venerdì 11 ottobre 2013

perché amo Alice Munro


la mia edizione della Danza delle ombre felici è della Tartaruga del 1994 (l’edizione originale è del 1968). Da quel primo incontro non ho smesso di comprare e leggere i libri di Alice Munro: da Chi ti credi essere di e/o del 1995 fino all’autobiografico La vista da Castel Rock dell’Einaudi. Stamattina ho letto su vari quotidiani giudizi su di lei dopo che ha vinto il Nobel. C’è chi l’accosta a Cechov (dopo tutto scrive racconti e parla di vita quotidiana), c’è chi dice no, Cechov non c’entra, semmai è carveriana (non si compiace dello stile, nelle sue storie c’è sempre una rivelazione) o joyciana, chi la definisce “psicoanalista dell’anima”. Io amo Alice Munro perché sa descrivere esattamente come ci si sente in certe situazioni, la amo perché mette le sue protagoniste davanti a uno specchio e rivela a loro, e a noi che leggiamo, di che cosa è fatta la vita, che cosa ci ha riservato finora, che cosa promette e che cosa non ci darà  mai. La amo perché leggendola mi sembra di vederci più chiaro, di ritrovare parti di me, anche se scrive di gente che vive in Ontario e che fa cose lontane da quelle che faccio io. 

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Grazie

Sæglópur ha detto...

Non ho mai letto nulla di suo, c'è "Nemico, amico, amante..." sul mio scaffale che me lo ricorda costantemente!

Domenico Fina ha detto...

Anch'io amo Alice Munro, che come tutti i grandi è originale. Nessun accostamento rende l'idea poiché Alice Munro ha inventato una tortuosa naturalezza con svelamento finale che ad alcuni non riesce congeniale mentre per altri, una volta trovata la chiave, diviene fatale.