domenica 29 dicembre 2013

Le ultime cronache del Barset

arrivato alla millecentotrentunesima pagina delle Ultime cronache del Barset, Anthony Trollope si scusa con il lettore per aver vagato un po' troppo a lungo tra i personaggi evocati dalla sua fantasia e scrive di averlo fatto per la troppa amicizia che lo legava a loro. In effetti questo volumone non aggiunge molto alla splendida saga ambientata nell'immaginaria contea del Barsetshire, ritroviamo figure già note e gli accadimenti che si dispiegano sotto i nostri occhi non risultano all'altezza di quelli che li avevano preceduti. La vicenda principale è quella del reverendo Crawley, poverissimo prelato, che si trova a dover rispondere dell'accusa di aver rubato un assegno di venti sterline. Crawley è così preso dall'esercizio delle sue funzioni religiose da badare poco a tutto il resto; non sa come difendersi dalle accuse che gli vengono mosse, anzi, rifiuta di farlo con grande dolore della moglie e delle figlie. Una di queste stava per fidanzarsi con il Maggiore Grantly e il padre di lui s'oppone al matrimonio a causa dei problemi giudiziari del futuro consuocero. Insomma non un vero contrasto di quelli a cui ci aveva abituato Trollope: neppure la traccia di un cattivo, un ipocrita, solo  un ladruncolo che viene scovato alla fine e la mossa incauta di una benefattrice. Anche sul versante femminile, che è quello in cui Trollope solitamente giganteggia, qui latitano nuove eroine: la promessa sposa non è che una fanciulla dignitosa e Lilly, così simpatica nella Casetta ad Allington, si limita a ribadire stancamente la sua volontà di restare zitella. Insomma un libro per trolloppiani di stretta osservanza, per chi, come l'autore si è affezionato a stile e atmosfera e fa fatica a strapparsene.

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