domenica 11 agosto 2013

Il mulino del Po, II

se nel primo volume del Mulino del Po a dominare era l'epopea di Lazzaro Scarcerni, che dal nulla si fa mugnaio, vincendo ogni difficoltà, nel secondo volume della sagra, intitolato "La miseria viene in barca", Bacchelli tralascia i toni eroici, dando spazio alla farsa. Il protagonista infatti e' il figlio di Lazzaro, Coniglio mannaro, esemplare non tanto raro di italiano vigliacco e intrallazzatore. Abile a raggirare i suoi clienti, altrettanto Giuseppe, detto Coniglio, lo e' nel convincere con il ricatto la bella mugnaia Cecilia a sposarlo. Bacchelli pero' non ama le tragedie: laddove ci aspetteremmo un matrimonio disastroso, una donna devastata, lui s'inventa una vocazione di Cecilia alla maternità, donandole sette figli e anche una certa pieta' per il marito brutto e inviso al mondo intero. I personaggi femminili dello scrittore bolognese sono uno più riuscito dell'altro: sono forti, passionali, carnali, sanno quello che vogliono. Quanto di più lontano dalla Lucia manzoniana. Sullo sfondo di questo romanzo da una parte l'unificazione d'Italia (grande l'antipatia di Bacchelli per Garibaldi, con le cui truppe a Mentana fa morire il primogenito di Cecilia, l'idealista Lazzarino), dall'altra la piena del Po, raccontata meglio che nei kolossal hollywoodiani sullo tsunami. Insomma di libro in libro cresce il mio affetto per Il Mulino del Po.

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