venerdì 16 agosto 2013

Il mulino del Po, III


mi ero lasciata ingannare dal tono bonario, dalla vena ironica del secondo volume del Mulino del Po. Non mi aspettavo la svolta tragica del terzo e ultimo libro “Mondo vecchio sempre nuovo”. Al centro di questo, ambientato tra fine Ottocento e inizio Novecento, ci sono una Giulietta e un Romeo, Berta e Orbino, lei mugnaia, lui contadino, il loro grande amore contrastato dalle famiglie, un tempo amiche, ora divise dall’attitudine verso lo sciopero e la lotta di classe. Forse qui i pipponi politici bacchelliani abbondano più che nei precedenti volumi, ma la parte romanzesca e' cosi avvincente che ci sente trascinati verso l’epilogo come fosse una corrente a cui non si puo' opporre resistenza. In particolare chi scrive sceneggiature avrebbe molto da imparare da Bacchelli, dal modo parco ed efficace con cui gestisce le anticipazioni sullo sviluppo della trama, offrendo al lettore ora sollievo ora grosse preoccupazioni riguardo alla sorte dei personaggi. Perché nei quattro anni in cui ho frequentato la facolta' di Lettere non c'e' stato un professore che citasse questo scrittore e questo libro? Perché mi hanno fatto leggere tutto Pasolini (che non e' tutto imperdibile), perché ho studiato per un anno la letteratura industriale italiana (che ha dato esiti letterari così e così) e ho ignorato un romanzo così ricco e godibile, così rappresentativo del modo di vivere e di pensare italiani?

1 commento:

Anonimo ha detto...

Non è solo colpa degli altri se Tieri persa un capolavoro così. Inoltre se l'avessi dovuto portare a un esame non l'avresti scoperto ora e non ti sarebbe piaciuto tanto. C'è sempre un lato positivi, quello che tu ti ostini a non riconoscere