martedì 19 novembre 2013

con Pupi Avati

Pupi Avati è un signore di settantacinque anni con una grande chiacchiera e una grande curiosità nei confronti di chi lo circonda. Nella lunga intervista che mi ha concesso sul Bambino cattivo, il suo film che andrà in onda mercoledì sera su Raiuno ha spaziato dall’amore che ha per le famiglie numerose al ricordo della morte del padre avvenuta quando aveva dodici anni (non ne soffrii tanto, a quell’età non capivo la perdita, ma quanto mi piacerebbe ora dirgli che ho fatto più di quaranta film), dal biasimo verso le separazioni facili (in classe di mio nipote venti coppie su ventitré si sono separate: tutti incompatibili?) all’entusiasmo per i bambini, che hanno la stessa sensibilità dei vecchi e come loro vivono in un mondo di fantasia, dall’esaltazione della tv che può fare una grande opera di sensibilizzazione alla presa in giro degli intellettuali (di solito hanno una gran testa e un cuore piccolo piccolo). Il film, di cui ho visto solo la seconda parte, essendo stata impegnata con le interviste (oltre a lui ho sentito Luigi Lo Cascio, secondo cui lo Iago che interpreterà a teatro è un angioletto rispetto al pessimo padre che fa in questa fiction), mi è parso sobrio e incisivo come era nelle intenzioni del regista. Speriamo che la gente lo veda.     

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