venerdì 27 dicembre 2013

a Guraidhoo

come promesso, il penultimo giorno di barca ci ha riservato la sosta su un'isola maldiviana, una delle poche a non ospitare un resort per stranieri, ma case della gente del posto (anche se non mancavano guest houses un po' pulciose). Il primo edificio che abbiamo visto è stato il manicomio: un palazzo bianco con inferriate, qualche vetro rotto e un muro neppure troppo alto intorno. Siamo passati poi al cantiere di una barca grande come la nostra; ci si poteva salire su. Intorno lamiere arrugginite e tanta spazzatura portata dal mare. Per le strade di Guraidhoo c'era un sacco di gente: bambini dai capelli nerissimi, ragazzine minute dagli occhi intensi, vecchie ringrinzite, uomini bassi, tutti molto coperti. Le case sono in muratura e approssimative: dipinte a metà, vuote dentro. Il nostro gruppo si è mosso tra l'indifferenza delle persone locali, ormai abituate alla calata di bianchi poco vestiti con macchina fotografica al collo o cellulari pronti a scattare. Più incongruo del solito lo scintillante negozio di souvenir con magliette e di pesci di legno. Per completare l'immersione nella cultura locale stasera a bordo cena maldiviana. Per ora ne sentiamo gli odori speziati. La barca ci ha salvato dai fasulli villaggi, non dai riti cui sottostà ogni turista.

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