mercoledì 9 ottobre 2013

Levels of Life (Livelli di vita)


prima di partire per Londra ho letto su Repubblica un’intervista di Julian Barnes sul suo libro Livelli di vita pubblicato da Einaudi; nella prima libreria londinese in cui sono entrata, ho comprato Levels of Life (non trovandolo tra i romanzi: siccome parla della morte della moglie dello scrittore, era nel reparto autobiografie, gli inglesi in questo sono molto rigorosi). Prima di arrivare a descrivere il suo lutto, Barnes si sofferma sulla storia della mongolfiera e suoi protagonisti: il tema e' quello del distacco dalla terra, della visione delle cose da un’altra prospettiva. Le pagine sulla moglie sono molto belle. Schiacciato dal senso di perdita, Barnes si attacca a tutto: ai numeri (ha passato 30 anni con lei, ne aveva 32 quando l’ha conosciuta e 62 quando l’ha persa; solo 37 giorni sono intercorsi dalla diagnosi alla morte); alle testimonianze degli altri vedovi (senza trovare alcun conforto: ogni vedovo lo e' a modo suo); all’idea del suicidio (con la quale s’intrattiene a lungo, ma che poi respinge, convinto che uccidendosi annullerebbe anche il ricordo dell'amata); all’opera (che non aveva mai amato e che invece ora apprezza). C’e' in particolare un brano del libro che mi ha colpito: al funerale Barnes legge la pagina di un suo romanzo in cui descriveva il dolore di un uomo privato della moglie, prima di averlo provato. Mi e' parso uno strano e terribile corto circuito tra vita e letteratura. Che cosa assurda essere uno scrittore.

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