lunedì 30 settembre 2013

irraggiungibile

prima riunione della nuova stagione. Metto il telefono in silenzioso e partecipo alla video conferenza. La riunione dura dalle dieci e mezza alle dodici e mezza. Ci sono un sacco di questioni in sospeso. Uscendo dalla stanza do' uno sguardo al cellulare e trovo quattro chiamate della figlia, una del marito, più diversi messaggi. Lei si e' sentita male a scuola, sono giorni che ha mal di pancia per i due cicli di antibiotici fatti a breve distanza. Mi ha cercato perché l'andassi a prendere e alla fine e' stato il padre ad autorizzarla ad uscire da scuola. E' furiosa con me, non mi vuole parlare. Non vuole venire con me dal dottore, non mangia il riso in bianco che le preparo. Mi urla di tutto. Mira a scatenare i miei sensi di colpa e ci riesce benissimo.

domenica 29 settembre 2013

sabato 28 settembre 2013

Rush


detesto la Formula Uno e il suo inconfondibile rumore. Eppure mi sono goduta ogni minuto di Rush di Ron Howard, dedicato a Niki Lauda e alla sua competizione alla guida della Ferrari con il pilota inglese James Hunt. Al centro del film ci sono due uomini divisi dal carattere e dall’aspetto fisico e uniti dalla stessa divorante ambizione: meticoloso, gelido, bruttino il primo; irruento, eccessivo, bellissimo il secondo. Entrambi vogliono vincere il campionato del mondo e sono disposti a giocarsi la vita per questo. Come ogni filmone americano che si rispetti, Rush non conosce momenti di noia. Si palpita per il piccolo austriaco (da ragazzina il suo terribile incidente mi aveva colpito molto), si detesta l’avversario, di cui si scopre solo alla fine l’umanità. Il motivo per cui ai maschi piace tanto stare al volante rimane misterioso, ma una scintilla di interesse per quei pazzi dei piloti Howard e' riuscito ad accenderla persino in me. 

sorellastra

papa' di cattivo umore e' un'anomalia. Per fortuna. Oggi, dopo pranzo, in preda alla nostalgia per la figlia americana, mi ha fatto sentire la sorellastra di Cenerentola. Domani mangiamo insieme di nuovo. Chi saro'? La strega di Biancaneve? Crudelia Demon?

venerdì 27 settembre 2013

i miei limiti tecnologici

oggi e' arrivato in redazione il temutissimo server. Da qualche giorno si era palesato tra le scrivanie sotto forma di cavo verde (come non associarlo a un serpente?). Cinzia ci ha portato da Milano un computer a cui collegarlo e ha passato il pomeriggio a farci vedere come usarlo per scaricare le clip dei programmi televisivi. Al secondo passaggio gia' mi ero persa: in tre attorno a un piccolo schermo, una serie di cose da memorizzare, pochissimo tempo per farlo. Alle cinque ero sull'orlo della disperazione. Sulla via di casa ho formulato in vari modi il mio addio al programma: in sintesi ero decisa a rivelare pubblicamente i miei limiti tecnologici e a dichiarare la mia indisponibilità ad andare avanti. Mi rafforzava in questo proposito non aver ricevuto risposta a una mia proposta di pezzo sulla fiction. Quando la risposta e' arrivata, e pure di tono incoraggiante, ho vacillato. Che di venerdì pomeriggio i miei neuroni affaticati si siano rifiutati di collaborare forse e' naturale. Forse lunedì mattina andra' meglio.

giovedì 26 settembre 2013

per conto loro

giovedì mattina, ore 7,40: prendo l’ascensore con marito e figlio. Il primo dà un cazzotto benevolo al secondo, come fa sempre. Stamattina, però, al figlio quindicenne gira male, si arrabbia, lo insulta. Il padre si offende e gli dice, allora vai a piedi, non ti porto a scuola. Il figlio si avvia verso piazzale Flaminio, anche se è tardi e non farebbe in tempo. Lo rincorro, lo convinco a venire in garage, dicendogli che lo porterò io (che in realtà devo andare in palestra e poi in un’altra direzione). Riesco a farlo salire in macchina con il padre, li vedo partire in un silenzio pieno di tensione. Mentre inizio la mia giornata, penso a quando vivranno per conto loro, a quando i figli ci verranno a trovare per il piacere di vederci (o non verranno, è possibile tutto). Ci penso con un certo sollievo. Non manca poi molto.   

mercoledì 25 settembre 2013

La moglie


Jumpa Lahiri l’ho scoperta tanti anni fa leggendo il suo primo libro di racconti L’interprete di malanni e poi mi sono innamorata del suo L’Omonimo. Anche La moglie (tradotto da Maria Federica Oddera per Guanda) e' un bellissimo romanzo: l’ho letto con il fiato sospeso, soffrendo per il protagonista Subhash e insieme ammirandone la forza di carattere e la pacatezza. Per apprezzare la bravura di quest’autrice basta leggere l’inizio de La Moglie. Ci sono due ragazzini, Subhash appunto, e suo fratello Udayan. Non sappiamo nulla di loro, ma li vediamo all’opera: scavalcano un muro e s’introducono in un club privato. L’idea e' del minore, Udayan; il maggiore lo segue per lealtà. Vengono bloccati da un poliziotto: Udayan si fa avanti per prendersi la colpa, Subhash viene picchiato. Sono poche pagine, ma dentro c’e’ tutto il carattere dei personaggi e il loro destino. La moglie, ambientato tra Calcutta, dove crescono i due fratelli e il Rhode Island, dove va a studiare Subhash per poi rimanervi, parla della forza di legami familiari, d’ingiustizia sociale, di terrorismo, ma soprattutto di una madre che non se la sente di stare vicina a sua figlia e di come quest’assenza condizioni la vita di entrambe. Jumpa Lahiri vive in Italia da un po’. Ora e' negli Stati Uniti, torna a fine ottobre. Non vedo l’ora di intervistarla.

martedì 24 settembre 2013

il potere dell'antipatia

c’è una tipa qui in dear che mi detesta. Non ci ho mai lavorato, è amica di una mia amica, qualche volta, tempo fa, c’è capitato di mangiare a mensa allo stesso tavolo e scambiare qualche parola. Da un po’ ha deciso di togliermi il saluto. Oggi l’ho incontrata sulla via del bar mentre ero con la sua amica. Le ha parlato per cinque minuti come se a incontrarsi fossero state solo loro due. Una cosa impressionante: mi sono sentita invisibile. Mi sono guardata per capire se qualcuno mi avesse rovesciato addosso una polvere capace di farmi scomparire. No. Niente polvere. Solo un forte moto di antipatia: non mi piaci, faccio finta che non ci sei. Che avrò detto quella volta a mensa?  

lunedì 23 settembre 2013

ultimi acquisti

conoscete qualcuno che abbia in casa una macchina per mettere sotto vuoto gli alimenti (come si chiama una macchina del genere?)? Noi ce l'abbiamo. E stasera c'è stata anche utile. Il marito ha comprato  via internet un pezzo di carne danese. Un pezzo di carne gigante, da cui, improvvisatosi macellaio, ha ricavato una serie di bistecche. Lui e il figlio ne hanno mangiate tre a testa, il resto lo ha messo sotto vuoto. Ora stanno male per la troppa carne ingerita. Mi sa che stavamo meglio senza macchina sotto vuoto.

domenica 22 settembre 2013

domenica sera

a una si e' gonfiata di nuovo la guancia a quasi un mese dall'estrazione del dente del giudizio, l'altro tossisce a più non posso. Domani parte un tour di medici. Io non devo accompagnarli ma solo organizzare le visite e seguirli a distanza (tenendo a bada l'ansia). Nella prossima vita sposo un dottore.

Grandmaster


piove tanto in Grandmaster, il film di Wong Kar-wai  dedicato al kung fu e la pioggia, così come la neve, entra nei combattimenti, accompagnando con le gocce di taglio i voli dei contendenti. Tony Leung presta la sua faccia intensa al maestro di arti marziali Ip Man e la vita di quest’uomo e' lo spunto per raccontare la storia cinese della prima meta' del Novecento. Ip Man viene sconfitto una volta sola, da Gong Er , una giovane donna, per cui prova un intenso trasporto, ricambiato ma solo a distanza. C’e' anche un cattivo: l’allievo prediletto del padre di Gong Er, che prima si vende ai giapponesi, poi uccide il maestro, tradendo lo spirito di ciò che ha imparato. Un film girato in modo splendido. Non tutto si capisce ma non importa: Wong Kar-wai ci ha trasportato per due ore in un mondo altro ed e' stato un bel viaggio.

sabato 21 settembre 2013

in tre

di mare non avevamo più tanta voglia, ma il tempo era troppo bello per restare a casa. La figlia aveva una serie di impegni, il figlio invece è voluto venire con noi. Il giardino, che una settimana fa era pieno di gente, accoglie una sommessa partita di ping pong tra padre e figlio. Ho letto, nuotato e camminato in spiaggia. Sembra estate, è solo più buio. L'orto è pieno di pomodori maturi. Come faccio a tornare in città?

Expo 58

Thomas si è sposato da poco e ha una bambina piccola. All'inizio l'idea di andare per lavoro a Bruxelles per l'Esposizione universale non lo attira per niente. Siamo nel 1958 e l'Expo è l'occasione per far incontrare pacificamente Russia e America; l'Inghilterra deve fare la sua parte. Appena arrivato, Thomas si lascia contagiare dal clima febbrile dell'Expo: è attratto dalla bella hostess che lo accoglie, fa amicizia con il vicino di letto, conosce un giornalista russo che lo sta molto a sentire, ammira la giovane americana che frequenta con gli altri. E poi il posto pullula di spie: il pacifico Thomas viene contatto da personaggi misteriosi che girano in coppia e gli affidano stravaganti missioni. Il capitolo centrale del libro di Jonathan Coe, dedicato allo scambio di lettere tra il protagonista, ebbro delle novità dell'Expo e sua moglie, che cerca di ingelosirlo illustrandogli la cortesia del vicino nei suoi confronti, è divertentissimo. Ma tutto il romanzo è molto divertente e pieno di colpi di scena.  Parla dell'Europa della fine degli anni cinquanta, delle scelte che facciamo o veniamo indotti a fare, delle sorprese che ci riserva la vita (anche a ottanta anni passati). Bravo Coe.

venerdì 20 settembre 2013

longobardo


Sacro Gra

si parte dal paramedico che raccoglie sulla sua ambulanza le vittime del raccordo anulare, si passa per l’uomo impegnato nella difesa delle palme dai parassiti, si gira per le case che affacciano l’una sull’altra (un padre logorroico e la figlia che studia ascoltando la musica, un filippino dj), ci si sofferma su due vecchie prostitute che mangiano e si truccano su un camper cadente, si entra in un’enorme casa in cui non si sa se è più kitch l’arredamento o i padroni, si pescano le anguille sul Tevere con un pescatore che ama ascoltarsi parlare, si seguono i preparativi di due ragazze che ballano seminude sul bancone di un bar periferico: Sacro Gra è l’altra faccia della Grande bellezza di Sorrentino. Anche qui a dominare è la notte romana, con le sue voci e i suoi volti, ma al posto degli scenari sontuosi c’è solo il traffico e al posto della caricatura dei ricchi annoiati c’è la quotidianità dei diseredati. In comune i due film hanno l’umorismo decadente, il senso di vacuità che Roma trasmette a chi la vive e la guarda. Quello di Gianfranco Rosi è un documentario, ma l’aspetto narrativo prevale. Da vedere.

giovedì 19 settembre 2013

capitolo chiuso

devi andare a intervistare una persona con cui una decina di anni fa sei entrata in conflitto. Un conflitto strano e doloroso: non vi siete capiti. A te è sembrato di essere stata maltrattata, a lui di non avere alternative a trattarti come ti ha trattata. Due anni dopo lo scontro c’è stato uno scambio di mail molto dure e molto sincere. Ognuno è rimasto convinto delle proprie ragioni, ma almeno avete provato a dirvi quello che vi dovevate dire. Oggi l’hai incontrato nelle vesti di intervistatrice. Ti ha salutato con un sorriso e un bacio, ti ha chiesto se stavi bene. Poi l’intervista: come tante. Capitolo chiuso finalmente.

mercoledì 18 settembre 2013

la forza di essere se stessi

il casting di oggi e' stato infinito. A gruppi di otto, dieci, i ragazzi entravano nella sala riunioni e per un'ora, sollecitati dall'autore, si producevano in pareri sui programmi televisivi. Tra tutti mi ha colpito una diciannovenne. Bella, con dei riccioloni rosso cupo che le scendevano fino alla vita. Ma non e' stato tanto il suo aspetto a imporla alla mia attenzione, quanto la cosa che ha detto e il modo diretto in cui l'ha detta. E' intervenuta nel dibattito sui giudici dei talent sostenendo che secondo lei la mania di stroncare violentemente i concorrenti e' sbagliata. Si puo' criticare un'esibizione senza umiliare il candidato, e' un momento in cui c'e' bisogno di trasmettere fiducia, non di dispensare crudeltà gratuita, ha aggiunto. Un parere personale, non particolarmente originale, ma sincero, come l'aver riconosciuto di non aver visto molta tv nell'anno passato per via dell'esame di maturità o di non seguire i talk show politici. E' piaciuta anche agli altri, ed e' stata presa. Essere se stessi ogni tanto aiuta.

lunedì 16 settembre 2013

gli ottanta aspiranti


oggi ho risposto a ottanta curricula e non ho ancora finito. Sono i ragazzi che parteciperanno al casting per il programma. Ho visto facce carine, facce spavalde, facce truccate, facce intelligenti, facce spente. Ho visto gonne corte, spacchi e persino mutande, ho visto tatuaggi (più spudorati i maschi coi muscoli in mostra delle femmine). Vengono per dimostrare di avere qualcosa da dire e di saperlo fare, ma dalle foto che hanno scelto per presentarsi si capisce più che dalle lettere di presentazione.

fecondita'


domenica 15 settembre 2013

Perdutamente


al centro di Perdutamente ci sono una vecchia signora malata di Alzheimer e la città in cui la signora vive: Napoli. Anche la città e' malata: cade a pezzi (un giorno un cornicione, un giorno un intero palazzo, o una strada), ed e' in balia del traffico e della spazzatura. Il romanzo di Flavio Pagano, edito da Giunti, racconta questi due mali, l’Alzheimer e il caos napoletano e racconta la famiglia che li affronta entrambi, tra coraggio, disperazione e scoppi di ilarità. Due figli, una nuora, due nipoti, una fidanzata, un ragazzo indiano: questo il nucleo familiare che si stringe intorno alla donna che perde la memoria, affrontando la sfida di non isolarla. La descrizione della progressione della malattia e' accurata ed efficace; la scelta del registro tragicomico molto ardita. Pur divagante e a tratti un po’ sfilacciato, Perdutamente ha il merito di dare voce al dolore in un modo inconsueto.