lunedì 19 agosto 2013

La traduttrice


dopo le prime pagine della Traduttrice (di Rabih Alameddine, tradotto in italiano da Lucia Vighi per Bompiani) pensavo, che bel romanzo, lo regalo ad Antonella che ha studiato arabo, ha tradotto dall’arabo e ama i libri. Man mano che andavo avanti pero’, pensavo, no, non le piacerebbe, e' troppo pretenzioso, e alla fine ho capito che la storia di questa settanduenne barricata in casa con i volumi dei suoi autori preferiti in una Beirut insanguinata da una guerra dopo l’altra non mi aveva convinta. Provo a dire perché. Tanto mi affascinava l’idea di una donna che fa della passione per la lettura la sua ragione di vita, tanto mi stava antipatica Aaliya, un personaggio che si alimenta di odio verso gli altri. Verso la vecchia madre, colpevole di averla amata poco o niente (la scena in cui lei si degna di tagliarle le unghie dei piedi e' di una freddezza quasi disumana); verso l’ex marito impotente sposato a sedici anni; verso le vicine di casa, ritenute pettegole e stupide (e rivalutate nel finale), verso alcuni scrittori come Hemingway (fatto oggetto di giudizi taglienti); verso i bambini rumorosi; un po’ verso tutti (persino verso Berlusconi, con Bush tra i pochi uomini politici a venir citato). E questo e' un mio vecchio problema: devo affezionarmi a un personaggio, anche ai suoi difetti, altrimenti il libro mi respinge. Ma c’e' almeno un'altra ragione per cui La Traduttrice non mi e' piaciuto. L’approccio di Aaliya verso i libri e' intellettualistico, ama Pessoa, Sebald, Bernhard, Magris, li ama e li cita, li ritiene i suoi fari; non si lascia trasportare dal piacere del leggere, non si affeziona alle storie. Insomma Rabih Alameddine ha scelto di raccontare una donna, ma la fa pensare come un uomo (e' vero: esistono anche uomini che amano i personaggi, gli intrecci, ma ho l’impressione che siano una felice minoranza).

1 commento:

meg_march ha detto...

Di Alameddine ho letto Hakawati, che è una mastodontica avventura attraverso la narrativa popolare araba, dalle Mille e una Notte all'epica (che nella lett araba è poesia popolare) e la storia contemporanea libanese. Molte cose belle, ma troppi fili da seguire, troppo caos narrativo, troppe citazioni intertestuali. Ho amato moltissimo invece Il lato oscuro dell'amore di Rafiq Schami, ambientato in una realistica Siria, lo consiglio a tutti :-)