venerdì 2 agosto 2013

le ultime pagine

scendendo dal treno la mia preoccupazione principale era la sorte dei due ragazzi costretti dal padre ubriacone a salire in barca nella notte di tempesta. Ero alle ultime battute di La luce di Cloudy Bay dell'australiana Favel Parrett. Sono salita in corsa sull'autobus, dopo aver chiesto al guidatore se andava a Sperlonga. Poche pagine prima di finire il libro, nel tumulto delle emozioni,  ho alzato gli occhi e il paesaggio fuori dal finestrino mi è parso del tutto estraneo, come la gente che avevo intorno. Trafelata, ho raggiunto l'autista, gli ho detto, ho sbagliato autobus, come faccio? (Invece di quello per Sperlonga ero convinta di aver preso l'autobus per Fondi). Lui, gentilissimo, ha chiamato al telefono un suo collega e mi ha fatto scendere, assicurandomi che il mezzo giusto sarebbe passato di lì a poco. In breve: dopo mezz'ora di giro a vuoto mi sono ritrovata alla stazione di Fondi, sentendomi una cretina completa. Otto di sera: finiti i collegamenti ufficiali. Nel giardinetto della stazione ho intravisto il vecchio tassista abusivo con una gamba zoppa. Gli ho chiesto se mi poteva portare a casa, gli ho raccontato la mia disavventura, omettendo la parte sul libro, per non sembrare ancora più matta. Mi ha dato un passaggio a tariffa ridotta e mi ha confortato, descrivendomi in dettaglio i suoi sbagli recenti (il pieno di diesel invece che di benzina, la sua confusione per le strade di Roma). Come finiva il libro l'ho scoperto a tarda sera, nella tranquillità della mia camera da letto, dopo la cena da mio padre. Leggere, l'ho sempre pensato, è un'attività piena di rischi e controindicazioni.

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