del Barsetshire di Anthony Trollope e come negli altri libri di questo scrittore i personaggi e le loro motivazioni sono tratteggiati con grande finezza. Qui tutto (anche le varie storie minori che si intrecciano a quelle principali) verte sul binomio amore-denaro: c’e' chi ama in modo onesto e disinteressato e chi si immette sul mercato matrimoniale scommettendo sul proprio valore e mirando a salire sulla scala sociale (e con questi ultimi lo scrittore non e' affatto tenero). Un Trollope un po’ meno scoppiettante degli altri (basta vedere come tratta Lilly), ma sempre molto godibile.

venerdì 23 agosto 2013

la festa dei diciotto anni

a ottobre la figlia compie diciotto anni e si pensava di organizzarle una festa in giardino qui al mare. Discutevamo i dettagli, la musica, il cibo, gli invitati, chi far dormire e come. Una settimana fa lei ci ha comunicato di aver cambiato idea: meglio un week end con amici. Barcellona no, perché le sue amiche ci sono già state, Madrid neppure, troppo grande e dispersiva. Amsterdam! Mi pare un'ottima idea, sopratutto dopo aver visto gli effetti di una festa improvvisata la sera che noi eravamo in barca. Niente di che: ma varie luci rotte in giardino, il frigo pieno di birre (se queste sono avanzate, quante ce n'erano?), un gelato squagliato in freezer...Dovrei preoccuparmi della droga olandese? È chiaro che un'attrattiva di Amsterdam è quella. No, non mi preoccupo. Faccio conto che vada lì per Van Gogh.

giovedì 22 agosto 2013

le regole italiane

Ventotene è parco naturale, il che vuol dire che buona parte dell'isola è preclusa alle barche. Ieri però, nell'area dove di solito non ci si può accostare, abbondavano motoscafi e velieri. Le due guardie, a cui abbiamo chiesto spiegazioni stamattina, ci hanno detto che, se il mare è grosso da una parte dell'isola, si tollera che le barche si spostino dall'altra, senza rispettare il divieto. Ora non c'è più un filo di vento né un'onda e le barche circondano impunite tutta Ventotene. Addio parco naturale.

prigionieri dell'isola

tornando dalla cena ieri sera abbiamo visto le barche ormeggiate al porto nuovo di Ventotene oscillare paurosamente in su e in giù. Si era alzato il vento. La nostra non faceva eccezione. Stanotte, stretti tra due imbarcazioni, sentivamo lo sfregare sinistro dei parabordi, mentre la barca saliva e scendeva con effetti deleteri sul sonno. Alle tre, mi ero appena addormentata, quando mi è squillato il telefono. Era il figlio. La festa in giardino era quasi finita, cercava il cellulare della sorella, aveva sbagliato numero. Perlomeno nessuna emergenza. A fatica mi sono ributtata a dormire. Avevamo pianificato due notti a Ventotene; ora sogniamo la partenza, ma dobbiamo aspettare che il vento cali un po'. Ci mancava un'avventura in mare quest'anno.

mercoledì 21 agosto 2013

ripartiti

all'ennesimo quando ve ne andate a fare un giro in barca detto dai figli, abbiamo colto la palla al balzo e siamo partiti. Da mezzogiorno ondeggiamo ancorati in una caletta di Ventotene. Nel frattempo loro hanno riempito la casa e il giardino di gente. Tra una nuotata e l'altra nell'acqua blu mi perdo nelle trame amorose del Trollope della Casetta ad Allington. Il marito dorme. Se non è relax questo.

martedì 20 agosto 2013

il mio Leonard

e' morto Elmore Leonard, scrittore americano ottantasettenne. Ha scritto una marea di libri, diversi tra loro come ambientazione e genere, ma tutti caratterizzati da uno stile personalissimo fatto di dialoghi bruschi e taglienti e situazioni spiazzanti. Il suo bersaglio preferito erano le persone vigliacche e piene di se', i suoi eroi erano personaggi sghembi, periferici, sornioni, spavaldi; amava le donne (almeno le sue protagoniste) e credeva nella loro forza. Ho letto quasi tutto di lui con l'entusiasmo della traduttrice neofita quando anni fa mi fu affidato il suo unico (credo) libro per bambini, A Coyote's in the House. La mia traduzione, uscita per Mondadori sotto il titolo Un coyote a Hollywood era gia' piuttosto brutta di per se', nonostante le mie migliori intenzioni (era la seconda in assoluto a cui mi dedicavo); un editing selvaggio,  di cui potei prendere atto solo alla pubblicazione, la peggioro'. Ora e' fuori commercio, io ne ho ancora due tre copie. Secondo me e' un libro bello e divertente, una riuscita trasposizione nel linguaggio della letteratura per l'infanzia dei temi e dei personaggi che gli erano cari. Dall'appassionata estimatrice italiana del tuo coyote, buon viaggio Elmore, dovunque tu vada.

la piscina in giardino

il nostro giardino è abbastanza piccolo: oltre al tavolo in pietra, al ping pong, all'orto in miniatura, a qualche ulivo, non c'è molto posto. I ragazzi sognavano un'orrida vasca idromassaggio in cui immergersi insieme ai loro amici. A inizio stagione Il marito ha comprato su internet una grossa piscina di plastica a un prezzo irrisorio. L'ha amorevolmente gonfiata, l'ha riempita d'acqua. Le ha comprato un filtro, una pompa, un telo di copertura. Finora a farci il bagno sono state solo le zanzare. Da stamattina ci armeggia intorno sudando: l'ha svuotata con enorme fatica, l'ha lavata, asciugata. Sforzi degni di miglior causa.

So Big

vincitore del premio Pulitzer nel 1925, ormai pressoché dimenticato, So Big di Edna Ferber e' un romanzo che più americano non si può (l’ho letto nella traduzione di Francesca Cosi e Alessandra Repossi pubblicata dalla Bur, con una lunga postfazione di Melania Mazzucco). C’e' un’eroina, Selina, cresciuta in modo avventuroso accanto a un padre giocatore d’azzardo: quando c’erano i soldi si scialava, quando mancavano ci si riduceva in pensioni di quart’ordine. Il padre si becca una pallottola non diretta a lui e muore; Selina, che ha appena finito di studiare, decide di diventare maestra. Parte con un bel vestito e uno ancora più bello in valigia verso High Praire, un paese vicino Chigago dove vive una piccola comunità di coltivatori irlandesi. Nonostante il lutto, e' piena di entusiasmo, trova belli persino i campi di cavolo e fa ridere il burbero Klaas Pool, il direttore della scuola, che la ospita in casa con la sua famiglia. Il freddo, la durezza della vita campagnola, la rozzezza e la chiusura della gente non la piegano. Ha un buon amico nel figlio di Klaas, che ama come lei i libri e l’arte. Poi Pervus DeJong, il giovane più bello della comunità, le chiede di insegnargli a leggere e lei resta ipnotizzata dalla “peluria dorata dei suoi polsi”. Lo sposa, nonostante sia un caprone e il contadino più imbranato e sfortunato del posto. Dirk, il figlio che presto avrà e che chiama con il nomignolo affettuoso So Big, incarna tutte le speranze di Selina in un futuro migliore. C’e' la lunga scena di Selina che, a una settimana dalla perdita del marito, va a vendere gli ortaggi a Chicago con il figlio, scandalizzando chiunque la veda, che e' un’esaltazione dell’ottimismo e della forza di volontà, ma anche una scena letterariamente molto ben costruita. Il resto del libro e' un po’ meno avvincente. Selina resta un bel personaggio, coerente ai suoi vecchi ideali, ma sulla upper class di Chicago, in cui Dirk s’inserisce una volta cresciuto, le descrizioni di una Edith Wharton superano di gran lunga quelle di Ferber. Una curiosità: invece che agricoltrice, Selina voleva diventare la Jo di Louisa May Alcott. Sarà per questo che mi e' così simpatica?

lunedì 19 agosto 2013

La traduttrice


dopo le prime pagine della Traduttrice (di Rabih Alameddine, tradotto in italiano da Lucia Vighi per Bompiani) pensavo, che bel romanzo, lo regalo ad Antonella che ha studiato arabo, ha tradotto dall’arabo e ama i libri. Man mano che andavo avanti pero’, pensavo, no, non le piacerebbe, e' troppo pretenzioso, e alla fine ho capito che la storia di questa settanduenne barricata in casa con i volumi dei suoi autori preferiti in una Beirut insanguinata da una guerra dopo l’altra non mi aveva convinta. Provo a dire perché. Tanto mi affascinava l’idea di una donna che fa della passione per la lettura la sua ragione di vita, tanto mi stava antipatica Aaliya, un personaggio che si alimenta di odio verso gli altri. Verso la vecchia madre, colpevole di averla amata poco o niente (la scena in cui lei si degna di tagliarle le unghie dei piedi e' di una freddezza quasi disumana); verso l’ex marito impotente sposato a sedici anni; verso le vicine di casa, ritenute pettegole e stupide (e rivalutate nel finale), verso alcuni scrittori come Hemingway (fatto oggetto di giudizi taglienti); verso i bambini rumorosi; un po’ verso tutti (persino verso Berlusconi, con Bush tra i pochi uomini politici a venir citato). E questo e' un mio vecchio problema: devo affezionarmi a un personaggio, anche ai suoi difetti, altrimenti il libro mi respinge. Ma c’e' almeno un'altra ragione per cui La Traduttrice non mi e' piaciuto. L’approccio di Aaliya verso i libri e' intellettualistico, ama Pessoa, Sebald, Bernhard, Magris, li ama e li cita, li ritiene i suoi fari; non si lascia trasportare dal piacere del leggere, non si affeziona alle storie. Insomma Rabih Alameddine ha scelto di raccontare una donna, ma la fa pensare come un uomo (e' vero: esistono anche uomini che amano i personaggi, gli intrecci, ma ho l’impressione che siano una felice minoranza).