venerdì 22 novembre 2013

Gli alberi hanno il tuo nome

Alessandro Mari ha trentatré anni e scrive romanzi ponderosi pubblicati da Feltrinelli. Il primo s’intitolava Troppa umana speranza e metteva in scena Garibaldi tra gli altri; il più recente, Gli alberi hanno il tuo nome racconta Francesco d’Assisi, da quando cambia vita a quando muore, e insieme Rachele, che vive a Milano, fa la psicologa e a un certo punto non ce la fa più a stare nei suoi panni. Più che i temi (tanti, ma riconducibili tutti a quelli della povertà e dell’altruismo tra passato e presente), colpisce la lingua. Prendete l’inizio: un banale litigio tra Rachele e il suo fidanzato Ilario, perché lui la trascura preso dal suo lavoro, si trasforma in uno scontro epico grazie alle espressioni usate: Ilario si allaccia il casco “con risolutezza guerriera”, lei lo vede rimirala “sbarbato e riottoso di chioma, l’aria vigile indolente di randagio”, il dialogo si avvera “tra il ventre maschio di lui e lo spazio tra le scapole e il sedere di lei”. Persino un accoppiamento sulla tazza del bagno viene nobilitato da questo linguaggio fiorito. S’inizia a leggere con un certo entusiasmo; 339 pagine dopo si è un po’ stremati.     

1 commento:

Anonimo ha detto...

No, non ho detto gioia. Ma noia noia noia