venerdì 29 novembre 2013

lo sbarco degli americani

sono scesi dall'aereo alle otto di mattina e non hanno preso il solito volo pagato dall'azienda in prima classe, ma un volo qualunque, scomodo e stretto. Nonostante questo la sera, a cena da me, Isabella era, come al solito, pimpante. Lei e la figlia si erano messe delle ballerine senza calze per festeggiare il caldo romano: peccato che si trattasse di una delle sere più gelide che capitino da queste parti. Mi ha colpito Margherita; ne sento sempre celebrare le imprese (margherita è brava a scuola, margherita suona il violino, margherita scrive le poesie, margherita vince le gare di nuoto), mi è sembrata uno scricciolo indifeso. Forse era solo molto stanca.

Anna Karenina in tv

lunedì e martedì va in onda su Raiuno una Anna Karenina prodotta dalla Lux Vide. Quindi grande dispiegamento di mezzi, riprese a Vilnius sotto la neve, attori internazionali (Benjamin Sadler è Karenin, Santiago Cabrera Vronskij), il loro regista di riferimento (il canadese Christian Duguay che si caratterizza per il movimento delle scene: niente campi e controcampi in una stanzetta, tanta steadycam indossata personalmente). Ne ho visto solo la prima mezz'ora e a parte il fastidio per il doppiaggio (stride il confronto tra gli autori italiani che si doppiano da soli e i doppiatori professionisti, ahimè più bravi di loro con la voce), il film non mi è parso niente male, sicuramente più bello dell'ultima versione cinematografica, quella con Keira Knightly, appesantita da ricercati simbolismi. Arlanch, che ha scritto la sceneggiatura, ha puntato sul contrasto tra tre coppie: quella costituita da Anna e Vronskij, quella di Kitty e Levin e quella di Dolly e Stiva (nel film sono Carlotta Natoli e Pietro Sermonti: buffi, simpatici, bravi). Ognuna delle coppie insegue la felicità e si scontra con i limiti imposti dalle situazioni reali; alcuni riusciranno a superare quei limiti o ad adattarvisi, altri non ce la faranno. E Vittoria Puccini? Ha detto che per prepararsi non ha fatto che leggere e rileggere Tolstoj, trovando nel libro tutto quello che le serviva a costruire il suo personaggio. Mi ha ricordato Lea Massari, mitica Anna Karenina della mia infanzia.

giovedì 28 novembre 2013

mercoledì 27 novembre 2013

l'emozione di papà

domani arriva da Indianapolis Isabella con marito e figlia. A natale vanno al mare, ora c'è il Thanksgiving e hanno deciso di fare una veloce visita ai parenti. Papà è fuori di sé dalla gioia, conta i minuti che lo separano dall'incontro all'aeroporto. Da lunedì, da quando ha saputo di questo arrivo, è entrato in uno stato di fibrillazione, mi chiama senza molto da dirmi, ha riempito il suo frigorifero come fa nelle grandi occasioni. Ero stata molto incerta se dire a mia sorella, guarda che a papà farebbe piacere vederti, manchi da quest'estate. Non gliel'ho detto, ha preso la sua decisione in autonomia. Molto meglio così.

Storia del nuovo cognome


aveva ragione Giulia, quando mi ripeteva che dovevo assolutamente leggere L’amica geniale di Elena Ferrante. Il primo volume mi ha causato sentimenti contrastanti: mi ha appassionato il racconto dell’amicizia morbosa tra le due protagoniste, mi ha disturbato la descrizione del rione, con la sua violenza estrema (quasi intollerabile la scena di Lila buttata giù dalla finestra dal padre in un momento d’ira). Il secondo, intitolato Storia del nuovo cognome, mi ha definitivamente conquistato. Al centro del libro c’è la lunga vacanza delle due ragazze a Ischia. Hanno diciotto anni: Lila è già sposata da due ed è già stufa marcia del marito che non ha mai amato e degli agi di cui gode grazie a lui; Elena, che è innamorata di Nino, acconsente ad accompagnare l’amica al mare, perché sa che lui è sull’isola e spera di poterlo frequentare. Succede però che Nino si metta a corteggiare Lila. Le descrizioni delle lunghe giornate in spiaggia, in cui tra Nino e Lila, con la copertura di un’altra coppia e di Elena, comincia una focosa relazione fatta prima di lunghi discorsi su libri e politica e poi solo di carezze nascoste, sono bellissime: hanno il pregio di farti sentire lì, con i personaggi, agitata da sentimenti contrastanti e dall’ebrezza della trasgressione. Bello anche il racconto di come Elena, spinta da una professoressa che se la trova davanti all’esame di maturità, affronti e superi le prove per la Normale di Pisa, lei figlia di un usciere, lei per cui l’italiano è una conquista rispetto al dialetto. La rivalità tra Lila e Elena, cominciata quando erano due bambine fuori dall’ordinario, continua: ognuna delle due punta all’affermazione di sé a ogni costo, piú per stupire l’amica che per esigenza propria. Non vedo l’ora di sapere come va a finire: il terzo volume è già sul mio comodino.

martedì 26 novembre 2013

ex voto


il corso sulla sicurezza

il corso sulla sicurezza aziendale doveva durare due ore, invece c'è capitato un istruttore entusiasta e pignolo, che non ci faceva andare più via. La stanza in cui eravamo riuniti era gelata; lui sudava copiosamente illustrandoci sigle su sigle. Se non ci fosse stata la minaccia del test finale, i miei pensieri sarebbero volati altrove; mi sono costretta ad ascoltarlo. L'idea del complesso organigramma messo in piedi per ottenere la certificazione di luogo sicuro mi faceva girare la testa. Due cose hanno interrotto la noia della presentazione: una diapositiva che mostrava delle signore in grembiule intente a odorare ascelle maschili (lui non ha saputo spiegarci quale fosso il senso della foto e perché figurasse tra le altre) e un buzzurro della segreteria che, prima ha fatto squillare il telefono e poi ha risposto, affermando che alle quattro e mezzo il corso doveva essere finito e che lui aveva da fare. L'unico messaggio fondamentale che ho colto è che se vedo qualcuno crollarmi davanti in Dear, non devo chiamare l'ambulanza ma il numero interno delle emergenze. Chissà se risponde qualcuno.

maxi riflessi

lunedì 25 novembre 2013

l'impegno di Kyle

quando i figli mi chiamano al lavoro per sapere a che ora torno, c'è sempre di mezzo un compito da svolgere per la scuola. Oggi il problema del figlio era il quinto capitolo dei Promessi sposi, quello in cui fra Cristoforo si trova a tavola con Don Rodrigo, il conte Attilio e altri tipacci. Lui vorrebbe parlare di Lucia, dire a Don Rodrigo di lasciarla in pace; questo prende tempo, lo costringe a bere più di un bicchiere e a partecipare alle oziose conversazioni dei suoi commensali. Il figlio doveva rispondere a una serie di domande non facili su questo testo. Mentre io ero impegnata a spiegargli il capitolo parola per parola, sulla pagina facebook del figlio è comparsa un foglio con le soluzioni. Il suo compagno di classe filippino, Kyle, non solo passa tutto il pomeriggio a studiare, ma poi gira agli altri il frutto del suo lavoro.  Inutile dire che tra il bell'italiano che parla e scrive Kyle e quello degli zucconi amici suoi, nati e cresciuti in Italia, non c'è paragone.

domenica 24 novembre 2013

Il tocco del peccato


Cina oggi: natura sventrata, fabbriche pestilenziali, miniere abbandonate. Ricchi ricchissimi che si spostano in aerei privati e frequentano bordelli di lusso e una massa che lavora senza alzare la testa. Su questo sfondo Jia Zhang-Ke racconta quattro storie di resistenza, sopraffazione e vendetta. La più coinvolgente è la prima: un ex minatore denuncia ostinatamente la corruzione del proprietario della miniera, suo compagno di scuola; viene massacrato e irriso, imbraccia un fucile da caccia e fa una strage delle persone che odia. Un giovane abbandona moglie e figlio per una vita randagia fatta di delitti efferati e di furti; una donna accoltella l’uomo che la molesta; un ragazzo alla ricerca di un lavoro ben pagato conosce in un night una coetanea che si prostituisce per mantenere sua figlia. A parte le esplosioni di violenza, il film riserva poche sorprese. Bellissima la fotografia; monocorde, cupissimo il tono.

sabato 23 novembre 2013

all'ara pacis con la figlia


è la seconda volta che vado con la figlia all’Ara Pacis: mesi fa abbiamo visto insieme la mostra di Salgado e oggi quella che s’intitola un po’ pomposamente Gemme dell’Impressionismo. I quadri esposti vengono dalla National Gallery di Washington e sono quelli della collezione Mellon. Andrew W. Mellon era un magnate americano con la passione per l’arte: a lui si deve la fondazione della galleria di Washington e a sua figlia Ailsa, una donna dalla vita molto tormentata e infelice, la scelta di opere di Impressionisti e post Impressionisti. La mostra è divisa per temi: il paesaggio (meravigliose le marine di Boudin con signore riccamente abbigliate che contemplano il mare su sedie di legno come fossero a teatro), il ritratto, la natura morta, le donne. C’ è piaciuto soprattutto questo Due cani in una strada deserta di Pierre Bonnard, ma è una di quelle mostre in cui quasi tutto quello che vedi ti piace e ti emoziona.

L'amica geniale

è uscito ora il terzo volume dell’Amica geniale di Elena Ferrante. Io ho cominciato dal primo, pubblicato da e/o nel 2011. E’ il racconto in prima persona dell’infanzia e dell’adolescenza di Elena Greco nella Napoli degli anni cinquanta e sessanta. Più che di Napoli sentiamo parlare di “rione”, un luogo oscuro, lontano dal mare, dove si vive stretti gli uni agli altri, si sanno i fatti di tutti e i rapporti tra le persone sono dominati dalla violenza. Elena è  figlia di un usciere e ha un pessimo rapporto con la madre, di cui la colpisce la pesantezza anche fisica. Ama lo studio e, grazie a un’insegnante che la protegge e la incoraggia, riesce a frequentare le medie e addirittura il liceo classico. Per Elena il punto di riferimento costante è la sua amica Lila, la figlia dello scarparo: un personaggio ammantato di leggenda. Lila è estrema in tutto: dura, decisa, intelligentissima; da bambina quasi invisibile, da ragazza così affascinante da avere tutti i maschi ai suoi piedi. E’ una storia cupa e avvolgente; lo stile ricorda ora Anna Maria Ortese ora Elsa Morante. Di Elena Ferrante non si sa nulla. Andrò avanti nella lettura degli altri due volumi, poi cercherò l’editore per un’intervista. Sono libri che di interrogativi ne sollevano tanti.